Metalcore

Intervista Motionless in White (Chris “Motionless” Cerulli)

Di Davide Sciaky - 8 Dicembre 2019 - 11:43
Intervista Motionless in White (Chris “Motionless” Cerulli)

Intervista a cura di Davide Sciaky

Ciao Chris, come stai?

Sto bene.
Siamo al quarto show di otto giorni di concerti consecutivi.

Un programma intenso.

Sì, quindi cerco di preservare le mie energie il più possibile.

 

Il vostro nuovo album, “Disguise”, è uscito circa sei mesi fa. Sei contento di come è stato accolto, soprattutto le nuove canzoni che avete suonato dal vivo?

Questo è il nostro primo tour in Europa da quando abbiamo pubblicato l’album.
Negli Stati Uniti è andata bene, sembra che i fan in America vogliano un mix di canzoni nuove e vecchie, mentre da quando siamo qui abbiamo visto una risposta molto più calorosa per le nuove canzoni, mi ha sorpreso molto, c’è una differenza palpabile tra l’eccitazione per le canzoni nuove e quelle vecchie.
Questa è stata una cosa fantastica per noi, perché vogliamo suonare le canzoni nuove e pensiamo di poterlo fare senza deludere i fan.

Capisco la sorpresa, di solito magari ci vogliono un paio di tour perché i fan assorbano completamente la nuova musica.

Sì, sì, esatto.

 

Hai una canzone preferita da cantare dall’album?

Sì, nei due tour che abbiamo fatto finora con le canzoni nuove la mia preferita è probabilmente ‘</c0de>’, è una delle canzoni con più energia tra quelle nuove e i fan… suoniamo la canzone a metà del set ed è come se riaccendesse l’entusiasmo del pubblico, quindi mi piace molto.
È molto difficile da cantare.

 

Puoi parlarmi dei testi? C’è un concept?

Sì, la maggior parte dei testi delle canzoni sono basate su momenti difficili che ho affrontato, in particolare dal punto di vista mentale nell’ultimo paio di anni, ci sono due canzoni che riguardano dei problemi che la band ha avuto internamente, tra di noi, nelle nostre vite private.
Quindi sostanzialmente l’album è una sorta di valvola di sfogo per la forte negatività che c’è nella nostra vita, nella mia testa, ed è stato il mio modo di fare uscire questi sentimenti per poterci lavorare e stare meglio.
Tutte, tranne forse un paio di canzoni, riguardano queste cose.

 

Questo è il vostro primo album con Justin Morrow, com’è stato lavorare con lui in studio?

È stato forte: è entrato nella band alla fine del nostro lavoro in studio, è arrivato ed è subito diventato uno di noi, ha cominciato immediatamente a lavorare con noi su di una canzone.
È perfetto per noi, com’è arrivato si è adattato subito alla band e non c’è stato bisogno di alcun periodo di transizione, è stato subito un, “Eccomi qui, mettiamoci al lavoro” e così quella canzone su cui ha lavorato è venuta molto bene, ‘Undead Ahead 2’.

 

 “Disguise” è il vostro quinto album: giusti a questo punto avete sviluppato una routine di scrittura delle canzoni, o preferite cambiare le cose di volta in volta?

Penso che con album cerchiamo di fare qualcosa che non abbiamo ancora fatto, ma può succedere qualunque cosa: ormai conosciamo qual è il nostro posto e ci lasciamo la libertà di fare qualcosa che si spinga anche oltre, di solito è in quei momenti che succedono le cose migliori.
Ad esempio, c’è una canzone, ‘Catharsis’, che è molto diversa da quello che facciamo di solito ed è nata semplicemente dicendo, “Fanculo, proviamo qualcosa di nuovo”.

 

Ecco, questo risponde un po’ alla mia prossima domanda: quando iniziate a lavorare ad un nuovo album, in che modo lo approcciate? È più un “Vogliamo un album che suoni assolutamente Motionless in White”, o un “Vogliamo sorprendere gli ascoltatori”?

Penso sia un po’ di entrambi: sicuramente abbiamo trovato un sound che ci piace, che pensiamo sia il nostro sound, quindi vogliamo continuare in quella direzione; ma bisogna anche dire che ci si annoia a fare sempre le stesse cose, quindi vogliamo anche spingerci oltre questi limiti per vedere quanto il là possiamo andare sia nella direzione della musica heavy che in quella opposta.
Penso che sia quello che ci fa sentire bene dello stare in un ambiente creativo, il cercare di non porci troppi limiti.

Hai nominato prima ‘Undead Ahed 2: The Tale of the Midnight Ride’, canzone per cui avete fatto un video animato che personalmente mi dà un po’ l’idea di un concept art di un videogioco. Com’è nato questo lavoro?

Conoscevamo delle persone che lavorano nell’animazione che hanno fatto dei lavori che ci piacciono, quindi una volta pubblicata la canzone ci siamo detti, “Okay, proviamo a fare qualcosa di diverso”.
All’epoca per fare un vero video, un video tradizionale, non c’era il tempo, ma volevamo fare qualcosa per questa canzone quindi ci siamo detti di provare con un video animato dato che non l’avevamo mai fatto prima.
Gli animatori hanno ascoltato la nostra idea, i testi e hanno creato questo video.

Siete stati coinvolti direttamente nella creazione del video, in quello che si vede nel video?

No, di solito negli altri video siamo molto più coinvolti nella stesura di una storyline, ma in questo caso è stato un caso di, “Ci piace quello che fate, seguite la vostra vena creativa e a noi va bene”.

 

Parlando di coinvolgimento, quanto siete coinvolti in tutto quello che riguarda la band all’infuori della musica?

Siamo molto, molto coinvolti in quasi ogni aspetto della band.
Ci sono ancora tante cose su cui purtroppo non riusciamo a mettere parola, ci sono cose su cui non si può fare niente, ma per ogni decisione creativa, che si tratti di magliette, copertine, video di canzoni, qualunque cosa, noi ci mettiamo sempre del nostro.

 

Quanto è importante l’estetica della band per voi? Per esempio, se un giorno per qualche motivo non poteste indossare i vostri abiti di scena per un concerto sarebbe “meno Motionless in White” per voi?

Mi sembra così strano anche solo pensare di andare sul palco senza le nostre cose.
Ci sono alcuni show, magari quando suoniamo ad un festival all’aperto, sotto al sole in cui penso, “Oddio, perché non mi tolgo tutto di dosso?!” [ride].

Diventa una sauna con tutta quella roba addosso.

Sì, ci sono dei giorni in cui mi metto solo degli occhiali da sole e non mi metto il make-up ma… sì, penso che l’outfit sia una parte così integrale della nostra band, è un altro lato della musica, che ci permette di avere un lato un po’ più scenografico, e questo è quello che ci piace della band.
Sarebbe strano cambiarlo, ma magari un giorno in cui farà davvero molto caldo penseremo di farne a meno [ride].

Poi tra dilatatori e tutti i tuoi tatuaggi c’è tanto del tuo aspetto che comunque non puoi cambiare.

Già, e ci sono delle volte che ci penso e mi dico, “Se avessi la possibilità di fare tutto da capo, ne rifarei così tanti?” e a volte la risposta è sì, a volte è no.

Parli dei tatuaggi?

Sì, penso che principalmente sia un sì, solo vorrei aver fatto le cose diversamente, ma mi piacciono comunque tanto.

Comunque, sono parte di te, diventano una parte importante di te e sono anche il modo in cui ti presenti alla gente.

Esatto, penso che i tatuaggi siano un modo figo di esprimersi, che tu sia in una band o meno.
Io mi sono sempre fatto disegni che mi piacciono, o cose buffe che ora ho addosso, ma è divertente vedere come quasi vada di pari passo essere in una band e avere tatuaggi, è quasi come una parte della divisa del musicista.
Comunque, sì, mi piacciono molto i tatuaggi, solo vorrei non averne qualcuno di quelli che mi sono fatto [ride] sicuramente vorrei poter tornare indietro.

Tecnicamente penso tu possa, c’è la rimozione laser, no?

Ci sto lavorando proprio ora [indica le proprie mani].

Infatti, stavo notando che quei tatuaggi sono abbastanza sbiaditi.

Sto cercando di rifarli, di arrivare al punto in cui sono abbastanza sbiaditi per poterci fare qualcos’altro sopra che mi piace davvero.
Li ho fatti entrambi quando ero molto più giovane e non mi piacciono per niente.

Cosa sono, Tartarughe Ninja?

No [ride] onestamente non so cosa siano, un artista me li ha fatti senza che io ci pensassi troppo, ma ora davvero vorrei non averli e ci sto lavorando su.

Sai già cosa farai al loro posto?

Non lo so ancora, ma qualcosa che mi piaccia davvero, questa volta [ride]