Joe Satriani: sul progetto con Alex Van Halen e David Lee Roth, “Chiamate Nuno Bettencourt, non sono io la persona giusta”

Joe Satriani è tornato a parlare in una recente intervista con The Weekly Show With David J. Maloney del progetto “all star” in tributo ai Van Halen a cui avrebbe dovuto partecipare.
Al progetto avrebbero dovuto partecipare anche Alex Van Halen e David Lee Roth, ma Satriani ha declinato l’invito:
Tutto è iniziato quando Dave e Alex mi hanno chiamato perché volevano mettere su una band e insistevano che fossi io la persona giusta. Io continuavo a dire: “Non sono io la persona giusta. Chiamate Nuno [Bettencourt degli Extreme]. Lui è davvero in grado di farlo”. Ci sono migliaia di persone in tutto il mondo che hanno dedicato la loro vita a suonare esattamente come Ed. E io ho detto: ” Ho sempre cercato di evitare di suonare come Ed‘. Sono un grande fan, ma ho cercato di rispettare questo aspetto. Ma loro insistevano. Abbiamo provato. Eravamo davvero vicini al nostro primo concerto, ma poi tutto ha cominciato a crollare e non so bene cosa sia successo. Inoltre ero molto impegnato, quindi aspettavo solo di sapere cosa sarebbe successo mese dopo mese.
Nell’intervista è poi stato toccato il tema del tour “The Best of All Worlds” suonato nel 2024 con Sammy Hagar e Michael Anthony, la cui setlist includeva diversi brani dei Van Halen:
Quando sembrava che la situazione nella famiglia [Van Halen] e tra i membri della band stesse davvero sfuggendo di mano, Sam mi chiamò e mi sorprese dicendo: “Senti, so che hai fatto delle prove con i ragazzi e che è pazzesco. Che ne dici se facciamo un tour retrospettivo, non un tributo a Eddie Van Halen, ma in cui suoniamo musica dei Montrose, Hagar, Chickenfoot, e anche qualcosa dell’era David Lee Roth dei Van Halen?”. L’idea mi è piaciuta, perché conosco molto bene Sam e Mike: sono persone fantastiche, con cui è sempre divertente stare e suonare, e poi mi piaceva l’idea di creare il nostro sound come band. In un certo senso l’avevamo già fatto con i Chickenfoot, quindi non ci sembrava di copiare nessuno. Ma comunque, dal punto di vista tecnico, ho dovuto ricordare a Sam: “Sam, ti dirò quello che ho detto ad Alex, ovvero che io non suono come Eddie”, ma lui lo sapeva già dato che abbiamo suonato insieme per così tanto tempo. Ha detto: “Non è questo il punto. Non è quello che faremo. Lasciamo che siano gli imitatori a farlo. Lasciamo che se ne occupino i social media”. E così ho pensato: “Va bene. Ok’. Tuttavia, è stato difficile cambiare la strumentazione, e questo ha richiesto non solo un sacco di soldi, ma anche un grande cambiamento di direzione, di attrezzatura per cercare di capire come suonare brani così vecchi, come quelli dei Montrose, e poi passare gradualmente… Anche da ‘Ain’t Talkin’ ‘Bout Love‘ a ‘Poundcake’, il suono della chitarra è davvero molto diverso. Quindi ne abbiamo discusso a lungo, chiedendoci: “Ma davvero tutta la band cambierà improvvisamente il proprio sound?” E abbiamo pensato: “No, non dovremmo farlo. Dovremmo semplicemente trovare un nostro sound”.