Recensione libro: Abominium, storia del Death Metal italiano (1986-1993) libro primo

ABOMINIUM
Storia del Death Metal italiano (1986 – 1993)
Libro Primo
di Mariano Fontaine
Pagine: 324
Formato: 16×23
ISBN: 979-12-986151-0-6
Prezzo: 25 Euro (spese postali incluse)
Mariano Fontaine, l’autore di Abominium, parte tranchant riguardo le origini e lo sviluppo del Death Metal, anche nel nostro Paese. Nei primi anni Novanta, secondo la sua teoria proprio quel genere costituì l’ancora di salvezza nei confronti dello strapotere del Grunge, capace di annichilire in pochi mesi i rimasugli del Thrash, gli ultimi credibili lustrini del Glam e le rimanenti, acciaccate, avanguardie dell’heavy metal più classico e tradizionalista. Punti di vista, peraltro condivisi da più persone; la questione da sempre divide e non concede una sola verità, componendosi di numerose sfaccettature spesso in contrasto fra loro. È però sempre bello rimarcare, all’interno di un libro, delle prese di posizione nette, in un’epoca nella quale il cerchiobottismo pare sia divenuta la regola. A titolo di esempio, per lo scriba, il Death Metal nacque con i Possessed, punto.
Abominium, storia del Death Metal italiano (1986-1993) libro primo (vi sarà in futuro un seguito, già annunciato), un bestione di 324 pagine, costituisce l’esordio nel panorama letterario italiano della Crash Edizioni, una nuova interessante realtà dedita alla diffusione del Metallo su carta.
Mariano Fontaine riversa dentro il tomo più di due anni di incessante lavoro archeologico declinato lungo una cinquantina di band (diverranno un centinaio con il secondo volume), proposte in ordine cronologico, figlio di interviste ai protagonisti, rilettura e sintesi da antiche fanzine, scampoli di storia raccolti ai concerti e semplici memorie personali. A corollario del testo, foto d’epoca, flyer, manifesti, copertine di dischi. Tutto rigorosamente in bianco e nero, a innervare la carica di marciume Death Metal ricompresa, fra nomi dei gruppi riportati rigorosamente in carattere gotico e alcuni disegni a tema accompagnatori, ovviamente a sfondo cimiteriale con teschi a profusione. Illustrazioni di Francesco Vignola e logo Abominium a cura di The Old Nick.
Uno spaccato della vita metallica del Nostro Paese non molto diverso da quello vissuto dagli altri generi, poggiante su tonnellate di passione, tape trading selvaggio, riviste specializzate consumate da più persone, soldi in tasca sempre pochini (ad andare bene), tanti sogni e una voglia incontrollabile di suonare, indipendentemente dalle condizioni, in un Paese come il nostro, già poco avvezzo all’hard rock e all’heavy metal e totalmente impreparato nei confronti dell’estremo. Realtà fresche, frizzanti, impossibili da stoppare, cariche di genuinità e voglia di far rumore. Vere e proprie Gang Death Metal, massimizzando il concetto. Questi i tratti comuni iniziali, poi gli inevitabili problemi legati all’ego non appena si mette fuori il naso dalla cantina adibita a sala prove, al sottogenere da intraprendere con il successivo lavoro, quello che pare tirare di più, ai mancati rimborsi, all’inaffidabilità nel momento in cui si scopre che quello che pareva un innocente giochino pretende costanza e spirito di abnegazione.
A seguire, quindi, dei veri e propri conflitti sociali, benché circoscritti, con il corollario di rotture di amicizie che parevano per sempre, cambi di formazione, scioglimenti definitivi e in qualche caso ritorni inaspettati.
Non ultimo il momento fatidico, nel quale la vita “vera” impone il proprio pegno: continuare a sbattersi, rimettendoci, macinando chilometri su chilometri spesso di notte, mangiando male e bevendo peggio, dormendo per terra, adattandosi a spazi limitati, seguitare a lottare per abbattere gli atavici pregiudizi italici sui metallari pur di assecondare una passione irrefrenabile oppure fare i conti con il lavoro, le normali necessità di un’anagrafica in ascesa, le scadenze legate agli studi e sullo sfondo l’idea di una famiglia. Storie diverse, oltremodo laceranti, in grado di fotografare lo stato d’animo di una generazione di entusiasti in grado di coniugare il verbo Death Metal tanto nelle realtà di provincia più improbabili quanto nei grandi agglomerati urbani.
Scelte dure, impietose, che misero la pietra tombale – mai calzanti come in questo caso – su molte band promettenti che giocoforza dovettero soccombere, lasciando però un segno tangibile che contribuì a costituire una fondamentale base di partenza per ulteriori spinte successive. Un plauso viceversa ad altri, semplicemente più fortunati o determinati, che seppero dare continuità all’input primigenio e a quanto già seminato, sebbene fra mille difficoltà, lacrime e sangue. Ma anche soddisfazioni impagabili, marchiate a fuoco nei propri ricordi. Gente come Sadist, Distruzione, Electrocution, Gory Blister, Novembre, Natron, Undertakers, solo per elencarne alcune.
Ovviamente, all’interno del libro, non mancano un po’ di sane schegge di polemica fra addetti ai lavori e chicche sparse: il coinvolgimento di Paul Chain nel lavoro dei Cruentus di Bari, prima agli Strana Officina Studios – Dario Cappanera se ne ricorda ancora! – poi nella magione di Catena a Pesaro; in generale i manifesti con i nomi delle band storpiati, il viaggio intrapreso da un gruppo su di una Y10 sino alla sede della Nuclear Blast a Donzdorf in Germania per essere bellamente rimbalzati: “qui non trattiamo band italiane!”. Oppure quel tour bus allestito in economia con gomme ricoperte, di cui una pensò bene di scoppiare in autostrada mentre il mezzo era in corsia di sorpasso!
Spiccano, fra le varie immagini ricomprese dentro le oltre trecento facciate del lavoro le foto, altamente ficcanti e documentative, nonché fottutamente evocative benché minimaliste dei Crematorium di Bologna (pagina 48) e di Defunto degli Excidium (pagina 37). Scatti naif in grado di inquadrare un’epoca, che mai più tornerà. Da segnalare, come diviene evidente lungo la lettura, l’impegno meritorio di moltissime label che si sono prodigate nella preziosa opera di recupero di alcune di queste perle nere, in tempi successivi, materiale che altrimenti sarebbe rimasto patrimonio di pochissimi appassionati.
Stefano “Steven Rich” Ricetti
Per correttezza e rispetto di tutte le band trattate qui di seguito l’elenco delle stesse ricomprese dentro Abominium: Angel Death, Detestor, Excidium, Emorrhage Corpse, Crematorium, Trifixion, Sepolcrum, Cruentus, Horrid, Insania, Baratro, Catacomb, Defunctis, Distruzione, Electrocution, Euthanasia, Resurrecturis, Desecration, Genital Grinder, Godcrucifier, Gory Blister, Orthodox, Sadist, Undertakers, Agonia, Calvary, Chthonian Nemeton, Endaymynion, Glacial Fear, Iconoclast, Mind Snare, Penis Leech, Sepolcral, Spiritual Ceremony, Will’o’Wisp, Algophobia, Ancestral Stigmata, Aydra, Condanna, Disagio, Enthralment, Hidden Hate, Hybris, Maleficarum, Natron, Neurotomy, Novembre.