Intervista Metatrone (Stefano “Ghigas” Calvagno)

Truemetal.it ha incontrato Stefano “Ghigas” Calvagno, chitarrista dei Metatrone, a breve tempo dall’uscita del loro nuovo album “Sangueacqua”; eccovi cosa ci ha raccontato…

Intervista a cura di Ninni Cangiano
TM: Ciao Stefano e grazie di essere qui con noi di Truemetal.it! A metà marzo di 10 anni fa usciva “Eucharismetal” per la Rockshots Records; 10 anni dopo, a metà marzo e sempre per la Rockshots Records è uscito il vostro nuovo album “Sangueacqua”… è una combinazione o l’avete fatto appositamente di rilasciare l’album nuovo sempre a metà marzo?
Met.: Ciao Ninni e grazie e te. In realtà si è trattato di una coincidenza anche se quando ci siamo accorti che le due cose tendevano ad allinearsi, abbiamo cercato di fare convergere i due eventi nell’ultimo periodo un paio di mesi prima della release. Ad ogni modo, è stato bello per entrambe le parti vedere nascere il nuovo album, a suggellare una partnership e una amicizia già decennali!
TM: Dicevamo che sono trascorsi ben 10 anni e per i Metatrone sono cambiate diverse cose, a partire dalla formazione; ci presenti i nuovi membri al basso ed alla batteria?
Met.: I cambi di line up fanno parte della storia di ogni band che si rispetti. Sembra, anzi, è un fatto naturale. Nel corso degli ultimi 6 anni abbiamo visto dall’uscita di Jo, l’arrivo di Daniele (Barbagallo) che ha cantato negli unici due singoli che abbiamo pubblicato a cavallo con il periodo della pandemia. Poi abbiamo visto ritornare Jo dietro al microfono al posto di Daniele e contemporaneamente vedere l’uscita di Dino (Fiorenza) e Salvo (Grasso) sostituiti rispettivamente da Alessandro Palazzo (basso) e Simone Alberti (batteria). Fino all’arrivo dello scorso autunno, quando anche Alessandro ha dato forfait. Motivo per cui adesso che Sangueacqua è stato pubblicato, siamo in quattro, Jo, David, Simone e io. Leggendo le prime reazioni e quindi le prime recensioni, emerge con evidenza il ruolo di Simone nel songwriting generale, essendo il suo supporto fondamentale per quello che è stata l’evoluzione naturale del suono dei Metatrone in questo nuovo album. Lui ha una impostazione prog-oriented ma con una solida base thrash metal e di queste skills abbiamo fatto tesoro, senza nessuna fatica. Anzi, era quello che cercavamo.
TM: Ci puoi raccontare cosa è successo con Salvo Grasso e Dino Fiorenza? A proposito, se non erro, entrambi sono anche ospiti su uno dei pezzi del nuovo album, giusto?
Met.: Niente di particolare. La pandemia e una naturale evoluzione delle esigenze personali che si mescolano anche a nuovi progetti individuali, hanno portato sia Dino che Salvo a lasciare la band qualche anno fa. Nessuna frattura nell’amicizia, ma solo la fine di un percorso fatto insieme. David e io, che ci piaccia o no, siamo stati e restiamo il cuore e il cervello di questa band. E per questa ragione entrambi ringraziamo tutti i musicisti che ad oggi hanno percorso un pezzo di strada con noi.
TM: Tra le cose che sono cambiate in “Sangueacqua” si sono anche le tematiche che non sono più unicamente a sfondo teologico; ci parli, ad esempio, di “Stato Infame”? Avete scelto di schierarvi politicamente o semplicemente è un grido di dolore per quanto sta succedendo attorno a noi?
Met.: Avvengono cose nel mondo che non consentono di restare indifferenti. Non si tratta di schierarsi politicamente, ma si tratta di prendere posizione rispetto a qualcosa di inaccettabile, umanamente parlando. La fede in Cristo non è fatta di zuccherini, ma impone coraggio e presa di posizione. E chi si reputa artista, e lo è nei fatti, ha il dovere di prendere una posizione senza se e senza ma. Serve coraggio e consapevolezza. E non si tratta solo della questione palestinese, o della guerra in Ucraina o delle centinaia di guerre e di focolaio di morte che lacerano Sud America, Africa e Sud Est Asiatico. La lista degli “Stati Infami” è molto lunga. Anche l’Italia per certi aspetti della sua storia recente non è esente da gravi colpe e responsabilità. NON SI PUO’ RESTARE INDIFFERENTI! Un artista certamente non può. Noi abbiamo scelto, come già fatto nel 2013 con Heavenly Field, di dare voce al grido di dolore che si alza quotidianamente ma a cui siamo tutti diventati palesemente sordi.
TM: Altra novità è la massiccia presenza del growl di Davide nelle backing vocals; come mai questa scelta? Personalmente lo preferisco di gran lunga quando canta da basso-baritono come in “Anima Christi”…
Met.: Il growl che da sempre ha caratterizzato il cantato di David ha un peso maggiore in questo album. Anche qui non c’è una scelta ragionata ma abbiamo voluto assecondare, come spesso facciamo, la naturale evoluzione delle canzoni che rispecchiano sempre il momento di vita che stiamo attraversando, non solo come musicisti ma anche e soprattutto come uomini. Il David “clean” è caratteristica tipica dell’altra band che abbiamo creato, i Nefesh Core. Ma è un’altra storia. Tuttavia abbiamo voluto dargli spazio in Anima Christi come voce principale peer omaggiare questo aspetto del suo cantato, e per dare enfasi a un testo latino della tradizione cristiana delle origini. E anche questo, come il growl di David, è un marchio di fabbrica Metatrone.
TM: Parliamo dell’artwork; chi l’ha realizzato e quale legame ha (se lo ha) con i testi?
Met.: L’idea che io e David abbiamo elaborato è stata affidata alle sapienti mani di Nello Dell’Omo (ArtForMusic) che aveva già curato l’artwork di Eucharismetal. Sapevamo che sarebbe stato un gran lavoro e così è stato. Siamo super felici di ciò che Nello è riuscito a realizzare, partendo peraltro da un’idea complessa quale è quella di rendere visibile il concetto di Sangueacqua. Il legame che questa cover ha con il disco sta nel concetto che proprio nel cuore della distruzione e nel buio più profondo, quando il sangue si fa acqua, cioè la vita viene portata allo stremo delle forze, è lì che accade l’inspiegabile e insperata rinascita. Oltrepassato l’aftermath del dolore e della morte, la vita riprende il sopravvento. La fede cristiana aiuta a comprendere proprio questo, al di là di qualsiasi dogma. Fantastico davvero.

TM: Avete scelto di coverizzare un pezzo storico come “I Want Out” degli Helloween, da cosa è dipesa questa decisione e Jo non temeva un po’ il confronto con un mostro sacro come Kiske?
Met.: Abbiamo voluto celebrare le nostre radici power metal e omaggiare una canzone e una band seminale per noi come per oltre altre band. Semplice e lineare. Ma che fosse una cover “rischiosa”, lo sapevamo già. Gran parte della nostra musica può essere divisiva, lo è stato, lo è e lo sarà sempre. A qualcuno farà storcere il naso, i puristi diranno “come avete pensato anche solo per un attimo di fare una cover del genere?” “Come osate coverizzare il Michael Kiske dell’epoca d’oro degli Helloween?” e poi “come avete osato mettere pure il growl?”. Bé, che si fottano! La musica è libertà di espressione e non è certo per fare piacere alla gente che scriviamo musica. Abbiamo celebrato il power metal, a modo nostro. Fine della storia.
TM: Anche “Facsimile” ha un testo non da poco, cosa ci racconti al riguardo?
Met.: Un’altra cosa che non riusciamo più a digerire è il mondo delle tribute band. Io non so se davvero ci siamo resi conto del paradosso grottesco che si è creato e che sembra siano in pochi ad accorgersi. Dove sono le band che scrivono musica originale? Perché fior fiori di musicisti si perdono nel labirinto delle imitazioni, investendo tempo, skills e risorse ad imitare qualcun altro piuttosto che mettere a frutto le loro abilità per creare musica propria? Come è possibile che quei pochi spazi che la musica originale potrebbe giovarsi di occupare sono già saturi di band o artisti che tributano altri artisti? Passi ancora il tributo ad un artista o a una band “scomparsa”, ma per il resto… Ecco “Facsimile” parla di questo, è una denuncia di questa sciatta moda dell’imitazione ed una esortazione a essere autenticamente se stessi, costi quel che costi.

TM: A proposito dei testi, chi tra voi se ne occupa e nasce prima la musica o il testo di un vostro brano?
Met.: La formula è più o meno sempre la stessa. E’ un lavoro in combo, tra me e David. Da sempre. E’ la melodia principale che si porta dietro tutto il resto, testo compreso. La linea melodica del ritornello guida la crescita di tutto il brano. Raramente il punto di partenza è un determinato riff di chitarra o di basso. La stesura del testo occupa in genere la fase finale della preproduzione e, quando andiamo in studio a rifinire la canzone con gli altri musicisti, abbiamo comunque un canovaccio lirico già ben definito che Jo poi ci aiuta a correggere in modo che risulti adatto al suo modo di cantare e così via fino alla sua forma definitiva.
TM: Tu e Davide siete i leaders dei Metatrone; quale ruolo hanno gli altri nel processo compositivo dei vari pezzi?
Met.: Come ti accennavo, Jo e Simone entrano in gioco in una fase precoce della preproduzione e in questo album, forse più che nei precedenti, gli altri musicisti hanno contribuito profondamente alla forma finale delle singole canzoni. Simone, oltre ad essere un gran batterista, ha una propria visione dell’arrangiamento che si è integrata davvero bene con il nostro (mio e di David, intendo) “metodo” compositivo. Molte idee sono nate da questa operazione e siamo felici del risultato che abbiamo ottenuto.
TM: Tornando a “Facsimile”, avete girato un video per questa canzone, a cosa vi siete ispirati e cosa ci racconti delle registrazioni?
Met.: Nessuna ispirazione particolare se non restare aderenti al resto e al significato della canzone come te l’ho descritto poco prima. Abbiamo scelto una location a Catania che aveva le caratteristiche scenografiche che il regista e noi cercavamo e dove abbiamo eseguito le riprese in una giornata peraltro molto calda. A queste scene abbiamo alternato alcune scene in cui un giovane metallaro (che rispecchia in fondo ciò che tutto noi siamo stati) piano piano prende coscienza delle proprie capacità e arriva ad avere quella coscienza di sé che gli fa togliere la maschera per dire: “ecco, questo sono io, vi piaccia o no”. Ripudiare una maschera per affermare la propria originalità artistica e umana: questo il senso della canzone e del videoclip.
TM: Puoi svelarci se avete in progetto di girare qualche altro videoclip o ci dovremo accontentare dei lyric video usciti nel frattempo?
Met.: Hai colto nel segno. Si, abbiamo in cantiere un nuovo videoclip. Non sto adesso a dirti di quale brano, ma sappi che non manca molto…
TM: Avremo possibilità di vedere i Metatrone dal vivo per qualche concerto? Puoi rivelarci se c’è qualcosa che bolle in pentola al riguardo?
Met.: Siamo reduci dal release party di “Sangueacqua” che abbiamo presentato in Svizzera il mese scorso all’Elements of Rock assieme ad altre Christian band come i Narnia e gli Extol. E nel frattempo, come sempre accade, adesso che è uscito l’album, stiamo lavorando per portare la band un po’ in giro. Abbiamo alcune date a dicembre in Germania. Ci stiamo lavorando.
TM: Nel mondo metal ci sono un discreto numero di gruppi che nei propri testi affronta tematiche religiose, mi vengono in mente i brasiliani Eterna e gli americani Theocracy (accostabili a voi come sound), oppure gli storici Stryper e Metal Church o i vecchi thrashers Believer, ma anche qualche gruppo più estremo come i Mortification; ciò nonostante il cosiddetto “Christian Metal/White Metal” è sempre rimasto un po’ nell’underground, secondo te per quale motivo? Sembrerebbe quasi che queste tematiche “positive” siano ritenute controproducenti nel metal…
Met.: E’ e resta sempre un fatto culturale: innanzitutto perché nelle loro origini il rock e il metal sono nati con uno spirito fortemente anti-conservatore e anti-conformista che voleva rompere (e a ragion veduta, aggiungo io) ogni legame con qualsiasi ordine “costituito”, religione compresa, per cui non è così strano che il movimento “Christian”, sia rock che metal, sia stato visto e venga tutt’ora visto con diffidenza dai “defenders”. Poi c’è anche una grande responsabilità degli artisti “Christian”, quando pretendono con la loro musica di “evangelizzare”. Se da un lato può sembrare coerente con il proprio credo, questa mossa è assolutamente svantaggiosa, un vero e proprio autogol. Per anni ai Metatrone è stato affibbiato questo “ruolo”, soprattutto dell’ambiente religioso, e noi abbiamo sempre dovuto faticare per ribadire che non siamo mai stati evangelizzatori, anche quando David era sacerdote. Siamo sempre stati metallari in prima battuta, che scrivevano testi e componevano musica secondo una visione di vita cristiana, che era la nostra. Non abbiamo mai avuto alcun intento evangelizzatore e oggi continua ad essere così. La musica dei Metatrone non ha secondi fini. E’ la nostra musica. Prendere o lasciare. Ma siamo metallari esattamente come gli altri, con un bel po’ di capelli bianchi e vagonate di anni sul groppone.
TM: Dovremo rassegnarci ad aspettare altri 10 anni per avere un successore di “Sangueacqua” oppure la prossima volta sarete più “celeri”?
Met.: Diverse canzoni sono rimaste fuori da “Sangueacqua”, per cui credo che stavolta non dovrete aspettare così tanto… Ve lo promettiamo!
TM: Sia tu che Davide siete anche coinvolti nei Nefesh Core, gruppo dal sound completamente diverso dai Metatrone; come nasce questa dicotomia?
Met.: I Nefesh Core sono nati perché l’esigenza di scrivere musica è un fatto irrefrenabile per noi. In quegli anni, tra pandemia, una fase di stallo dei Metatrone, e nel mezzo di una serie di vitali cambiamenti personali, si è affacciata a entrambi questa nuova opportunità. Abbiamo seguito il nostro istinto e abbiamo dato vita a un nuovo percorso artistico, completamente diverso nello stile e nelle tematiche rispetto a Metatrone, ma che è sempre figlio di entrambi per cui, capisci bene che per me e David non è stato poi così difficile. Anzi io stesso ho spronato David a cantare in clean perché ne ho sentito il forte potenziale comunicativo e perché credevo e credo tuttora che in questa nuova veste ci sia un altro David autentico. Le canzoni che abbiamo scritto e che stiamo scrivendo ci hanno dato ragione. Peraltro, trattandosi di un progetto che non ha evidenti connotazioni religiose, puoi immaginare come risulti più semplice proporlo al pubblico. Ma ti assicuro che non viviamo alcuna dicotomia. Si solo tratta di distribuire tempo e risorse secondo le necessità di entrambe le band. Per dirti, adesso stiamo pianificando l’uscita del secondo album e abbiamo diverse date in Europa a giugno che non vediamo l’ora di “portare a casa”!
TM: Mi rendo conto di aver approfittato fin troppo della tua pazienza con questa intervista, ragion per cui chiudo qui ringraziandoti ancora una volta e lasciandoti uno spazio conclusivo a tua completa disposizione, come tradizione, per aggiungere un tuo messaggio ai fans dei Metatrone ed ai lettori di truemetal.it
Met.: Grazie Ninni, a te e a Truemetal per questa intervista! Sostenete la musica e gli artisti che fanno musica originale! Siamo coraggiosi e fieri di ciò che siamo come artisti e come uomini nella giustizia, nell’uguaglianza tra le persone e nell’amore per la vita. Vi lascio con l’esortazione (che vale per tutti, noi compresi) ad essere promotori di noi stessi, a ripudiare maschere e schemi che non ci appartengono. La verità ci renderà liberi, sempre. E come sempre w il metal!


