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Recensione libro: Backstage, Storie di Metal italiano

Di Stefano Ricetti - 22 Febbraio 2024 - 8:29
Recensione libro: Backstage, Storie di Metal italiano

Backstage

Storie di Metal italiano

di Alessandro Rubino

Pagine: 250

COD: (ISBN) 978-88-31327-72-5

€18,00

Edizioni Epoké

 

 

 

Negli anni la letteratura metallara riguardante l’Acciaio fatto musica di casa Nostra si sta pian piano sempre più rimpolpando. Numerose sono infatti le biografie uscite fino ad ora, riguardanti band più o meno altisonanti, ma quello conta poco, in fondo, l’importante è che vi siano delle storie interessanti da raccontare. Alcune di queste realizzazioni potevano essere maggiormente curate – eufemismo – ma spesso le dinamiche che risiedono dietro la nascita di un libro risultano difficilmente sondabili. Va sempre valutata l’effettiva disponibilità della band, il grado di entusiasmo di chi scrive e le eventuali deadline imposte dalla casa editrice. Di fatto, poi, però accade che se il volume ufficiale del gruppo “X” è stato stampato, anche se con risultati deludenti, esso preclude eventuali successive uscite maggiormente mirate, sempre riferite a quella band. Quantomeno a livello di mercato italiano e nella stragrande maggioranza dei casi. Da qualche tempo, poi, hanno iniziato a essere pubblicati dei romanzi che abbracciano le tematiche legate all’heavy metal nostrano, rielaborandole in funzione di un racconto, il più delle volte valevole.

Sino a oggi mancava un tomo che scandagliasse i ricordi di un po’ di addetti ai lavori della Siderurgia tricolore, un contenitore in grado di raccogliere l’aneddotica da backstage, ma non solo, dei nostri eroi in salsa nazionale. Ci ha pensato Alessandro Rubino, apprezzato frontman dei Crying Steel – sua la voce nell’imminente Live and Thunder – per il tramite di Backstage, Storie di Metal italiano, un tomo di  250 pagine griffato da Edizioni Epoké.

La peculiarità del suo operato risiede nella totale italianità che ha saputo restituire all’opera. Un lavoro  equivalente legato a complessi inglesi, tedeschi o americani avrebbe sortito un aroma totalmente differente. Il gusto, il profumo e anche il lezzo, talvolta, del drappo tricolore annodato alla passione per l’heavy metal e i suoi derivati emanato dai vari intervistati permane unico nel suo genere, quantomeno se paragonato alle nazioni sopra menzionate.

Già, perché all’interno di Backstage, al netto di qualche fastidioso refuso, straripa la passione, la voglia di farcela, la convinzione e la consapevolezza di muoversi all’interno di un sistema Paese – immaginando esista – perennemente “Contro”, senza tradizione, storicamente poggiato sul melodico, un background che pesa come un macigno e di certo non aiuta quando si varcano i patri confini. Momenti on the road nei quali ci si sente terribilmente soli e in uno stato di perenne lotta per dimostrare il proprio valore. Difficile abbattere gli stereotipi, anche nel 2024, benché vada rimarcato che le cose siano migliorate, su questo fronte, grazie un po’ a tutti quanti.

Il leitmotiv di Backstage è lo stupore, quel sentimento fanciullesco che si trasforma in gioia e in soddisfazione personale subito dopo nel momento in cui ti giri e sullo stesso palco stai suonando con Alice Cooper piuttosto che David Coverdale, oppure entri in confidenza con i tuoi eroi di sempre dopo anni di sangue amaro e porte sbattute in faccia. Dentro il libro di Rubino vi sono le testimonianze di personaggi tenaci, gente che s’è fatta e continua a farsi un mazzo così, spesso senza godere delle luci della ribalta, che ha girato per i palchi di tutto il mondo e suonato in situazioni al limite dell’accettabile  ma non ha mai mollato di un millimetro. Riuscendo a cavarsi, nello stesso tempo, anche tantissime soddisfazioni. Fra poesia e prosa, scaturiscono racconti di una semplicità e naturalezza disarmanti.

Ovviamente, come da prassi, oltre al sentimentalismo e i ricordi maggiormente seriosi, non mancano gli episodi pecorecci, componenti fondamentali della letteratura HM, che altrimenti diverrebbe terribilmente tediosa. Quindi fan invadenti, imbucati vari, mezzi meccanici obsoleti, freddo patito, sbronze colossali, vomitate imperiali, minzioni ove non si dovrebbe, assegni a vuoto. In secondo piano, per usare un eufemismo, la sfera degli intrattenimenti sessuali… molto probabilmente, onde evitare sconquassi, talvolta è meglio sottacere.

Per ogni protagonista coinvolto – l’elenco, doveroso, è a fine recensione – al quale è stata concessa la massima libertà d’azione, l’autore premette un’accuratissima biografia così da poter inquadrarne al meglio la carriera a livello personale, di band, di pubblicazioni e collaborazioni varie.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

Elenco dei protagonisti coinvolti dentro Backstage: Tiziano Spigno (Extrema), Simone Mularoni (DGM), Carmelo Orlando (Novembre), Alessio Garavello (A New Tomorrow), David Folchitto (Stormlord), Gabriele Rustichelli (Klogr), Sergio Pagnacco (Vanexa), Pier Gonella (Necrodeath), Aydan Elvenking (Elvenking), Jack Meille (Tygers Of Pan Tang), Federico Puleri (Vision Divine), Trevor (Sadist), Alex Staropoli (Rhapsody Of Fire), Mr Baffo (Nanowar Of Steel), Andrea Buratto (Secret Sphere), Fabio Dessi (Arthemis), Diego Marchesi (Kingcrow), Titta Tani (The Horror Legacy), Alessandro Conti (Trick Or Treat), Giorgio Terenziani (Arthemis), Claudio Pisoni (Skanners), Martino Garattoni (Ne Obliviscaris), Riccardo Canato (Rhyme), Franco Nipoti (Crying Steel), Luana Caraffa (Belladonna), Denis Borgatti (Gli Atroci), Michele Luppi (Whitesnake), Roberto Tiranti (Labyrinth), Pino Scotto (Vanadium), Flegias (Necrodeath).