Black

Intervista Necromass

Di Gianluca Fontanesi - 26 Gennaio 2026 - 15:25
Intervista Necromass

Quando si parla di black metal il primo pensiero volge sempre verso la Scandinavia e la sua scena e, a torto o a ragione, si finisce sempre lì considerando poco il resto del sottobosco. Anche il nostro paese, però, in quegli anni ha dato il suo contributo con band di assoluto livello e i Necromass sono sicuramente tra le punte di diamante di questo movimento. Si torna quindi nella Firenze degli anni ‘90 in posti come il Cencio’s, l’Auditorium Flog o il Tenax; si torna a quando le riviste musicali contavano ancora qualcosa e al periodo d’oro irripetibile di tutta la musica estrema. In concomitanza con le curatissime ristampe prodotte da Dusktone, abbiamo avuto l’onore di ripercorrere la carriera dei Necromass assieme a loro e cogliamo l’occasione per ringraziarli.

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Grazie mille per l’invito!

1. Le ristampe della prima parte della vostra carriera sono davvero fighissime e molto curate; com’è nata la collaborazione con Dusktone? Questa operazione è il preambolo per un nuovo album o non è nei vostri programmi?

JC Chaos: Il contatto con Dusktone è arrivato tramite Nicola Bianchi, fondatore e leader degli Handful of Hate, ormai membro ufficiale dei Necromass dal 2022. Dusktone si è dimostrata da subito entusiasta di ristampare con grande cura tutta la nostra discografia anni Novanta: Denis, in particolare, è venuto di persona a Firenze per una lunga e piacevole chiacchierata e per raccogliere il materiale — edito e inedito — poi confluito in queste ristampe. Siamo molto soddisfatti del risultato, e questo apre sicuramente la strada alla continuazione del rapporto di collaborazione, anche in vista del nuovo album su cui stiamo ancora lavorando. Purtroppo abbiamo dovuto prenderci varie pause, anche di alcuni mesi, per motivi familiari e lavorativi, ma l’album sta davvero prendendo forma: prevediamo di entrare in studio entro il 2026.

2. Partiamo dall’inizio, dalla Firenze del 1992: cosa ricordate di quel periodo e com’era la scena estrema italiana in quegli anni? A chi vi siete ispirati per scrivere la vostra musica?

Ain Soph Aour: All’epoca il black metal stava nascendo un po’ ovunque, mentre in Italia la scena estrema era ancora quasi inesistente: si parlava soprattutto di death metal. Nel frattempo, in Scandinavia, alcuni gruppi avevano già compiuto una svolta decisiva. Ricordo bene i Darkthrone: dopo “Soulside Journey”, un disco di black metal piuttosto tecnico — di cui noi stessi avevamo realizzato una cover, “Chromlech” — cambiarono completamente direzione con “A Blaze in the Northern Sky”. Quel lavoro, quasi punk nella struttura, racchiudeva però tutta l’attitudine e l’essenza del vero black metal. In quel momento qualcosa scattò dentro di me. Mi affascinava quell’approccio più grezzo e diretto, ma soprattutto l’attitudine che i Darkthrone avevano mostrato. Noi non potevamo fare esattamente la stessa cosa, così cercammo di reinterpretare quelle sonorità oscure a modo nostro. La nostra non fu una svolta punk, ma un percorso più rituale, personale. Col senno di poi, tante cose ci sfuggivano: non eravamo del tutto consapevoli di ciò che stavamo facendo. Lo facevamo e basta, perché lo sentivamo nel profondo. Era parte del nostro DNA. Aggiungerei che, all’inizio, la nostra forma musicale prendeva spunto anche da altre band scandinave che con il black metal avevano poco a che fare. In particolare, gli At The Gates sono stati probabilmente il gruppo che più ci ha influenzato dal punto di vista compositivo. Pur non essendo mai stati una band black metal — forse solo la voce di Tomas Lindberg ricordava vagamente lo scream tipico del genere — il loro modo di suonare aveva qualcosa che si avvicinava a quell’universo, pur mantenendo un’identità propria. Ol-tre a loro, citerei anche influenze provenienti dal panorama mediterraneo: non tanto dall’Italia, dove in quel periodo le uniche realtà black metal eravamo noi, i Mortuary Drape e gli Opera IX, ognuno con un approccio diverso ma accomunato dall’interesse per l’occultismo e la ricerca spirituale. Dal punto di vista musicale, invece, sono stati importanti i Rotting Christ, i Necromantia e l’intera scena greca nata attorno a Thou Art Lord, che rappresentava una sorta di contrapposizione al sound scandinavo, ma con una forte impronta mediterranea.

3. I vostri primi 7” suonano death metal nella sua forma più primordiale e con un bel growl palustre; come siete arrivati a Mysteria Mystica Zothyriana e come mai un cambio di stile così brusco?

Ain Soph Aour: Come sottolineavo prima, agli albori i Necromass non sono nati come band black metal, anche se i contenuti erano già abbastanza occulti e verso una certa direzione. Credo che soprattutto era la capacità vocale di Carlo Bellotti, che era un cantante death metal puro, con growl molto oscuro. Quello era il suo modo di intendere la musica e di cantare. In “Mysteria”, è vero, ha sperimentato tutta la parte di scream, cosa che poi nel disco successivo, con “Abyss Calls Life” ha nuovamente rinnegato per continuare a proporre il suo modo di cantare più idoneo, ovvero la sua comfort zone, quel modo più oscuro che era fondamentalmente in growl. Comunque non solo in “Mysteria”, anche sul secondo sette pollici “Bhoma” aveva usato lo scream, anche se in maniera meno netta rispetto a “Mysteria”. Credo comunque che il cambiamento sia avvenuto in maniera naturale.

4. Black metal e occultismo. E’ un’accoppiata che può ancora essere pericolosa nel 2025 o pensate che il genere abbia bisogno di esplorare nuove tematiche?

Ain Soph Aour: Sicuramente è un binomio che è sempre stato accomunato e accoppiato. Pericoloso lo è stato più in passato che adesso. Nel 2025 non so cosa si possa fare di più pericoloso rispetto al passato. C’è stata una certa saturazione e ha provocato anche una certa noia. Però dal mio punto di vista, l’accoppiata è quella che ha sempre fatto esprimere questa attitudine di cui parlavo prima, quindi secondo me è un’accoppiata molto vincente. Se poi pensiamo di dover cambiare, rinnovare, cercare cose nuove, quello penso faccia parte di tutti noi. A 17 anni avevamo una certa visione della vita, ora a 50 ovviamente ne hai un’altra, quindi è chiaro che ci siano dei cambiamenti. Una tematica esoterica molto profonda, ma legata alla musica. Sicuramente lo faremo in maniera diversa. I tempi cambiano, ma l’attitudine rimane la stessa, per chi ce l’ha.

5. Mysteria Mystica Zothyriana è una pietra miliare del panorama estremo nostrano e i Necromass sono diventati a tutti gli effetti una band di culto. Di solo culto, però, non si campa, specialmente in Italia; pensate che l’italianità vi abbia tagliato le ali in quegli anni o credete di aver raccolto abbastanza di tutto quello che avete prodotto nel tempo? Avete rimpianti in questo senso?

JC Chaos: Rimpianti no, mai avuti. Sappiamo di non aver raccolto ciò che potevamo raccogliere, ma pensare di campare in Italia suonando metal estremo sarebbe stato da ingenui. Nel nostro paese, vivere di musica è difficilissimo in tutti gli ambiti, figuriamoci in relazione a un genere di musica di nicchia come il nostro. Infatti non abbiamo mai abbandonato i nostri rispettivi lavori. Ciononostante ci siamo sempre impegnati da professionisti quando abbiamo indossato gli strumenti e abbiamo ricevuto grandi soddisfazioni, non dal punto di vista economico, ma umano. In particolare, il calore dei fan che ci ha accompagnato anche durante i lunghi anni di inattività ci ha ripagato tutti gli sforzi. Certamente la nostra vita da musicisti sarebbe stata molto più semplice e remunerativa vivendo in Germania o in Nord Europa, ma amiamo il nostro paese, quindi va bene così.

6. Ho letto nel booklet che la cover fu scelta, senza che voi ne sapeste nulla, da Panos di Unisound assieme al titolo; avete deciso di mantenere tutto invariato nel corso degli anni per questioni di diritti o perché ormai il disco era conosciuto così e fine della storia? Avete ancora la cover originale che avevate scelto?

JC Chaos: No, i diritti non c’entrano. Abbiamo tenuto la copertina, sia pure rielaborata, perché è difficile pensare a quest’album con un’immagine diversa, anche se lo stesso Panos ha in passato ristampato il disco con una copertina completamente diversa, ovvero una foto della band. La carta del diavolo disegnata da Crowley è entrata nell’immaginario collettivo, almeno in ambito metal, proprio grazie a questa copertina: sarebbe stato insensato cambiarla, anche perché la copertina originale disegnata da Chrys Moyen aveva un titolo completamente diverso, cui non è stato dato seguito. Abbiamo però corretto il titolo che sulla prima stampa era riportato come “Mysteria Mystica Zofiriana”, invece di “Mysteria Mystica Zothyriana”.

7. Non avete mai ricevuto royalties dal disco, non siete stati i primi e di certo gli ultimi a fare questa fine; cosa potete dire alle band più giovani per tutelarsi da una situazione del genere, sempre più frequente?

JC Chaos: Soprattutto a inizio carriera è facile e abbastanza normale fare errori di questo tipo. Bisognerebbe valutare bene con chi si ha a che fare, cosa viene proposto e quali sono le opportunità offerte. Prendersi il tempo necessario per confrontarsi con qualcuno di più esperto può essere utile e quindi il consiglio è di pesare bene i pro e contro, ogni volta che si firma un contratto.

8. Abyss Calls Life esce due anni dopo Mysteria Mystica Zothyriana ed è un ulteriore cambio di stile in casa Necromass: come siete arrivati a quest’album e come mai è stata intrapresa questa strada rispetto al precedente lavoro? Come fu accolta l’opera?

JC Chaos: Quando sono entrato nei Necromass, all’inizio dell’autunno 1994, vedevo già i semi di un cambiamento. Il brano “(An Animal) Forever”, in particolare, era già stato composto e lasciava intravedere un’apertura che mi incentivò a dare un apporto libero e incondizionato alla band. I miei orizzonti musicali erano molto vasti e quasi per nulla legati al Black Metal: il mio apporto, sia in termini di composizione che di arrangiamenti, ha quindi rappresentato una fonte di cambiamento. Ma anche gli altri membri della band avevano voglia di sperimentare, cambiare, esprimersi liberamente, pensando solo al lato artistico, senza essere condizionati dalle aspettative di case discografiche, addetti ai lavori, fans e giornalisti. In questo spirito è nato “Abyss Calls Life”, che spiazzò molti fan, ma fu accolto molto bene da tutti quelli che avevano un’apertura mentale abbastanza ampia da poter apprezzare quest’opera “sui generis”. In Italia le recensioni furono lusinghiere e i fan ne decretarono il successo con il sold out di tutte e 5.000 le copie che erano state stampate dalla Dracma Records.

9. Nel corso della vostra carriera non vi siete mai fossilizzati su un solo genere ma avete intrapreso un percorso di ricerca sonora coraggioso. Perché, secondo voi, nel metal le sperimentazioni non vengono quasi mai ben viste? Come vi immaginate la vostra carriera se aveste ripetuto Mysteria Mystica Zothyriana in ogni album successivo?

JC Chaos: Normalmente, le sperimentazioni non vengono ben viste dalle case discografiche perché non seguono una logica commerciale. Infatti, ogni scostamento in termini di stile o di sound può mettere in discussione il seguito in termini di fans, mettendo quindi a rischio anche ogni previsione o proiezione di vendita. Sicuramente, ripetere “Mysteria” ci avrebbe permesso di consolidare ed estendere una base di fans già molto ampia, portandoci a vendere sempre più dischi. E magari una scelta di questo tipo ci avrebbe anche potuto permettere di “campare” di musica, tornando al discorso che si faceva prima, ma ci avrebbe resi insoddisfatti in termini artistici.

10. Siete andati in tour coi Dark Funeral in quel periodo, poi sul più bello, Carlo Bellotti lasciò la band. Come mai? Cosa successe?

JC Chaos: Carlo abbandonò la band diversi mesi prima del tour con i Dark Funeral. Dopo le registrazioni di “Abyss Calls Life”, infatti, vari dissidi personali con gli altri membri lo portarono ad allontanarsi e a seguire nuove strade. Su pressione della Dracma Records, facemmo comunque insieme una serie di concerti nella primavera 1996 per promuovere l’album, ma poco dopo ufficializzammo la sua uscita e cominciammo a prepararci per il tour con i Dark Funeral in 4, ovvero con Ain Soph Aour alla voce, oltre che al basso.

11. Anche per Abyss Calls Life ci sono stati problemi con l’artwork, ce ne potete parlare? Esiste nella storia dei Necromass una copertina scelta dai Necromass?

JC Chaos: La prima versione dell’artwork di “Abyss Calls Life”, basata su un concept di Carlo Bellotti, fu realizzata dalla compagna di Carlo Ortolano, titolare della Dracma Records e nostro produttore in quel periodo: certamente una valida artista che aveva fatto del proprio meglio per rappresentare il concept in questione, ma il cui risultato non fu condiviso con noi. Avemmo modo di vedere la copertina solo una volta stampata e ricordo che nessuno di noi ne era soddisfatto. Detto questo, dal primo demo ai sette pollici “His Eyes” e “Bhoma”, fino ad arrivare a “Ordo. Equilibrium. Nox” tutte le altre copertine sono state scelte dalla band.

12. Nel nuovo booklet c’è scritto che vi siete fermati prima di rovinare il nome; perché questa affermazione? Continuare dopo Abyss Calls Life non avrebbe avuto senso?

Black Wizard: Diciamo che quella frase va interpretata nel contesto di quel periodo, che in realtà è successivo a “Chrysalis’ Gold”, non ad “Abyss”. E comunque non si trattava tanto di “fermarsi per non rovinare il nome”, quanto di riconoscere che un ciclo si era chiuso in modo naturale. A volte è meglio lasciare che certi percorsi si sedimentino, per poi eventualmente rinascere con nuove energie e consapevolezze.

13. Avete vissuto diverse ere geologiche del music business; si stava meglio quando si stava peggio o si può fare del buono anche nel 2025?

JC Chaos: Il music business sicuramente è molto cambiato, ma penso che al di là dei cambiamenti, la differenza la facciano le persone. Ed è bello vedere che anche nel 2025 si possano incontrare sul proprio cammino persone entusiaste nel supportare, produrre e promuovere la nostra musica. Negli ultimi due anni, in particolare, ringraziamo la Night of the Vinyl Dead Records per avere voluto stampare per la prima volta “Abyss Calls Life” su vinile e la Dusktone per aver prodotto questo magnifico compendio della nostra produzione discografica storica.

E’ tutto! Grazie per la chiacchierata! Potete salutare i nostri lettori come volete!

Grazie a voi! Vi aspettiamo ai nostri concerti o sui nostri canali! Keep the flame alive!