Recensione: Ill Fated Voyage

Di Manuel Gregorin - 11 Marzo 2026 - 16:30
Ill Fated Voyage
Band: Iron Brigade
Etichetta: Stormspell Records
Genere: Heavy  Power 
Anno: 2025
Nazione:
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75

Quante band con la parola “Iron” nel nome ci saranno in circolazione? Credo che ormai non si contino più. Basti pensare che già di Iron Maiden ce ne sono stati due. Forse non tutti sapranno, ma oltre alla formazione di Steve Harris, esisteva anche una omonima band di rock psichedelico attiva tra il 1966 e il 1970. Oggi, alla già nutrita schiera del clan degli “Iron”, vanno ad aggiungersi anche questi Iron Brigade. Attivi dal 2018, gli Iron Brigade arrivano da Pittsburgh, in Pennsylvania, e sono dediti ad power metal vecchia maniera, dalle forti connotazioni epiche ed abbondanti richiami agli Iron Maiden (di nuovo loro). Nonostante il nome ricordi quello di un noto reparto operante durante la Guerra Civile Americana, nei loro testi non si parla delle cannonate volate tra Unionisti e Confederati; come facilmente immaginabile, la band fa invece ampio riferimento al filone ‘cappa e spada’, con il suo vasto assortimento di crociati, guerrieri e guardiani delle più svariate fiamme, temi senz’altro molto più familiari al pubblico metal.
Dopo aver pubblicato gli EP “Chain of Command” e “Winds of War” tra il 2020 ed il 2021, la band ha visto l’esodo di tre quinti dei propri componenti, lasciando i superstiti Andrew Salzano (basso) e Lorne Moskal (batteria) a dover rimettere in piedi la line-up. Vengono così arruolati il talentuoso Daniel Butch al microfono, mentre al suo rampollo Caden Butch spetta il compito di occuparsi delle chitarre assieme a Jonathan Stanley.
Gli Iron Brigade sposano la causa della NWOTHM, corrente molto diffusa a livello globale, che vanta una scena underground abbastanza rilevante anche negli Stati Uniti. Sebbene il suolo americano sia da tempo un palcoscenico maggiormente rivolto alle nuove tendenze in ambito metal, nel corso degli ultimi anni ha visto proliferare un ricco sottobosco di formazioni votate alla riscoperta del metallo tradizionale. Una corrente in grande fermento che si diffonde anche grazie al lavoro di etichette come la californiana Stormspell Records, uno dei punti di riferimento per la scena metal old school. Ed è proprio sotto la sua egida che esce “Ill Fated Voyage”, debutto discografico con cui gli Iron Brigade colgono anche l’occasione per presentare i nuovi elementi acquisiti.

Il disco si apre con “Deus Vult”, una litania medievale di appena un paio di minuti, ma sufficiente a permettere al vocalist Daniel Butch di offrire un primo assaggio delle sue doti. Subito dopo si viene travolti dalla furia di “Crusader”, un poderoso heavy metal “bardato a guerra”: le chitarre si lanciano in una corsa forsennata su cui svetta la voce di Butch, la cui timbrica potente non tarderà a richiamare alla mente quella di Eric Adams dei Manowar. “Afterlife Confessions” stringe l’ascoltatore in una morsa di riff serrati ed un drumming vigoroso, mentre nella title track, una ritmica marziale fa da base ad avvincenti duelli tra le due chitarre.

I cinque musicisti creano una buona alchimia, con la sezione ritmica che poggia su solide basi, e fa da rampa di lancio per i due axeman, Caden Butch e Jonathan Stanley. Caden Junior, dopo essere stato cresciuto a pane, Omen ed Iron Maiden da papà Daniel, ora lo accompagna con la sua chitarra, formando, insieme a Stanley, un’autentica fucina di riff ed assoli. Ancora una menzione poi va fatta per la prova maiuscola di Daniel Butch. Il vocalist si dimostra capace di una prestazione perfettamente a cavallo tra potenza ed epicità, toccando punte dai risvolti lirici ed evocativi. Senz’altro una prestazione maiuscola da parte di Butch Senior, che rappresenta l’elemento in più che può fare la differenza.

Si continua con la galoppante “Faith in Battle”, mentre la fiera “Herculean Destiny” ricorda da vicino i primi lavori dei Running Wild; il ritmo poi accelera con la speedy “All Hail the Guardian”, che aumenta il numero delle battute. Gli Iron Brigade mettono in scena un autentico attacco sonoro, dove la potenza dei riff si sposa con armonizzazioni maideniane ed il drumming agguerrito di Lorne Moskal. Una prova particolarmente incisiva, con cui la formazione di Pittsburgh resuscita una versione primordiale del power metal, riportandolo alle sue origini, antecedenti alla scissione nelle correnti statunitense ed europea.

Il disco procede sugli stessi binari per tutta la sua durata, giungendo a “Days of Glory” ed alla conclusiva “Keepers of the Flame”, un mid-tempo dai toni eroici che però soffre di un finale un po’ troppo brusco.
Un buon lavoro questo “Ill Fated Voyage”, con cui gli Iron Brigade si candidano come una delle realtà più interessanti del power/epic. La dedizione ai nomi storici della scena è molto forte e a tratti il songwriting ne risente; le canzoni, infatti, non si distanziano mai troppo dai grandi classici, denotando a volte una certa staticità. Ciò nonostante, il disco raggiunge risultati più che soddisfacenti e manderà in solluchero gli amanti di Manowar e Manilla Road.
Un album che conferma che anche negli Stati Uniti, nonostante i riflettori siano puntati su nu-metal, alternative e metalcore, esiste un underground di classic metal da non sottovalutare, capace di riservare non poche sorprese in futuro. E gli Iron Brigade potrebbero essere una di queste.

Ma alla fine, si è scoperto quante sono le band con la parola “Iron” nel loro nome? Pare che ce ne siano così tante che i metallari più incalliti le contino al posto delle pecore per addormentarsi. Proviamo: 1, Iron Maiden… 2, Iron Savior…. 3, Iron Brigade….. 4, Iron Fire…. 5, Iron Void…. ZZZZ…RONF…ZZZZ…RONF…ZZZZ….

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