Thrash

Anthrax: Frank Bello racconta l’assassino di suo fratello, “Non lo augurerei al mio peggior nemico”

Di Valeria Campagnale - 29 Giugno 2026 - 13:00
Anthrax: Frank Bello racconta l’assassino di suo fratello, “Non lo augurerei al mio peggior nemico”

Frank Bello, bassista degli Anthrax, si è messo a nudo nel podcast Beardo and Weirdo raccontando l’omicidio di suo fratello Anthony, consumatosi nel marzo del 1996. Bello ha descritto nei minimi dettagli la reazione a alla perdita, due settimane di ossessione e buio che lo portarono a girare armato e a dare la caccia al killer, un’esperienza limite oggi documentata tra le pagine del suo libro di memorie.

“Vi racconto la storia completa. Il 25 marzo 1996 mi trovavo nel mio appartamento a New York. Charlie [Benante], il mio batterista, è mio zio, siamo parenti. Credo fossero le 21:30 o le 22:00, quando ho sentito qualcuno correre su per le scale. All’improvviso iniziano a bussare violentemente alla mia porta. Ero sul divano a guardare la TV. Mi sono chiesto: ‘Ma che cazzo…?’. Vado ad aprire ed è Charlie. Mi dice: ‘Devi venire subito. Hanno sparato ad Anthony. È morto’. Sono crollato sul pavimento. È tutto vero”, ha raccontato Bello.

Il musicista ha poi descritto il doloroso calvario del processo penale nel Bronx, dove si è trovato faccia a faccia con l’assassino di suo fratello.

“Abbiamo affrontato il processo ed è stato un incubo. Sembrava un film di Scorsese, con questi tizi che facevano i duri, quelli che volevano entrare nella malavita, tutte quelle sciocchezze, sapete? Era una storia grossa, se ne parlava molto. Mio fratello era uno che sapeva farsi valere con i pugni; l’anno prima aveva avuto una rissa con un paio di persone e aveva messo al tappeto uno di loro. Questo tizio voleva vendetta, conosceva certa gente, bla bla bla… È diventata una cosa brutta e ci hanno trascinato nel sistema giudiziario penale di New York, nel Bronx. Non lo augurerei al mio peggior nemico. Entravi in aula e vedevi quel pezzo di merda che l’aveva fatto, insieme ai suoi amici e alla sua famiglia, e dall’altra parte c’era la mia famiglia. Quando quel viscido usciva in manette, cercava di fissare i miei familiari con aria di sfida. Io e l’altro mio fratello rimasto stavamo per saltargli addosso, volevamo farlo, ma ci siamo trattenuti perché sarebbe stato un colpo troppo duro per mia madre.”

Nei quindici giorni seguenti Bello è sprofondato nel buio, all’insaputa di tutti ha recuperato una pistola e ha iniziato a spiare la sua vittima di notte diventando un’ossessione.

“Sia chiaro, non sono un duro, ma c’è un livello di merda che non si può tollerare. È stata pesante. Per farla breve, è stato orribile. Subito dopo l’accaduto ci sono state due settimane di oscurità totale in cui non me ne fregava più niente di essere negli Anthrax, o se un giorno un altro uomo avrebbe sposato mia moglie… non importava nulla. Sapevo solo che quel tizio aveva ucciso mio fratello. Così ho iniziato a fare gli appostamenti sotto casa sua. Questa è la verità, è scritta nel mio libro. Giravo in macchina, aspettavo lì tutta la notte, dalle nove di sera alle quattro del mattino. È andata così. Non avevo mai posseduto un’arma in vita mia fino ad allora, ma me ne procurai una. La mia famiglia non sapeva nulla, nessuno immaginava cosa stessi facendo. Eravamo solo io e il buio più totale.”

A salvarlo fu la lucidità di capire che dare sfogo alla propria rabbia avrebbe solo causato altra devastazione alla sua famiglia.

“Non sapevo nemmeno chi fossi, perché, ripeto, non sono un duro, era emerso un lato di me che non conoscevo. Non voglio nemmeno più pensare a quell’uomo che ero diventato, sono solo grato che le cose siano andate diversamente. Dopo due settimane ho iniziato a riflettere: ‘Se lo faccio, non mi importa della mia carriera o di cose del genere, ma mi importa della mia famiglia. Se lo faccio, ci sarà una ritorsione. Poi faranno fuori me e mia madre perderà un altro figlio. Chi vorrebbe questo?’. Quando inizi a fare questi pensieri, la mente comincia a ripulirsi, ritrovi la lucidità e speri solo che esista una sorta di karma a questo mondo. A volte c’è, anche se per quanto ne so, in questo caso non è ancora arrivato. Ma credo che il vero karma sia stato riuscire a combattere quegli impulsi, essere ancora qui a fare le proprie cose, a vivere la propria vita al meglio, esserci per propria moglie, per propria madre e per l’altro fratello rimasto.”

Bello ha racchiuso il racconto del suo crollo e della successiva rinascita nell’autobiografia “Fathers, Brothers, and Sons: Surviving Anguish, Abandonment, and Anthrax”, pubblicata il 2 novembre 2021. Scritto insieme all’autore britannico Joel McIver e introdotto dalla prefazione di Gene Simmons dei Kiss, il libro non si limita alla morte del fratello, ma scava anche nei nodi centrali della sua vita, l’abbandono del padre, la carriera negli Anthrax e la storica perdita di Cliff Burton dei Metallica.