Heavy

Beppe Riva Pillars: recensione CIRITH UNGOL (Frost & Fire)

Di Stefano Ricetti - 9 Ottobre 2010 - 0:20
Beppe Riva Pillars: recensione CIRITH UNGOL (Frost & Fire)

CIRITH UNGOL
FROST&FIRE
LIQUID FLAMES RECORDS
1980

Recensione tratta dalla rivista Rockerilla numero 22, del marzo 1982
 

Gothic-Death Rock!

Dedicato ai fans dell’HM americano che non hanno mai perso la “Fede”.

Approdiamo infine alla terza isola dell’arcipelago heavy metal presso le coste del Pacifico, ed istantaneamente realizziamo di esserci inoltrati in tutt’altre sfere, in una tetra ambientazione evocante trapassati scenari europei: sullo sfondo di una plumbea cappa nuvolosa, foriera di climi tormentosi, si stagliano rovine gotiche e sculture rupestri orrendamente mutilate; issato su di esse, un marmoreo semidio lancia la propria sfida all’ignoto… Vittime di un’illusione? No, la cinematografia internazionale ha appena riscoperto il fascino del leggendario-mitologico, in film quali “Excalibur” e “Clash Of The Titans”, e non può stupire che la bizzarra Hollywood ne fornisca una risposta anche in chiave musicale.

Pure in questo caso, l’America non è aliena da “presenze” storiche che tradussero la lezione dell’hard “favolistico” inglese: ad esempio i newyorkesi DUST di Richie Wise (l’uomo che agì dietro le quinte del successo dei primi KISS). L’Hard-Attack dei Dust (1972), presentava forse la prima cover di Frank Frazetta a base di pugnaci guerrieri vichinghi, ed un sound di forte ispirazione “eroica”. Quindi, proprio a Los Angeles vivevano la propria effimera stagione di gloria i CENTAURUS, esplicitamente suggestionati dal “lato occulto” degli Zeppelin di Jimmy Page, noto appassionato di stregoneria.

I CIRITH UNGOL si muovono lungo coordinate analoghe, anche se strutturalmente il loro sound è accostabile all’hard “architettonico” degli Iron Maiden, richiamato dalla possente sagomatura epica dei riffs. La formazione, ridefinitasi a quartetto dopo l’incisione del debut album, si avvale inoltre della collaborazione di Michael Moorcock, autore di science-fiction già noto negli ambienti rock per l’apporto prestato ad Hawkwind e Blue Oyster Cult.

Cirith Ungol, il cui logo mostra due scheletri genuflessi in preghiera, non sono comunque elementari rifacitori del dark sound inglese, ed il loro cosiddetto GOTHIC-DEATH ROCK è tempestato di momenti atipici, che ne salvaguardano l’originalità dell’impronta; condannarli perché avvertono la seduzione di cicli mitici non appartenenti alla loro terra, non mi sembra operazione legittima.

Accostiamoci, ad esempio, alla carismatica title-track, “Frost & Fire“: l’approccio non nasconde similitudini con il sound di Iron Maiden, ma la punteggiatura ordita dal basso Rickenbaker di Michael Flint si discosta assai dallo stile di Steve Harris; la voce urlante, degli acuti stridenti, di Robert Garven ostenta la propria, sicura identità, ed anche i duelli chitarristici fra il leader Greg Lindstrom, responsabile finora dell’intera produzione dei Cirith Ungol e di Jerry Fogle prendono le loro distanze dai classici giri armonici della Vergine di Ferro. Altri episodi sono nettamente anticonvenzionali, come l’irreale “What does it take“, percorsa dal raggelante sibilo del synth di Greg, che mi ha suggerito l’accostamento con la strana concezione di “metallo mutante” dei Punishment of Luxury di “Laughing Academy“, oppure “Maybe that’s why“, una funerea nenia elettrica interamente strumentale, lugubre e stagnante, dove ritengo che Cirith Ungol raggiungano il loro massimo grado di evocazione gotica.

Anche il resto di “Frost & Fire” (LP su etichetta “privata” Liquid Flames), verte sul rock duro di pregevole fattura, e mi auguro che le notizie vociferanti Cirith Ungol prossimi ad una svolta più decisamente heavy, non celino uno scadimento verso forme più tradizionali, prive del marchio di fuoco dell’esordio.

Nel frattempo, parallelamente ad essi, altri ensembles offrono consistenza alla corrente “gotica” del L.A. HM, come i BEOWULF (dal nome di un’antica saga europea), che hanno realizzato l’LP “Slice of lite“, DEMON FLIGHT e PANDIMONIUM (questi ultimi provenienti dall’Alaska!), che si ricollegano idealmente al macabro muro del suono dei Sabbath, ed infine METAL CHURCH (da S. Francisco), che su un impianto claustrofobico alla Motorhead, sovrappongono lyrics ossianiche, proponendosi come il contraltare d’Oltreoceano dei perfidi Venom.

E questo può bastare, per le vostre serate “forti”…

BEPPE RIVA

Articolo a cura di Stefano “Steven Rich” Ricetti