Recensione: Gateway

Di Nicola Furlan - 21 Gennaio 2026 - 4:30
Gateway
Band: Phobocosm
Genere: Death 
Anno: 2025
Nazione:
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80

Con “Gateway”, i deathster Phobocosm firmano uno dei ritorni più devastanti e significativi dell’intero anno appena passato. L’album si presenta come una massa oscura di death metal atmosferico, denso e soffocante, appesantito da strutture che flirtano apertamente con il death-doom, capace di generare un senso di oppressione continua e inesorabile. Il suond di “Gateway” è profondo, cavernoso, stratificato. Le chitarre aperte e dissonanti costruiscono architetture sonore fredde e instabili, mentre le composizioni si sviluppano con un passo grave, spesso dilatato che lascia spazio alla sedimentazione dell’angoscia. Non c’è fretta, non c’è concessione alla spettacolarizzazione della violenza: tutto è calibrato per mantenere una tensione costante, una sensazione di buio cosmico che avvolge l’ascolto dall’inizio alla fine.
Rispetto al precedente “Foreordained”, arrivato sette anni dopo il secondo full-length e anticipato solo dall’EP “Everlasting Void”, “Gateway” risulta nettamente più riuscito, più focalizzato e soprattutto più maturo. Ancora di più, rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2008 e formalizzato nei lavori del 2014 e 2016: a distanza di quasi un decennio, i Phobocosm dimostrano di aver sviluppato una capacità espressiva nel metal estremo che oggi si affianca a tutto quell’estremo death underground che dai tempi del “Made in Florida” non si vedeva in circolazione.
I riferimenti artistici emergono in modo naturale, ma mai derivativo. L’ombra degli Dei Immolation aleggia costante, soprattutto per quel senso di disumanità glaciale e per le strutture tortuose, ma “Gateway” spinge più in là il concetto di oscurità, rendendolo più astratto e opprimente. Allo stesso tempo, è impossibile non cogliere affinità con realtà contemporanee come Nothingness e Tomb Mold, in particolare per l’approccio atmosferico, per l’uso dello spazio sonoro e per quella capacità di trasformare il death metal in un’esperienza quasi ambientale, soffocante e alienante.
Il tutto si inserisce perfettamente nella visione curatoriale di Dark Descent Records, etichetta che ancora una volta dimostra una sensibilità rara nell’individuare e sostenere progetti di altissimo livello artistico. “Gateway” non è solo il consolidamento definitivo del ritorno dei Phobocosm, ma una dichiarazione di forza che li colloca stabilmente tra le realtà più autorevoli del death metal contemporaneo.
Un disco impressionante per solidità, idee e profondità espressiva. “Gateway” è uno di quei lavori che non cercano il consenso immediato, ma che scavano lentamente, lasciando un senso di vuoto e di oscurità persistente. Senza dubbio, uno dei grandi dischi death metal da avere dal 2025.

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