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Intervista Killing Joke (Jaz Coleman) 2005

Di Michele Savoldi - 3 Gennaio 2021 - 9:00
Intervista Killing Joke (Jaz Coleman) 2005

Intervista a Jaz Coleman (Killing Joke) da parte di Mickey E.Vil (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM). In fondo alla pagina è possibile ascoltare la stessa in versione audio con sottotitoli. Buona fruizione.

2 luglio, 2005. Stadio Euganeo di Padova, Festival di Radio Sherwood. E’ pomeriggio e mi sto aggirando per le bancarelle di questo bell’evento musicale e culturale. All’improvviso mi ritrovo davanti lui, mr. Jaz Coleman: cantante dei Killing Joke, direttore d’orchestra, compositore, scrittore, profeta dell’Apocalisse. Gli chiedo se gli va di rilasciare un’intervista e lui, più che felice di farlo, mi invita in una zona più tranquilla dietro una delle bancarelle dove ci viene offerto qualcosa di buono da fumare…il resto lo trovate qui sotto: vi consiglio sì di leggere l’intervista (o meglio, le nostre meravigliose chiacchiere) ma anche di ascoltarla, dato l’incredibile personaggio in questione! Ps. La storia del nostro incontro è stata inclusa nel libro di recente pubblicazione, A Prophecy Fulfilled di Chris Bryans.

Dove stai vivendo in questo momento, caro Jaz?

Vivo proprio dietro l’angolo dove stanno gli altri Killing Joke, siamo tutti a Praga al momento! Abbiamo uno studio là, una sala prove ed è un momento bellissimo perché dopo 27 anni viviamo ancora tutti insieme. Poi abbiamo un posto su un’isola in Nuova Zelanda e talvolta viviamo in Svizzera: siamo sempre in movimento!

Cosa ci dici della tua attività orchestrale?

Sì, sto iniziando con la Sidney Symphony Orchestra per un anno, negli ultimi quattro anni ho lavorato con la Prague Symphony Orchestra, con la London Symphony Orchestra, la London Philarmonic, la Royal Philarmonic…molte orchestre, poi ho fatto un’opera in italiano…

Quanti dischi hai registrato con l’orchestra?

Quindici! Quartetti d’archi e cose varie, sinfonie, quartetti…qualcosa lo puoi trovare, altra roba è più difficile da trovare. Adesso sto iniziando ad occuparmi io di tutto.

Qual è il tuo compositore classico preferito?

Mi piacciono certe sinfonie e certe cose di molti compositori differenti…ma ascoltami: se mai sarai depresso per prima cosa dovrai capire perché il giovane Beethoven voleva trasporre in musica le parole di Schiller e alla fine della sua vita ci è riuscito, con la Nona Sinfonia! E se capisci le parole della Nona Sinfonia…

…“Freude, schöner Götterfunken, Tochter aus Elisium…”

Le conosci, eh? Si parla della fratellanza tra gli uomini, questa grande fraternità…Beethoven è uno di noi! Ho vissuto proprio accanto a casa sua a Praga, dove ha scritto la Nona!

Davvero? Ti avrà ispirato!

Sì, inoltre ho avuto il grande privilegio di dirigere dallo stesso palco sul quale è stato Mozart! Sai, Praga era la Mecca e lo è ancora, ecco perché ci sono andato la prima volta. Ma quando guardi l’architettura di Praga, in un modo strano puoi sentire anche la musica dei Killing Joke (risate).

Cosa puoi dirci dell’ultimo album?

Sto lavorando a un disco nuovo!

Quello legato alle zone di guerra?

Esatto…è strano, andiamo in posti diversi, registriamo e quando pensi che vedrai una terribile povertà, probabilmente scriverai qualcosa di oscuro e deprimente…ma alla fine non lo fai! Finisci per scrivere qualcosa che assomiglia ad una celebrazione perché ti rendi conto di quanto sei fortunato! Le cose più importanti sono gli amici, gli affetti, una bottiglia di vino, del formaggio, un filone di pane e qualcuno da amare (risate)!

Questa è saggezza, amico! Quale formazione suonerà stasera?

Allora, Raven, Geordie, io e un nuovo batterista…ha la metà dei nostri anni, ne ha 23 ed è il migliore dei nostri batteristi in Inghilterra! E’ parte della famiglia, ha firmato per cinque anni come nell’esercito (risate)! Siamo una vera e propria unità famigliare…

Com’è stato lavorare con Dave Grohl (per Killing Joke, nel 2003)?

Un grande divertimento, Dave è davvero una persona adorabile, un uomo buono. Ti ricorda che anche quando incontri gente come Jimmy Page, persone di grande successo, si tratta di persone che mangiano, cagano e muoiono come te, no? Possono avere una grande casa, potersi permettere una grande macchina, il loro vino sarà migliore ma alla fine mangiano, cagano e muoiono (risate)!

Cosa pensi del successo di una canzone come The Wait dopo la cover dei Metallica?

Grazie dei soldi (risate)! E’ stato bello, ne avevamo bisogno!

Davvero?

Sì, abbiamo sempre bisogno di soldi…e anche tu (risate)!

Assolutamente…com’è il tuo rapporto con Londra, oggi?

Assolutamente negativo (risate)! Odio Londra, uno dei posti peggiori: non amo l’Inghilterra, non amo Londra…il mio posto preferito in Inghilterra è Heathrow, per andarmene…nel salotto di prima classe (risate)!

Ok, ma cosa ricordi di Londra nel 1976-77?

Oh, quelli erano tempi davvero diversi…un’epoca fantastica, un’epoca in cui chiunque era in una band! Anche se non sapevi suonare nessuno strumento, chiunque suonava qualsiasi cosa ed era in un gruppo! Il venerdì entravi in studio e il lunedì eri già nei negozi di dischi…tre giorni per passare dallo studio di registrazione al negozio di dischi! C’erano migliaia di etichette discografiche, è stato come un Rinascimento e la cosa bella era che in quel periodo non c’erano rock-star. Oggi l’attitudine è diversa…quanti gruppi camminano effettivamente di fronte al palco prima che il concerto inizi? Non ce ne sono molti che incontrano la gente che ha vissuto la loro musica…mi rende molto triste, tutti vogliono essere rock-star e la cosa peggiore è che secondo me suonare e cantare dovrebbero essere una cosa di tutti! Come in Italia, che dopo un buon pasto qualcuno si alza e canta, o quando qualcuno si sente triste…stiamo perdendo tutto questo, stiamo perdendo questo spirito! Non dovrebbero essere solo musicisti e artisti professionisti a suonare e a fare musica, dovrebbero farlo tutti…credo davvero che cantare renda felici! Quanta gente canta, ormai, per essere felici? Nessuno! Ascoltiamo la radio, guardiamo la televisione, i DVD e questa tradizione è andata persa…nel nostro piccolo, coi Killing Joke facciamo musica Folk, in Inghilterra non avevamo musica Folk del tipo le canzoni dei nostri padri. Non le avevamo e le abbiamo create…e ora siamo noi i padri (risate)!

…tra l’altro “folk” significa “popolo”…

Sì, significa musica ordinaria per la gente…

Quando pensi al Punk pensi ad una forma di reazione sociale?

No, io lo intendo in un modo molto individuale: Punk per me significa io che dirigo un’orchestra, Punk per me significa essere pagato dalla Regina per lavorare alla Royal Opera House, cosa che ho fatto. Punk per me è cambiare l’inno nazionale neozelandese, altra cosa che ho fatto. Tutte queste cose sono Punk! Punk significa trovare la tua strada, la tua individualità…non ha niente a che vedere con il modo di vestirsi e non è nemmeno un tipo di sound! E’ un’attitudine, uno stile di vita: credere nel Rinascimento e credere tanto in se stessi.

Vero…Qual è la cosa più divertente che ti sia capitata durante la carriera dei Killing Joke?

Oh, ce ne sono troppe! Sono successe così tante cose fantastiche, così tanti concerti fantastici, abbiamo incontrato gente così incredibile…penso che la gente che incontri durante il percorso sia la cosa migliore! Le esperienze che vivi…sono troppe, non riesco nemmeno a spiegarle: coi Killing Joke o semplicemente con la musica, le esperienze che i Killing Joke mi hanno donato sono fantastiche! Ecco il nostro piccolo gruppo che suona qui stasera, ma abbiamo influenzato centinaia di band! Quello che ho apprezzato di più è che ho tenuto insieme la mia famiglia, devi ricordartelo: se ami la tua gente devi tenere unita la tua famiglia. Se qualcuno non è felice devi far sì che lo sia, devi far sì che tutti abbiano abbastanza soldi, cibo e un posto dove vivere…questo fa di te un uomo (risate)!

…non stare sul palco per le groupies!

No, quello non mi interessa…non siamo una band Heavy Metal (risate)!

Qual è il tuo gruppo preferito al momento? O uno dei tuoi gruppi preferiti, qualche band che ti piace…passate e presenti.

Oh, parlerei di canzoni e non band perché non amo nessun artista in particolare: non mi piace tutto quello che hanno fatto Beethoven o Mozart, mi piacciono brani e pezzi di molti compositori! Mi piace pensare in termini di canzoni che hanno davvero influenzato i Killing Joke: ovviamente dobbiamo parlare dei Sex Pistols e anche dei Public Image, credo che i loro primi due album abbiano segnato un cambio radicale, con la musica Reggae e il Punk che si mischiavano dando vita a questo ibrido che creò un’intera nuova ondata che interpretava la musica, senza categorie! Quando provi a fare qualcosa ti ficcano in una categoria: a me nemmeno piace la parola punk!

Cosa intendi con la parola punk? Immondizia?

Beh, molte persone pensano che il Punk sia moda e questo non ha niente a che fare con lo spirito…

…ma nei dizionari? Punk può significare…

…non ho guardato, è interessante! Naturalmente nei dizionari americani significherà qualcosa di diverso rispetto a quelli inglesi.

Cosa pensi della situazione del mondo, oggi?

Sempre peggio! Ovviamente è peggiore ma la mia attitudine verso essa è: spero che sia migliore del mio passato…ovviamente tutto è fottuto, il riscaldamento globale è una realtà e fa sempre più caldo; non c’è abbastanza acqua nel mondo, stiamo assistendo ad un disastro ecologico! Riuscire a nutrire la gente nel mondo è un’impresa folle, stiamo bruciando troppi carburanti fossili…cosa pensi che succederà? La Terra diventerà come Marte per come vanno le cose, no? Ma il modo in cui ci penso è questo: l’obbiettivo dei Killing Joke sono due villaggi, uno in Nuova Zelanda e uno in America del Sud. Due eco-villaggi, due progetti a cui stiamo lavorando, non si tratta di musica ma è comunque Killing Joke: abbiamo ecosistemi sostenibili, voglio una biosfera e risorse sostenibili. Questa è l’idea, io credo in un movimento fatto di persone lontane dalla città, verso zone rurali o di campagna. Dai un’occhiata all’Argentina, dove non ci sono banche, tutto è fottuto per la privatizzazione e la globalizzazione…non c’è più nulla! Se peschi del pesce lo scambi con delle scarpe, chi fa le scarpe le scambia se vuole il pesce…anche il baratto è il futuro! Bisogna trovare una nuova strada e andarsene dalle città: se vuoi dei figli e credi nel futuro, lascia le fottute città amico! I prezzi cresceranno sempre di più e dovrai coltivare il tuo cibo e sopravvivere per conto tuo, presto il denaro cartaceo non significherà più nulla e nei prossimi cinque anni ci sarà un crollo economico. Dovrà essere così e poi cosa succederà quando sarai affamato e vorrai del cibo? E ti prenderanno i soldi per l’affitto…che cazzo succederà? Mica potrai ucciderli tutti (risate)!

E la gente si trasferirà in questi villaggi?

E’ l’unico modo per sopravvivere, naturalmente…se avranno delle biosfere potranno controllare la luce perché farà molto caldo e sarà molto luminoso e dovremo essere in grado di gestire le risorse per il cibo.

Qual era l’ispirazione per il video di Love Like Blood?

L’idera era che quando fai arte, scrivi col tuo sangue: è la tua anima, significa quello che sei. Non è un concetto, si tratta di far uscire il tuo fottuto sangue, tagliarti il braccio e scrivere col sangue perché si tratta di te! Anche morire per la propria arte è molto, molto importante…e viverla!

Ma l’aspetto visuale del video era ispirato all’Armata Rossa sovietica?

L’idea era quella di morire per un ideale. Se vuoi approfondire ti consiglio Yukio Mishima naturalmente…in fin dei conti amavamo le sue opere e amavamo anche il modo in cui visse la sua vita…

E la sua morte…!

E la sua morte fu abbastanza perfetta, sì!

E’ stato pazzesco…Seppuku (il suicidio rituale dei Samurai)!

Esatto, Seppuku…un uomo coraggioso!

E per quanto riguarda la letteratura?

Letteratura? Uhh…da dove dobbiamo cominciare? Allora, se parliamo dell’Inghilterra il nostro più grande poeta è stato T.S. Eliot che però era americano! Ma amava l’Inghilterra più ancora dell’America, perciò puoi venire da qualsiasi posto: puoi essere italiano e amare Bali, essere balinese se la ami abbastanza…sii libero, suvvia, sii libero in questo senso! Ma in termini di letteratura ci sono così tanti libri…credo che come letture essenziali potrebbero esserci Il Mago di John Fowles, lo consiglio decisamente perché è un grande romanzo; poi direi il primo libro del Mare della fertilità che si intitola Neve di primavera: questo è il più romantico dei romanzi, meglio di Romeo e Giulietta di Shakespeare! Poi direi…potrei andare avanti per sempre coi libri…

Film!

Film? Ok! Credo che Apocalypse Now sia fantastico…poi direi L’ultima onda, l’hai visto?

No…

Devi vederlo, devi recuperare una copia de L’ultima onda di Peter Weir! Parla dei sogni e delle tribù aborigene ai giorni nostri: se vedi questo film nel momento giusto, piangi! Grande arte e grande poesia, è davvero fantastico e ti fa piangere…e quando non riesci a parlare, si tratta di un lavoro davvero di talento!

Hai mai fatto colonne sonore?

Molte…Walt Disney (risate)!

Quale film?

Mulan!

Davvero?

Sì, ho fatto Mulan con Vanessa Mae…

Com’è fare colonne sonore, difficile?

Lo detesto! Odio lavorare con quei segaioli (risate)! Ohh, ne ho fatte un po’ di colonne sonore ma non mi piace, davvero.

Qual è la tecnica, quella di sincronizzare la musica?

Devi cambiare la musica spesso perché la gente ama i cambiamenti e tu devi essere flessibile. Io non sono così flessibile, preferirei essere il regista oltre che il compositore della colonna sonora! Il prossimo anno il film sui Killing Joke uscirà in tutto il mondo, sarà finito per il prossimo anno! Ho anche composto la musica e recitato per L’anno del diavolo, un film ceco che puoi trovare su internet.

Quali sono i piani immediati per i Killing Joke?

Finire il disco, altre zone di guerra e un altro tour quest’anno!

Un messaggio finale per i ragazzi, per la gente?

Beh…i Killing Joke sono una famiglia molto grande e se capite il suo stile di vita e la musica, sapete una cosa? Venite ed unitevi alla nostra famiglia (risate)!