2006, Scarlet/Audioglobe
Thrash
Pubblicata in data: 07/05/2006
Necrodeath: forse il nome più conosciuto per quanto riguarda la scena
estrema italiana, non certo troppo nota internazionalmente. Una band tornata
coraggiosamente in vita dopo un break di 10 anni, tra 1989 e 1999, sfornando
dischi non certo epocali ma che hanno saputo appropriarsi di un sound thrashy e
virarlo verso atmosfere vicine al black metal, in modo tecnicamente ineccepibile
e con canzoni quasi sempre riuscitissime.
100% Hell è il (non originalissimo, ahimè) titolo del quarto
album da questa reunion: un disco che mostra una band affiatata, ormai
completamente conscia delle proprie abilità e capace di riassumere le qualità
degli album precedenti compiendo un ulteriore passo avanti. La prima cosa che si
nota ascoltandolo è una spinta maggiore verso l'oscurità: si parlava di
vibrazioni black, bene, questo nuovo album sin dall'inquietante cover (vi
ricorda qualche film, per caso?) trasmette un senso di oscurità, di
malattia, che trova conferma nelle aspre vocals di Flegias, ispirato come
non mai, ed una forte anticipazione nell'intro, che deve la propria atmosfera
alla presenza - invero limitata, ma d'effetto - dell'inossidabile Cronos dei
Venom.
Ma il disco non è solo una serie di riconferme: ci sono brani articolati,
quasi "progressivi" nella loro capacità di strutturarsi in modo
abbastanza inusuale, come la bella Theoretical And Artificial, pezzo che
ruota intorno agli assoli del neo-entrato Pier Gonella (anche nei
Labyrinth) ed a tempi di batteria veloci; ma sono presenti anche le classiche
sfuriate thrash (War Paint) così come i brani realmente sperimentali,
perlomeno per lo standard del gruppo: sentitevi Identity crisis, le
spoken words femminili abbinate all'uso dei synth, al drumming inusuale di Peso
ed all'immancabile ghigno di Flegias...
100% Hell non rivoluziona quindi l'ottica dei Necrodeath né
di chi li conosce anche solo dai tempi di Mater of all evil, ma fotografa
un angolo d'oscurità della 'Bella Italia' che sembra davvero impossibile da
sradicare, nonostante le difficoltà di una scena non certo ricca e le
avversità varie che si incontrano durante gli anni: una pozza di buio da
coltivare nel segreto della propria anima, grazie anche ad album come questo.
Alberto 'Hellbound' Fittarelli
Tracklist:
1. February 5th, 1984 00:58
2. Forever Slaves 03:22
3. War Paint 04:36
4. Master Of Morphine 04:20
5. The Wave 03:52
6. Theoretical And Artificial 03:25
7. Identity Crisis 04:28
8. Beautiful-Brutal World 03:15
9. Hyperbole 00:55
10. 100% Hell 09:38
dopo lunghi ascolti mi sento di aumentare il mio voto di un paio di punti , album fantastico , vario e cattivissimo , la migliore uscita dell 2006 fino ad ora . Flegiasssssssss
questo è il classico esempio di cd che si aspetta con ansia di sentire. beh, ammetto che è uscito un buon lavoro: riff violenti e veloci ( che in war paint, the wave e nella stessa titletrack si possono ben sentire) è quello che di più ci si aspetta da questo metallo italiano, che ancora una volta caccia fuori un pò di sane palle tricolore.
A mio parere st'album si merita un bel 90, nazionalismo a parte, .... ed è in grado di competere con lavori di band molto più famose e quotate
Beh, sinceramente di nuovo in questo album ho trovato solo quel tom che suona come un bongo.. o forse e' proprio un bongo, o un pad elettronico, e che deve piacere tanto al batterista visto il massiccio utilizzo in ogni canzone.. Per il resto, trovo un calderone si riff e giri che facevano 10-15 anni fa Sodom, Kreator e compagnia del thrash tedesco.. Cercate di ascoltare l'album facenso finta che il gruppo in questione non sia italiano..
uno dei migliori dischi dei Necrodeath non c'è che dire... non mi spiego il voto così basso per un album del genere dove ogni cosa è a suo posto e a cui non manca proprio nulla... una nota particolare per Peso e per il suo stile alla batteria che è ormai un marchio di fabbrica riconoscibilissimo e di ispirazione per molti... Grandi! Hail!!!
A mio parere è il miglior disco dei Necrodeath. Canzoni come "Master Of Morphine", la title track, "Identy Crisis"...non si possono dimenticare facilmente.
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