Recensione libro (Black Sabbath Masters of Reality)

Di Stefano Ricetti - 23 Settembre 2012 - 0:10
Recensione libro (Black Sabbath Masters of Reality)

BLACK SABBATH
MASTERS OF REALITY

Dischi, musica e testi dell’era Ozzy (1969-1978)

Di Stefano Cerati
Le Tormente 3
208 pagine 14×21
ISBN 978-88-96131-44-2
15 Euro

Tsunami Edizioni


Sul retrocopertina del libro BLACK SABBATH – MASTERS OF REALITY – Dischi, musica e testi dell’era Ozzy (1969-1978) a cura di Stefano Cerati di Rock Hard per Tsunami Edizioni c’è scritto:

Il diavolo è così brutto come lo si dipinge? Si, sembrerebbero dire i Black Sabbath, band accreditata per tessere le sue lodi.

Ed invece è tutto il contrario: la band di Birmingham è il più grande equivoco della storia del rock. Accusati di essere satanisti, Ozzy Osbourne e soci erano invece pacifisti convinti ed indagavano temi spirituali, sociali e surreali nello stile crudo, metafisico ed horror tratteggiato da Geezer Butler.

Ma erano soprattutto dei musicisti coraggiosi e sperimentali che venivano dal jazz e dal blues e che hanno forgiato addirittura un nuovo genere musicale, l’heavy metal.

Spesso bistrattati dalla critica ed invisi all’uomo della strada, hanno dato un contributo fondamentale alla crescita ed all’evoluzione della musica rock, indagando per primi il lato oscuro della natura umana. Il loro è un ghigno piuttosto che un sorriso, perché hanno sempre amato più spaventare che confortare l’ascoltatore.

 

Parole Sante, nonostante le tematiche trattate. I veri demoni del rock inglese di quel periodo erano i Black Widow, i poveri Sabbath vennero fatti passare per essere i più pericolosi dell’universo musicale sulla base di precise scelte di business, che evidentemente esistevano anche allora, cioè alla fine degli anni Sessanta, quelli passati alla storia per gli hippy e le infinite stagioni dell’amore libero. Il legame del gruppo con il Nostro paese ha radici antiche: pare infatti che Il nome Black Sabbath nacque su ispirazione dell’omonimo film di Mario Bava, del 1963, quello con protagonista Boris Karloff, autentico mattatore del genere horror.

Oscuri, persino oscurissimi i Nostri, ma nella realtà delle cose molto meno minacciosi di quanto fossero dipinti, tanto che per scacciare le pressioni nere dalle quali erano perseguitati si procurarono dei grossi crocifissi da indossare, peraltro sempre bene in mostra, quotidianamente. Durante il periodo scandagliato da Cerati i Black Sabbath vivevano una sorta di colpevole sudditanza, da parte dell’intellighenzia albergante nella critica illuminata del mondo musicale inglese, nei confronti di altri colossi del calibro di Led Zeppelin e Deep Purple.

Nonostante tutto, per il sottoscritto, il Sabba Nero di Birmingham è il combo che a tutti gli effetti ha dato il via alla musica heavy metal, utilizzando a proprio favore le evidenti componenti tipicamente hard rock e progressive, ingredienti con i quali erano abituati a convivere Tony Iommi, Geezer Butler, Bill Ward e Ozzy Osbourne.

Stefano Cerati, all’interno delle 208 pagine del libro – privo di foto della band, le uniche immagini riguardano le sole copertine dei dischi – sviscera con la giusta passione senza scadere nella stucchevolezza una serie di platter che hanno fatto la storia della musica dura. Nell’ordine: Black Sabbath, Paranoid, Master Of Reality, Black Sabbath Vol.4, Sabbath Bloody Sabbath, Sabotage, Technical Ecstasy e Never Say Die!

Dopo la presentazione generale di rito per ognuno di essi si entra nel vivo canzone per canzone, tramite la disamina della stessa come se si trattasse di una recensione vera e propria, quindi vengono snocciolati aneddoti, dati tecnici, leggende e talvolta anche esperienze personali dell’autore, visto che negli anni ha intervistato più volte i vari membri dei Black Sabbath. Interessante scorrersi il testo di ogni pezzo in lingua inglese – pubblicata dopo aver passato la fase di controllo qualità operata da Geezer Bultler in persona in altra sede – ma soprattutto la traduzione in italiano successiva, esercizio che di certo non fa mai male a nessuno, a prescindere. La parte finale del libro, davvero intrigante, è dedicata alle bonus track, ossia alle invero poche canzoni che sono uscite al di fuori dei full length di cui sopra.  

Masters Of Reality non è uscita per soli completisti, l’opera non ha la pretesa di rappresentare a 360° un periodo musicale appartenente a una delle band più importanti della storia del rock, anche perché a oggi riguardo i Black Sabbath esiste una bibliografia particolarmente nutrita, ma effettuare un’operazione inedita di vivisezione nei confronti della singola canzone e del singolo album, visto che si tratta in molti casi di realizzazioni cardine che fanno parte dell’epopea del Metallo e della musica in genere.        

Stefano “Steven Rich” Ricetti