Recensione: Next Akin to Chaos
Le ultime battute del 2025 appena trascorso hanno visto il comeback discografico degli svedesi Sterbhaus, formazione attiva dal 2007 e dedita ad un thrash metal in cui, la furia cieca della scuola tedesca, va ad incontrarsi con la corrente americana, includendo soluzioni tecniche vicine a Megadeth ed Annihilator. Dopo il disco di debutto nel 2013, gli Sterbhaus partono a pieno ritmo con tour e festival in giro per Europa e Sud America, arrivando a condividere il palco con nomi della portata di Slipknot, Amon Amarth, Marilyn Manson, Behemoth e Vader.
Con il seguente “Level of Malevolence”, pubblicato due anni più tardi, la band si è però trovata a dover fare i conti con una serie di problematiche, come tour cancellati, video bannati e defezioni varie, vedendosi così costretta a rallentare notevolmente le sue attività. Di conseguenza, gli anni seguenti sono stati contrassegnati dall’incertezza e da lunghi silenzi discografici, così gli Sterbhaus messi in standby a favore dei progetti paralleli dei singoli membri della band.
Il periodo di pausa è stato poi interrotto dalla pubblicazione del live “Necrostabbing at Göta Källare”, che, grazie ai buoni riscontri ottenuti in madrepatria, ha dato al combo svedese lo slancio per pubblicare il terzo album, “Next Akin To Chaos”. Dopo alcuni cambiamenti di formazione negli anni scorsi, gli Sterbhaus si presentano oggi come terzetto, con il timone sempre nelle mani del cantante/bassista Marcus Hammarström, personaggio che ha avuto modo di mettersi in mostra prestando i suoi servizi anche presso Elvira Madigan, Shining, Ethnocide ed i Veile, la creatura del chitarrista dei Mayhem, Ghul. Completano la formazione il chitarrista Jimmy Ahovalli ed il batterista Erik Röjås (Decadence e Claymords).
Il disco parte a testa bassa con la letale “Deth Bü Wolfe”, un thrash metal in cui pare di sentire una versione più sofisticata dei Destruction. La voce di Hammarström graffia con la medesima ruvidità di quella del suo collega tedesco Schmier, mentre le chitarre e la sezione ritmica imbastiscono un implacabile muro sonoro. Sulle stesse coordinate distruttive, troviamo anche la seguente “Wrecking The World”, dove il trio svedese sposta leggermente la rotta verso lidi death/black.
“The Evildoer Of Pixelville” ha l’irruenza di un cataclisma, alternando sfuriate di blast beat a passaggi martellanti ed ossessivi. Il brano picchia duro, ma la violenza non è mai fine a se stessa, regalando anche articolati segmenti ritmici. Anche l’assolo di chitarra risulta particolarmente accurato, lasciando trasparire un certo gusto per la melodia.
“Whippersnapper” si presenta più ragionata e con un taglio moderno. Il brano balla sul margine tra ritmiche prog e richiami al death melodico, con assoli di chitarra colorati di metal classico.
Pur ispirandosi al thrash metal d’annata, il suono di “Next Akin To Chaos” non può mai definirsi sfacciatamente retrò, la produzione infatti risulta molto contemporanea, andando così a valorizzare le articolate strutture musicali presenti nel album. Gli assoli di chitarra sono sempre limpidi e curati, e non risultando mai caotici o votati alla mera velocità esecutiva. Il largo utilizzo di tecnica da parte dei tre musicisti non va comunque a discapito della potenza che, anzi, alla fine ne esce valorizzata. Il disco infatti ha un buon tiro, e trasuda una ragguardevole energia.
“Nowhere In The Bible Does Jesus Have A Sword Fight” è un articolato pezzo strumentale che fa da ponte per la successiva “Master Of The Hunt”, un thrash alla Exodus con pennellate di prog. Il tempo di un break acustico a metà canzone per poi riprendere forza fino a sbocciare in un valido assolo di chitarra. La formula di thrash a cavallo tra techno/prog ed ammiccamenti al metal estremo viene tenuta in piedi sempre con il giusto equilibrio. Hammarström e soci stanno bene attenti a non strafare, evitando così rischiosi scivoloni nel prolisso che renderebbe il risultato finale eccessivamente tedioso.
Su “The Man Who Was A Rat, Who Was A Snake” sembra di sentire i Megadeth in una versione più estrema, mentre la vibrante “The Autopsy Of Intergalactic” prova a sbirciare dietro la porta del metal più contemporaneo.
In conclusione, “Abhorrence”, una lunga suite che supera il quarto d’ora in cui tutti gli elementi ascoltati in questo lavoro trovano il loro spazio amalgamandosi in armonia. La partenza viene affidata ad un riff solenne per poi sbocciare in un thrash/death, successivamente accelera ulteriormente in modo vorticoso per nove minuti, finendo per andare ad adagiarsi su un passaggio acustico. La parte finale poi riprende potenza con un andamento cadenzato dai risvolti dai tratti epici.
Un ritorno sulle scene senz’altro gradito quello degli Sterbhaus, che riescono a confezionare prodotto di qualità. Un lavoro che ha le carte in regola per soddisfare sia i fan del thrash metal più furioso che quelli amanti di brani più tecnici ed elaborati. Se questo “Next Akin To Chaos” sia la nuova ripartenza degli Sterbhaus o sarà seguito da un altro periodo di silenzio pare non saperlo con certezza nemmeno la band. Quindi non resta che concentrarci sul presente con questo album. Per il futuro si vedrà.

