AOR

Recensione libro: More Than a Melody, Origini e Golden Age dell’AOR

Di Stefano Ricetti - 11 Giugno 2026 - 8:00
Recensione libro: More Than a Melody, Origini e Golden Age dell’AOR

MORE THAN A MELODY

Origini e Golden Age dell’AOR

di Salvatore Sciumè

384 pagine

Formato: 16×23

ISBN: 979-12-82379-00-7

24,00 €

Tsunami Edizioni

 

È sempre impresa ardua definire con certezza l’inizio di un genere musicale. Non esiste una data e un nome preciso depositato nello studio di un Notaio ma è altrettanto vero che cercare di fare chiarezza sia esercizio utile quantomeno per inquadrare delle situazioni.

Quanto segue costituisce il parere dello scriba e, sebbene possa essere largamente condiviso, non rappresenta la verità assoluta: peraltro, in casistiche come questa, non esistono certezze incondizionate ma punti di vista differenti, quindi opinabili.

Indi, se l’heavy metal è nato con i Black Sabbath, lo Speed con gli Exciter, il Death con i Possessed e il Black con i Venom, l’AOR ha preso inizio con l’album omonimo dei Boston, nel 1976.

Già, ma cos’è l’AOR?

L’adult Oriented Rock, come ben scritto nelle pagine introduttive del libro More Than a Melody, Origini e Golden Age dell’AOR, ultimo nato in casa Tsunami Edizioni è un genere in grado di rappresentare la sintesi più elegante, ambiziosa e melodica dell’hard rock, della teatralità del Glam, dell’orchestrazione epica del Pomp Rock fino alla durezza dell’heavy metal ove le tastiere giocano un ruolo centrale.

Ma meglio di tante parole vale l’esempio tangibile, basti ascoltare Hi Infidelity dei Reo Speedwagon o Escape dei Journey per capire cosa sia l’AOR.

L’autore del tomo, Salvatore Sciumé, poi, nei primi capitoli indugia sulle varie diramazioni o sotto etichette dello stesso, così da fornire un quadro il più esaustivo possibile della fenomenologia che poi utilizzerà per definire i molti dischi passati al setaccio.

Che alla fine delle 384 pagine risulteranno più di 400 a siglare un lavoro monumentale di ricerca e raccolta, a partire dagli anni Settanta sino ad arrivare al 1986. Saggiamente, Sciumé, per ogni capitolo, organizzato in modalità cronologica, fornisce una breve fotografia della situazione musicale e sociale di quel momento storico in modo da facilitare la miglior chiave di lettura per poter assaporare al meglio le disamine sugli album trattati.

Accanto agli obbligatori Boston, Journey, Survivor, Toto, Reo Speedwagon, Foreigner, Loverboy, Kansas, Magnum trovano spazio chicche della portata di Aviary, Axe, City Boy, Storm, Airplay, Martin Briley, dischi di assoluto valore artistico che quando uscirono in tempo reale non ebbero libero accesso alle meritate luci della ribalta.

Non mancano gli addentelli a chi dell’AOR ha sempre parteggiato per la sua componente robusta – ovviamente contestualizzata – su tutti gli Icon di Night of the Crime e i Le Mans di Le Mans, poi Grand Prix (Samurai), Lionheart (Hot Tonight), Coney Hatch (Friction), i Phenomena col disco omonimo, gli Shy di Tony Mills [R.I.P.], che presterà la sua voce ai Crying Steel di Stay Steel del 2018, per chiudere con i Tobruk di Wild on the Run, compagine che in diverse occasioni aprì per i Motörhead.

Splendida l’immagine in quarta di copertina, che poteva senza dubbio scalzare quella poi scelta per il libro, senza dubbio bella, ma di minor impatto.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti