Live Report: Sonata Arctica, Delain e Winterborn a Milano

Di - 30 Novembre 2009 - 0:05
Live Report: Sonata Arctica, Delain e Winterborn a Milano

Foto e live report a cura di Stefano Vianello.

Serata all’insegna del power metal melodico quella dello scorso 25 novembre che ha visto i finlandesi Sonata Arctica con il valido aiuto di Winterborn e Delain intrattenere i suoi fans accorsi al PalaSharp di Milano per godere di una serata di buona musica. Puntuale come un orologio svizzero, lo spettacolo inizia alle 19 precise, sorprendendo coloro che sono bloccati nella lunga coda del guardaroba che ha appena aperto; la scelta della location, ovvero il suo cambio (il concerto era inizialmente previsto all’Alcatraz), si rivela azzeccata per ospitare un evento di questa importanza, sebbene il locale venga riempito solo a metà.

WINTERBORN


A scaldare per primi la folla di questa fredda e umida giornata milanese ci pensano gli ottimi Winterborn: la band finlandese è in gran forma e, nonostante un audio ancora non perfetto, esalta la folla con il suo power metal veloce e melodico. Purtroppo il tempo a disposizione e solamente di trenta minuti e in un attimo la band lascia la scena, esaltando però la folla che li invoca a gran voce e viene ripagata dal gruppo con un lancio dal palco di una manciata di cd del loro ultimo lavoro in studio.

DELAIN

Un quarto d’ora per sistemare gli strumenti ed ecco arrivare sul palco gli olandesi Delain capitanati dalla carismatica Charlotte Wessels. Il gruppo inizia subito nel migliore dei modi la sua performance, ma un problema tecnico all’impianto audio rovina il secondo brano Stay Forever, estratto dall’ultima fatica in studio April Rain. Nonostante tutto, la band non si perde d’animo e continua il proprio live nel migliore dei modi: le canzoni scorrono una dopo l’altra, The Gathering, Virtue and Vice, Control The Storm, tutte eseguite in maniera impeccabile. Chiudono la serata con Nothing Left altro brano estratto dall’ultimo album. La band è veramente in forma e l’affascinante Charlotte sembra non essere mai affaticata. Purtroppo però anche qui l’audio non è perfetto, gli strumenti hanno un volume decisamente più alto rispetto alla voce, che in quel poco che si riesce a capire non fa mai errori. Lasciano il palco con la folla sempre più in delirio per l’attesa della band headliner della serata.

SONATA ARCTICA

Dopo poco più di mezzora si abbassano le luci e parte in sottofondo l’intro del nuovo disco, Everything Fades to Gray e la folla entra in delirio. I componenti dei Sonata Arctica entrano uno alla volta sul palco e inizia lo spettacolo. Uno dopo l’altro scorrono brani estratti più o meno da tutta la discografia (viene stranamente lasciato fuori Winterheart’s Guild): la canzoni estratte da The Days of Grays  dal vivo rendono piuttosto bene, anche se la mancanza delle orchestrazioni pompose presenti sul disco si sente parecchio, specialmente su The Last Amazing Grays in cui il vuoto lasciato è piuttosto evidente. Al momento di proporre Fullmoon, parte un siparietto abbastanza divertente in cui Tony Kakko invece delle solite parole improvvisa un improbabile jodler che porta addirittura il tastierista a sbagliare l’intro di pianoforte, scatenando le risate di tutta la platea. Finalmente la canzone inizia, ma è lampante quanto il singer sia in difficoltà con le tonalità piuttosto alte del brano: la soluzione è far cantare il pubblico per buona parte della durata e lo stesso accadrà durante l’esecuzione di 8th Commandment.
Le voci che davano Kakko per influenzato o comunque con problemi alle corde vocali vengono dunque confermate da questi evidenti cali. Piccola perla che ci regalano i nostri è Last Drop Falls proposta in un duetto con Charlotte dei Delain, che a causa di o problemi tecnici al microfono, o proprio per la voce che manca a Tony, verrà eseguita interamente dalla singer olandese. Dopo una breve pausa, il carismatico, nonché affaticato, Kakko propone una discutibile We Will Rock You cantata insieme al pubblico, per poi partire con le ultime canzoni che vanno a comporre la scaletta di questa serata all’insegna del power metal, In Black And White e Don’t Say a Word.
Fuori dalla setlist rimangono inspiegabilmente brani che hanno fatto la storia della band quali Black Sheep, The Cage o My Land, i quali grazie alla velocità e alla potenza avrebbero fatto la felicità di molti fans, delusi dai troppi mid-tempo.
In totale i Sonata Arctica calcano il palco per circa un’ora e dieci minuti: una performance breve dovuta sicuramente ai problemi di salute sopra citati e decisamente sottotono per il gruppo finlandese che ci aveva abituati a prestazioni live di ben altra caratura.

Setlist:
1. Everything Fades To Gray (intro)
2. Flag In The Ground
3. Paid In Full
4. Caleb
5. The Last Amazing Grays
6. As If The World Wasn’t Ending
7. Fullmoon
8. Last Drop Falls
9. Juliet
10. Solo di tastiera + solo di chitarra
11. Replica
12. 8th Commandment
13. We Will Rock You (cantata con il pubblico)
14. In Black And White
15. Don’t Say a Word
16. Vodka Song / Everything Fades To Gray