Recensione: Obsidian King

Di Ninni Cangiano - 15 Marzo 2026 - 8:01
Obsidian King
Band: Ravenspell
Etichetta: Fighter Records
Genere: Heavy  Speed 
Anno: 2026
Nazione:
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60

I Ravenspell sono un gruppo originario del Quebec (territorio ben noto agli amanti del Risiko), formatosi da poco tempo e che arriva, grazie alla spagnola Fighter Records, a tagliare il traguardo del debut album con questo “Obsidian King”. Il full-length è dotato di piacevole artwork (realizzato dall’artista canadese Carl Lavoie) e composto da 10 pezzi per la durata totale di poco superiore ai 40 minuti. Il gruppo è composto da gente navigata, dato che buona parte di loro milita in altre formazioni dell’underground canadese, utilizzando degli pseudonimi solo in questo caso. Il sound della band è un heavy/speed metal, con qualche influsso di epic metal; nella bio di presentazione vengono fatti dei paragoni con altri gruppi, ma credo che l’unico veramente calzante possa essere quello con gli americani Visigoth e vagamente con i Greyhawk (fatti i dovuti paragoni tra i due cantanti). Già, forse il cantante è proprio il punto debole del gruppo, dato che Alisander The Seer ha un’ugola non proprio squillante con la quale pare leggermente in difficoltà sulle note più alte, preferendo intelligentemente mantenersi su tonalità più basse, nelle quali comunque non pare particolarmente espressivo e versatile. A livello di sound, il gruppo pare più convincente nelle parti più veloci, mentre i brani più cadenzati finiscono per non essere particolarmente coinvolgenti. Si inizia con un’accoppiata infuocata composta dall’ottima “God The Watcher” e dalla successiva “Onwards We March” che sono frizzanti e cariche di energia e ritmo.

 

Già la terza traccia, la cadenzata “Book Of The Dead”, è fra quelle che non convincono più di tanto, nonostante un coretto easy. Dopo l’orecchiabile “Warriors 9 to 5”, arriva “Obsidian Wing”, altro pezzo che sembra non decollare mai e soffrire di una certa ripetitività di fondo, tra l’altro stranamente scelto per la realizzazione di un lyric video, dato che non si rivela certo uno dei brani migliori del disco.

 

Per fortuna arriva la rovente “Hellstorm”, aperta da un urlaccio del singer che ci mette tutta la sua grinta in una canzone tipicamente speed metal in grado di farci saltare dalla sedia senza esitazioni. Anche “Raise Hell” si rivela ricca di energia e velocità, con piacevoli parti di batteria da parte di Volpale The Ravenous in apertura del brano. Si arriva verso la conclusione con l’ordinaria “Relentless”, pezzo senza infamia e senza lode, la velocissima “Battle Axe Apocalypse”, nemmeno due minuti di rovente speed metal, e la lunga suite “Atilla” (si, è scritto proprio con una T e due L) in cui la band sciorina a tratti del buon epic/doom metal, con una sezione strumentale indubbiamente affascinante. In conclusione, si può affermare che questo album viva di luci ed ombre, con pezzi che funzionano meglio di altri e quella sensazione che si poteva far meglio, dato che passione e talento sono evidenti. Ho ascoltato più e più volte questo “Obsidian King”, alla ricerca di quel classico “nonsoché” che permetta di concedere un voto più alto della risicata sufficienza, ma il debut dei canadesi Ravenspell non mi ha mai preso del tutto e, di conseguenza, dubito possa mai permettere alla band di uscire dall’underground canadese. Ciò nonostante, sono certo che il gruppo saprà far di meglio in futuro, magari con un cantante migliore…

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