Recensione: Hugrheim
Tempo di ritorni sulle scene per gli Eihwar. A poco più di un anno dal coattissimo debutto “Viking War Trance”, infatti, il duo francese pubblicherà tra qualche giorno questo “Hugrheim”, riguardante l’omonimo mondo dello spirito – decimo mondo di Yggdrasil ed ignoto al genere umano – da cui i due supereroi protagonisti dell’album provengono e al quale torneranno una volta privati delle loro spoglie mortali. Prima di far perdere tempo a coloro che non conoscono il duo francese lasciatemi essere chiaro: qui di metal non c’è traccia, per cui se credevate di trovarvi dinnanzi ad un gruppo simil Bathory o Falkenbach, beh, è meglio cercare altrove. Per veicolare il loro messaggio musicale, infatti, i nostri continuano ad affidarsi al loro Electro Nordic Folk, riassumibile sostanzialmente come un truzzissimo mix di musica elettronica ipnotica e circolare, molto ritmata e danzereccia, schegge ambient e melodie folk che si rifanno a gruppi come Heilung (loro compagni di etichetta) e Wardruna, ma senza ambire alla profondità e lo spessore rituale della creatura di Einar Selvik. Una formula che, se da un lato delimita un ambito più scanzonato in cui inserire il gruppo, dall’altro sembra godere di una certa popolarità tra le nuove generazioni e non nasconde di affidarsi molto all’appeal visivo della bella Alice/Asrunn, che nei video del gruppo compare spesso in costumi discinti e fantasiose pitture rituali, ma che anche al termine di svariati ascolti non è riuscita a fugare le mie perplessità. O, quantomeno, non tutte.
Rispetto al debutto, in “Hugrheim” la componente elettronica fa un leggero passo indietro per cedere terreno a chitarra acustica, liuto, tagelharpa e percussioni e donare così un respiro meno tamarro alla proposta dei nostri, pur rimanendo comunque appena sotto la superficie per amalgamare il tutto col suo piglio festaiolo. È però nella ricerca delle melodie che “Hugrheim” riserva qualche sorpresa. Accanto al classico repertorio di ritmi tribali, flauti e linee vocali stridenti dal profumo pseudo sciamanico, echeggiano infatti profumi della terra natia del duo e fraseggi in cui si percepisce, seppur in modo meno evidente, una certa fascinazione dei nostri per l’estremo oriente. Ciò permea l’album di un’aura strana, esotica ed internazionale, che ai classici momenti dall’incedere danzereccio sporcato di neofolk (“Heill Óðinn”, “Omenotharena” o l’opener “Nauðiz”) alterna passaggi più seri e solenni (“Skuggarìki” o la rielaborazione in chiave più intimista di “Berserkr”, ripresa dal debutto) ad altri dall’incedere morbido, sognante (“The Lake of the Dead”), arrivando infine a tracce più scanzonate, in cui sembra di sentire un mix tra la colonna sonora di un videogioco e i titoli di coda di un anime (si vedano ad esempio “Freyja’s Calling” o le linee vocali di “Ljósgarðr”). Che questo sia frutto di una scelta precisa del duo francese (magari per avvicinarsi ad un bacino di utenza più giovane del sottoscritto o alla comunità nerd, vista la loro apparizione all’ultimo Lucca Comics) o una spontanea risultante del processo compositivo non mi è dato sapere; ciò che posso dire è che, al netto delle mie perplessità sulla solidità del progetto Eihwar, mi sono abbastanza divertito durante l’ascolto di “Hugrheim”. Le tracce che lo compongono sono scorrevoli e, pur nella loro programmatica linearità, trasmettono una certa frivolezza appagante e un discreto brio, anche grazie alla già citata varietà sonora lungo la scaletta e ad alcune scelte sonore azzeccate. Certo, siamo più dalle parti di ciò che spacciano per vichingo certi videogiochi o serie tv rispetto a qualcosa che rimandi realmente alla cultura norrena dei secoli bui, ma non credo che l’intento degli Eihwar fosse quello di mettere in musica l’Edda poetica su un sottofondo trance (anche se devo ammettere che messa così la cosa mi intrigherebbe molto). In conclusione, se non ci si approccia al lavoro con troppe pretese ci si può godere comodamente l’ascolto di “Hugrheim” e prenderlo per ciò che è: un album divertente senza troppe velleità, sfruttabile magari come introduzione ai vostri amici profani al folk serio o come colonna sonora mentre pompate in palestra, giocate a Blood Rage o ricominciate una partita a Skyrim.
