Dream Theater Last Songs: il quarto decennio (2015-2025)


Avevamo interrotto il racconto della band all’uscita dell’album omonimo nel settembre 2013, con la suite Illumination Theory, la prima con Mike Mangini alla batteria. Proseguiamo, dunque, il nostro special con la quarta e ultima parte per arrivare ai nostri giorni e fare un bilancio complessivo. Buona lettura!
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La gestazione dell’album successivo richiese più tempo del previsto. John Petrucci in veste di mastermind assoluto decise di prendersi il tempo necessario per comporre i testi e la trama di un nuovo ambizioso concept album. L’ultimo album per Roadrunner Records tuttavia fu molto criticato, anzitutto per la scelta atipica di proporre un concept in due parti sulla falsa riga di prodotti ben più articolati come quelli targati Ayreon. L’idea di Petrucci era quella di regalare ai fan una storia sci-fi con tanto di mappa e cornice distopica vicino al classico Fahrenheit 451. Peccato la trama si avvicini troppo a quella di 2112 dei Rush e che nella scaletta del concept manchino pezzi metal, a favore di una lunga serie di ballad più e meno riuscite. L’album comunque stupisce per la quantità di sonorità proposte e l’ampio ventaglio di atmosfere e dinamiche messe in campo. Si passa da momenti marziali a inni, parentesi pop e plot twist inaspettati.
Da segnalare l’assolo di Petrucci in “A New Beginning” (sul finire del primo disco), mentre il sipario si chiude con la hit “Our new world”, nel suo piccolo un brano orecchiabile, ben cadenzato e con un drumwork chirurgico di Mangini. Esiste anche una versione con Lzzy Hale come special guest e per un attimo possiamo sognare e pensare a come sarebbe stato questo concept se ci fosse stato un vero cast di cantanti come nel regno di Arjen Lucassen…
Ps il vero epilogo del concept è la title track “Astonishing”, pezzo non troppo memorabile, introdotto da “Power down” (intermezzo dei NOMACS che prefigura l’uso di IA in ambito musicale). Oggi è disponibile anche il libro di Peter Orullian che ha reso in forma romanzo la storia di Gabriel e Lord Nafaryus.
Like your father once said
Life is not what you’re given
It is how you decide to live
On the path you have chosen
So together we’ll build a new world
A better world
We’ll build a new world
Our new world

https://www.youtube.com/watch?v=c_m-NngPzJA
| Creatività | Tecnica | Testi | Longevità |
| ★★★☆☆ | ★★★☆☆ | ★★★☆☆ | ★★☆☆☆ |
Conclusa la collaborazione con Roadrunner dopo cinque studio album, la firma per InsideOut Music (etichetta che raccoglie grandi band prog del più e meno recente passato) dimostra che la band di Petrucci non vuole fermarsi e per rilanciare il proprio trademark nel 2019 dà alle stampe Distance over time, disco più compatto rispetto al precedente The astonishing e con sonorità di nuovo metal. Registrato presso gli Yonderbarn Studios (ci sono alcuni video online che testimoniano le fasi di lavorazione, includo Petrucci nei panni di chef navigato), contiene una manciata di brani discreti e un unico vero highlight, l’ultima canzone in tracklist. Parliamo di “Pale blue dot”, pezzo che si rifà alla fotografia della Terra scattata dal Voyager 1 nel 1990 e così denominata dal grande astronomo Carl Sagan. Il rapporto di John Petrucci e la fantascienza è di lungo corso; la musica progressive si presta a questo connubio (così come quello con il mondo del circo e della follia); già i testi di Metropolis pt I erano fantascientifici, non va dimenticato. Il risultato è una composizione che stupisce per i tempi dispari sciorinati, a partire dall’incipit al fulmicotone con i 19/16 di Mangini a dettar legge. Questo a riprova del fatto che in quasi tutti gli album dei nostri c’è almeno un brano (o due) che spicca sugli altri e merita la riproposizione in sede live, come avvenuto con “Pale Blue Dot” nel dvd Distant Memories.

God creators
Dream destroyers
Knowledge seekers and bold explorers
Hopeful children, mothers and fathers
All on this place we call our home
Adrift in space we’re on our own
But who’s out there
To save us from ourselves?
https://www.youtube.com/watch?v=jsRT8ee97eo
| Creatività | Tecnica | Testi | Longevità |
| ★★★☆☆ | ★★★★★ | ★★★☆☆ | ★★★☆☆ |

Gli anni Venti
Il nuovo decennio non prevede pause nella carriera del gruppo di NYC. Come secondo disco per InsideOut, A view from the top of the world si dimostra un buon album, che vale il primo Grammy Award della band, conquistato con l’opener “The alien”, brano tecnicamente eccelso che mette in mostra tutta l’abilità di Mike Mangini, nella band ormai da un decennio. Questo è, tuttavia, anche il quinto e ultimo album che lo vede in line up e probabilmente il migliore, alla pari con A dramatic turn of events, uscito nel 2011. La lunga title-track che chiude il disco resta impressa per la prima parte cadenzata e la sognante sezione centrale, peccato per un refrain non all’altezza, con un LaBrie troppo sottotono. Non sappiamo quanto questa canzone sarà longeva e verrà riproposta in futuro, difficilmente a breve la risentiremo nei concerti. Il tema affrontato è quello degli sport estremi e della sfida tra l’Uomo e i propri limiti. Di sicuro i Dream Theater sono stati i titani del prog. metal aprendo la strada a un nuovo modo d’intendere la musica e continuano a farlo con coerenza ineccepibile.
To face a new adventure
To conquer the insane
Lured into madness
Addicted to the pain
Reaching for the summit
On the threshold of defeat
Rightfully joining
The ranks of the elite

https://www.youtube.com/watch?v=6LNpxCGb9Dg
| Creatività | Tecnica | Testi | Longevità |
| ★★★☆☆ | ★★★★☆ | ★★★☆☆ | ★★☆☆ |
E veniamo infine al recente Parasomnia con il ritorno del “figliol prodigo” Mike Portnoy. Dopo un riavvicinamento graduale (collaborazione con Petrucci per il suo album solista e terzo capitolo dei Liquid Tension Experiment), il batterista dai mille progetti paralleli si vede accolto nuovamente nella sua band storica per celebrare i 40 anni dei Dream Theater (ma sarebbe meglio dire Majesty-DT). Dietro alla reunion c’è sicuramente un intento commerciale, ma anche una componente affettiva, senza contare il fatto che suonare il repertorio della band a quasi 60 anni (70 per Rudess!) sa di ultima chiamata.
Il sedicesimo studio album punta tutto sul fil rouge del sogno e dei disturbi del sonno. “Night terror”, “A Broken man”, “Midnight messiah” sono pezzi discreti, lo stato di salute della band si conferma su buoni livelli, l’alchimia è tornata magicamente quella degli anni Zero. Le due canzoni migliori del platter sono tuttavia quelle finali. Parliamo della ballad “Bend the clock”, con un Petrucci sugli scudi come ai tempi di “The spirit carries on” o “Goodnight kiss”, e la suite “The shadow man incident”. Quest’ultima è, senza se e senza ma, il capolavoro del platter e racchiude l’essenza che si è salvata del sogno theateriano. A detta della band è un misto tra la colonna sonora di Star Wars e sonorità yiddish, ma ricorda anche la follia dei già citati Liquid Tension Experiment e, a tratti, i fasti di Scenes from a memory. La sezione strumentale è bellissima e Rudess regala un assolo di pianoforte per palati fini, cosa che aspettavamo da tempo. Non a caso la suite è attualmente in setlist per l’ultima parte del tour di Parasomnia e i fan ringraziano sentitamente. Avremmo voluto vederla inclusa anche nell’ultimo live dvd, ma il concerto di Parigi immortalato è stato registrato prima dell’uscita ufficiale di Parasomnia.

Standing at seven feet tall he’s a sight to behold
Tales of the man in the hat surfaced centuries ago
Wearing a flowing black cloak and a watch on a chain
He stands in the corner in darkness as you go insane
Fighting for breath as the incubus sits on your chest
The night demon waits as you dream, standing over your bed

https://www.youtube.com/watch?v=SoPbFAFbAgA
| Creatività | Tecnica | Testi | Longevità |
| ★★★☆☆ | ★★★★☆ | ★★★☆☆ | ★★★☆☆ |
Conclusione
Ripercorsa la storia quarantennale dei Dream Theater attraverso le loro canzoni d’epilogo, alcune domande sorgono spontanee. Anzitutto, cosa resta dei primi DT oggi? Sicuramente la dedizione al lavoro e a una professionalità sempre al centro delle preoccupazioni della band. Virtuosi erano e virtuosi rimangono, votati al proprio strumento e a una resa live che non deluda i fan. I capelli sono in parte bianchi, le rughe non mancano, mnete la strumentazione è all’avanguardia e tirata a lucido. La simbiosi tra umano e artificiale (ma anche tra ars longa e vita brevis) continua a riproporsi come se corde, tasti e tamburi fossero un tutt’uno nella vita di Petrucci e compagni.
L’anonimo figlio di un programmatore pc, il ragazzo coreano già violinista, il batterista ossessivo divoratore di musica, il key wizard dal pizzetto canuto e il cantante canadese che fatica ma non molla… Oggi sono mostri sacri venerati da almeno due generazioni di fan: cos’hanno ancora da dire? Tutto e niente, verrebbe da rispondere. Scritte più di 100 canzoni, venduti più di 10 milioni di dischi, con una fama acclarata su ogni continente, l’auspicio che tutti nutrono è quello di vedere l’ultima fase della loro carriera chiudersi in modo degno e senza cadute di stile. Chissà, forse saremo ancora qui a raccontare il cinquantesimo dei DT e altre last song da ricordare…
Se avete letto tutte le parti del nostro approfondimento, ecco, come ultima proposta, la nostra top 5 delle suite dei Dream Theater: condividete il podio? Segue la playlist completa dei brani analizzati nello special.
- A Change Of Seasons
- Six Degrees Of Inner Turbulence
- Octavarium
- The Count of Tuscany
- The Shadow man incident
| 01. When day and dream reunite | 1989 | Only a matter of time (6:36) |
| 02. Images and words | 1992 | Learning to live (11:30) |
| 03. Awake | 1994 | Space-Dye Vest (7:30) |
| 04. A change of Seasons | 1995 | The big medley (live, 10:33) |
| 05. Falling into infinity | 1997 | Trial of tears (13:07) |
| 06. Scenes from a memory | 1999 | Finally free (12:00) |
| 07. Six degrees of inner turbulence | 2002 | Six degrees of inner turbulence (42:02) |
| 08. Train of thought | 2003 | In the name of god (14:15) |
| 09. When Dream and Day Reunite (live) | 2004 | Metropolis pt.I* (14:20) |
| 10. Octavarium | 2005 | Octavarium (24:00) |
| 11. Systematic Chaos | 2007 | In the presence of enemies (9+16:38) |
| 12. Black clouds and silver linings | 2009 | The count of Tuscany (19:16) |
| 13. A dramatic turn of events | 2011 | Breaking All Illusions (12:25) |
| 14. Dream Theater | 2013 | Illumination Theory (22:17) |
| 15. The astonishing | 2016 | Our new world (4:12) |
| 16. Distance over Time | 2019 | Pale Blue Dot (8:25) |
| 17. A view from the top of the world | 2021 | A view from the top of the world (20:24) |
| 18. Parasomnia | 2025 | The shadow man incident (19:32) |