Recensione: Daemonosophia

Di Marco Donè - 18 Febbraio 2026 - 7:00
Daemonosophia
Band: The Magus
Etichetta: The Circle Music
Genere: Black 
Anno: 2026
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
70

Daemonosophia” è il secondo capitolo dei The Magus e affiora in questo 2026 come un’opera intrisa di miasmi e zolfo, nata dagli abissi più oscuri dell’Attica. La compagine di Atene rappresenta la nuova creatura di The Magus, alias Magus Wampyr Daoloth, al secolo George Zacharopoulos, una delle eminenze nere del black metal ellenico. La sua carriera parla chiaro: Necromantia, Rotting Christ, Thou Art Lord e gli Yoth Iria del seminale “As the Flame Withers”. Zacharopoulos ha contribuito a delineare le coordinate del celebre hellenic sound, incarnandone il versante più avanguardistico. I The Magus, la sua ultima manifestazione, nascono nel 2022, dalle ceneri dei Necromantia, e dopo il cervellotico debutto “Βυσσοδομώντας”, tornano sulle scene per diffondere nuovamente il proprio verbo.

Come definire quindi “Daemonosophia”? Una continuazione del sentiero intrapreso con “Βυσσοδομώντας” o un disco dal flavour più classico, più vicino alla tradizione ellenica? La risposta è ermetica quanto immediata: nessuna delle due, sebbene entrambe trovino espressione in “Daemonosophia”. Le parti recitate che avevano trovato ampio spazio in “Βυσσοδομώντας”, appesantendone l’ascolto, continuano a essere presenti ma vengono ridotte, e di molto. Le chitarre risultano le vere protagoniste della nuova opera, ben supportate dal drumming di Maelstrom, pronto a valorizzare ogni singolo fraseggio. Il batterista mette a segno una prova davvero convincente, puntando ora all’assalto frontale, ora in ricercati fill e continui accenti sui piatti. Il risultato è un disco più diretto, più feroce, che trova alcuni elementi in comune con il debutto degli Yoth Iria e con l’ultima perla dei Necromantia. In questo modo, “Daemonosophia” non si presenta come un classico lavoro partorito dalla scuola greca, seppur alcune soluzioni e melodie ne siano comunque una chiara espressione. Una descrizione che può spiazzare? Forse, ma è proprio ciò che riceviamo quando premiamo il tasto play e ci addentriamo nell’ascolto di “Daemonosophia”. Dopo l’intro ‘Pater Noster’ ci imbattiamo infatti nella brutale ‘Pseudoprophetae’, un monolite nero caratterizzato da una parte centrale introspettiva e atmosferica. Le melodie della chitarra richiamano la tradizione ellenica citata in precedenza, così come risultano evidenti le tipiche aperture avanguardistiche proprie della penna di The Magus. La successiva title track è una sorta di continuazione di “Βυσσοδομώντας”, per una canzone dalla spiccata matrice teatrale. Da segnalare la presenza di una cantante – di cui non troviamo maggiori info – che si alterna al microfono con The Magus. Proprio la prestazione vocale del musicista greco risulta essere uno dei valori aggiunti del disco. The Magus nel tempo ha raggiunto una consapevolezza tale da divenire un autentico cantore dell’inferno, risultando caldo, espressivo, aggressivo. Il suo stile è perfetto per narrare il concept che sta alla base di “Daemonosophia”. Sì, perché come spesso accade nella scuola ellenica, i dischi pubblicati risultano delle opere attraverso cui veicolare un messaggio, esplorando l’esoterismo nella sua accezione più filosofica. E un titolo come ‘The Six in Three Is All One’ ci fa subito capire quale sia il filo conduttore che sta alla base dell’album. In “Daemonosophia” The Magus approfondisce il tema della forza primordiale, l’energia cosmica generata dai tre archetipi principali, a loro volta nati dalla dualità tra Samael e Lucifero, Leviatano e Tiamat, Belial e Satana.

Proprio il concept di “Daemonosophia” ci permette di comprendere meglio l’album. Le peculiarità dei sei demoni, infatti, compaiono musicalmente nelle trame delle varie tracce: distruzione, caos, intelletto, rifiuto dell’autorità precostituita. “Daemonosophia” è quindi un caleidoscopio di atmosfere, a volte più dirette e in your face, come la già citata ‘Pseudoprophetae’ o ‘The Chapel of Iniquities’. Ci sono passaggi più riflessivi, come la title track o la riproposizione dei Thou Art Lord ‘The Era of Lucifer Rising’, altri più articolati e ricercati, su tutti la splendida ‘The Pact’. Da citare assolutamente la conclusiva ‘La Llorona Negra’, il brano più teatrale del lotto, una sorta di salotto ottocentesco votato alle forze oscure. Segnaliamo inoltre l’ottimo lavoro svolto in cabina di regia da Geroge Emmanuel, presso i suoi Pentagram Studio in Atene.

E quindi? Come considerare “Daemonosophia”? Come un lavoro più convincente del precedente “Βυσσοδομώντας”. Un disco più centrato, più sentito, con una qualità nettamente superiore. Certo, anche “Daemonosophia” presenta dei momenti di stanca, in particolare nella sua fase centrale, ma la parte iniziale e quella conclusiva regalano davvero emozioni forti. Un album che non cambierà le sorti del black mediterraneo, di matrice ellenica, ma evidenzia come The Magus abbia ancora tanto da dire. Un platter consigliato agli appassionati delle atmosfere sulfuree dell’Europa del Sud.

Marco Donè

Ultimi album di The Magus

Band: The Magus
Genere: Black 
Anno: 2026
70