Recensione: Pre-Historic Metal
Quante band al mondo possono vantare ben 22 album in studio? Pochissime, e i Darkthrone pare non abbiano proprio intenzione di fermarsi. Il sunto di tutto quello che stiamo per dire viene espresso dalla copertina in maniera piuttosto eloquente: state ridendo o la state prendendo seriamente? Il nocciolo della questione è tutto qui, e, con buone probabilità, lo sanno benissimo anche Fenriz e Nocturno Culto.
Pre-Historic Metal si presenta col suo bel forchettone acchiappa paguri e ben otto brani freschi di giornata (7 + la strumentale So I Marched to the Sunken Empire); le coordinate stilistiche proposte sono allineate con l’ultimo corso della band con poche novità. Qualche cavalcata alla Lemmy e soci, venature doom alla Cathedral, qualche inserto thrash e anche trash e l’ennesimo lavoro è già bello fumante sul tavolo; all’utente rimane la scelta della materia organica proposta, che potrebbe avere un odore delizioso o piuttosto nauseabondo.
I Darkthrone ricordano un po’ quel commerciante che, per fare i numeri, deve per forza puntare sulla quantità a discapito della qualità; per forza di cose, sfornando un album ogni anno o 2, il qualcosa da dire si trasforma in qualcosa da fare per forza e ne potrebbe uscire frastornato persino il fan più accanito. I momenti validi ci sono sempre, ma pullulano anche quelli mediocri; per intenderci, non basta ripetere 52344263425 volte “Siberian Thaw” per scrivere un brano memorabile e l’attitudine è anche quella andata a farsi friggere da un po’.
La produzione è buona e allo stesso tempo marcia al punto giusto, e ogni tanto spunta qualche clean vocals a variegare un po’ la proposta, riuscendoci in maniera quasi sorprendente. Ci sono parecchi riff buoni ma anche momenti abbastanza banali e telefonati; alti e bassi, insomma, coma da un bel po’ di dischi a questa parte. Non sarebbe meglio, a questo punto, pubblicarne meno cercando di alzare la qualità? Dopo 35 anni di carriera è ovvio non aspettarsi più nulla, e Pre-Historic Metal conferma al 100% le non aspettative che si hanno intorno alla band. I fan rimarranno tali, gli scettici rimarranno tali, gli haters rimarranno tali e il limbo artistico attorno ai norvegesi rimarrà invariato.
Va bene così? A voi la scelta.




