Hard Rock

Intervista Pino Scotto

Di Stefano Ricetti - 17 Marzo 2008 - 11:13
Intervista Pino Scotto

Intervista al vulcanico Pino Scotto, una delle icone del Metallo Italiano, in occasione dell’uscita del Suo Cd + Biografia cartacea intitolati “Datevi Fuoco – Lo Scotto da Pagare”, già in vendita nei negozi. Premetto che l’ascolto e la lettura del libro che poi hanno originato la recensione pubblicata su TrueMetal sono stati effettuati DOPO questa Nostra chiacchierata.

Pino rappresenta uno spaccato imprescindibile della storia dell’hard’n’heavy e di seguito fuoriescono alcuni aneddoti davvero divertenti come quando i Vanadium hanno registrato A Race With the Devil nel 1983 oppure l’arrivo all’aeroporto di Linate del produttore Lou Austin…   

Buona lettura

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

Nella Foto: Pino Scotto all’ultimo Italian Gods of Metal

Allora Pino, iniziamo con un tuo commento “track by track” dei brano contenuti in Datevi Fuoco.

COME NOI – parla di razzismo, della paura di quello che non conosciamo, è una denuncia di questo stato di cose. L’ho cantata con J.AX degli Articolo 31 e di questo pezzo uscirà un video fra poco, lo proporremo il 22 marzo al Rolling Stone di Milano, quando ci sarà la presentazione di tutto il pacchetto (Cd+Biografia). J.AX è molto più rocker di tanta gente che si atteggia, credimi! E’ addirittura più inca**to di me… Poi i rapper in Italia spesso denunciano molto di più di tanti metallari di oggi: demoni, spade, elfi… e dai! Ci sono anche GL degli Extrema e Lella dei Settevite che hanno fatto i cori.

IL GRIDO DISPERATO DI 1000 BAND – è prosieguo di Streets of Danger, che avevo fatto con i Vanadium e parla di ‘sti merdosi di discografici delle Major in Italia: tutta gente stipendiata che si fa i ca**i propri e a cui non frega un ca**o di vendere i dischi… Davvero: si fanno i ca**i loro e anche di peggio, ma mi fermo qua altrimenti mi denunciano… personaggi che alle sei di sera timbrano il cartellino ed è finita la giornata… Ho voluto cantarla insieme a Morby perché lo ritenevo uno dei più adatti: è uno che rispetto tantissimo e che da anni si fa un culo così per l’HM, proprio come me.

DIO DEL BLUES – quando ho scritto questo pezzo ho pensato ai miei nipotini, in particolare ad Alessandro, il figlio di mio fratello. Pensa che quando suonavamo con i Vanadium andavamo a casa sua insieme a suo padre. Eravamo ancora tutti sudati e carichi d’adrenalina e ‘sto ragazzino scendeva dal letto e ci guardava incuriosito perché vedeva tutti ‘sti capelloni. Francesco, il cantante nel brano, ha suonato con me per un piccolo periodo, lui viene dal blues, dal rock’n’roll. Dio del Blues è molto Zeppeliniana e ho naturalmente pensato a loro.

PIAZZA SAN ROCK – un altro mid tempo Blues… e non potuto non pensare a Bud, ai suoi esordi come Bud Blues Band… Alla chitarra c’è Dario “Kappa” Cappanera, anche Lui della Strana Officina e poi ho chiamato Fabione Treves, mio grande amico, per piazzarci dentro un assolo di armonica micidiale. Piazza San Rock è il luogo ideale dove alberga il vero Rock, il rispetto, la compassione e l’amore per la vita: un luogo dove dare la possibilità alla gente di sognare, come fanno in altri paese dove danno delle somme per chi suona. Qui da noi la gente se ti chiede cosa fai e tu rispondi il musicista ti richiede… Ok, ma di lavoro vero cosa fai?

Proprio come ha scritto Biff nella sua biografia… hanno iniziato a non chiederglielo più quando i Saxon sono diventati famosi.

Si, infatti, quello che conta qui da Noi è dimostrare che si hanno i soldi e si ha successo. Se poi uno ruba o spaccia non frega un ca**o a nessuno, basta che abbia il denaro.

SEGNALI DI FUOCO – è una denuncia sociale, pensa che questo testo l’ho scritto più di dieci anni fa ed è ancora attualissimo. C’è una parte che recita: “ti hanno fatto credere che poi sarebbe andato tutto okay ma ti han fegato tutto ormai ti fotteranno pure lei la situazione qua non va non ci va più”. Qui qualche giorno arrivano in casa, ti fottono la moglie e la figlia, ti rubano i soldi, ti prendono a schiaffi e se ne vanno e non succede niente dopo. Questo è come siamo ridotti in questo paese di me**a. C’è gente ubriaca che ammazza bambini in bicicletta e poi li mettono in un residence a scrivere un libro. Processi su processi, trentamila pratiche che paghiamo noi che vanno avanti da quarant’anni e non si arriva a niente. Ci ha cantato Olly dei The Fire, ex Shandon, una persona stupenda.

LE STELLE CADENTI – ho voluto mischiare il Reggae con l’Hardcore: una contaminazione strana, perché a me piace sperimentare, come musicista. A me il termine metallaro sta stretto. Mi serviva una voce un po’ Death e ho chiamato quindi Trevor dei Sadist.

GUADO 3000 – è un testo di speranza, una ballad che ho scritto quando ho incontrato una mia amica, di notte, e lei mi ha raccontato quello che le era successo: nel giro di due mesi le era capitato di tutto e la settimana prima aveva pensato addirittura di farla finita.

DISPERANZA – parla di speranza, come è facile arguire: ci sarà un Dio che a un certo punto ci aiuterà. Alla batteria c’è Mario Riso dei R.A.F. e alla chitarra Steve Angarthal dei Fire Trails.

PREDATORI DELLA NOTTE – l’ho cantata insieme con Enrico Ruggeri e alla chitarra c’è Gigi Schiavone. Parla dei mostri che abbiamo nella mente e che escono di notte, quando sei al buio e non riesci a dormire e quindi saltano fuori tutti demoni che si hanno nella testa.

LULU’ – l’ho scritta quando c’è stata la guerra in Libano e parla di questa donna fra le bombe e le macerie. Mi ha fatto l’onore di cantarla con me Roberto Tiranti e all’ascia c’è Pier Gonella, sempre dei Labyrinth.

CODA DI COMETA – è un inno a una trasgressione, una roba molto anni settanta.

GAMINES – parla dei bambini di Rio e di Bogotà, quelli che dormono nelle fogne. L’ho cantata insieme con Aida Cooper e il grande maestro Mauro Pagani mi ha fatto l’onore di farmi un assolo di violino che ha fatto diventare magico questo pezzo. 

Chi avresti voluto come special guest sul disco e non sei riuscito a coinvolgere?

Roy Paci, che continua a contaminare la musica italiana con la musica etnica. Non è Metal ma è un grande musicista e un grande guerriero. Purtroppo durante le registrazioni era all’estero con i Manu Chao. Poi tanti altri…

Cosa cambieresti a disco finito?

Avrei voluto avere un po’ più giorni di studio. Con tutta la gente che c’è solo 25 giorni sono proprio pochi. Altre band 25 giorni li utilizzono solo per i provini… e io o fatto un disco del genere. In realtà avrei dovuto farlo in 20 giornate ma era davvero impossibile.

Presentami la formazione che ti accompagnerà in tour come PINO SCOTTO

Già dai tempi dei Vanadium mi ero rotto il ca**o di suonare con gente che il Rock non sa neanche cosa voglia dire, magari molto preparati tecnicamente ma poi senza l’attitudine giusta. Dovevano probabilmente fare i monaci ‘sti qua. Il Rock lo devi vivere, non solo suonare, altrimenti sei un operaio. Mi ero quindi rotto i cogl**ni e mi sono messo da solo, fino a che ho incontrato Steve Angarthal, una persona stupenda, oltre a essere un grande chitarrista. E’ nata un’alchimia fra me e Lui a scrivere i brani, come succedeva ai tempi dei Vanadium con Steve Tessarin. Sono nati i Fire Trails ma anche lì mi sono reso conto che tenere insieme la band è un casino, veramente un casino, c’è sempre qualche coglione che si crede onnipotente e invece non capisce un ca**o.

Ok Pino… ma la formazione?

Ci arrivo…
Pensa che all’Italian Gods of Metal abbiamo suonato gli stessi pezzi del Gods of Metal di due anni fa, dai… mi scappa da ridere. A settembre io e Steve avevamo finito di scrivere i brani per il nuovo Fire Trails: andremo in studio con calma nei buchi da qui in avanti e siccome c’era sta biografia di Zoia mi è venuto in mente di mettere insieme questo progetto. Ho suonato con un chitarrista che si chiama Steve Volta, uno che ha fatto il tributo a Malmsteen e ha una band chiamata Pandemonium e ho chiamato lui all’ascia – c’è anche sul disco in due pezzi – , alla batteria c’è Manuel, che ha suonato in gruppo Pop che ha fatto San Remo e la basso c’ è Marco Castelli , uno che suona come Billy Sheenan, ha fatto un disco di Fusion ultimamente, è uno del giro qui a Milano. 

Steven Rich & Pino Scotto

Pino, adesso un po’ di amarcord! La storia dei Pulsar.

Minchia Steven, qui ci va mezza giornata!
Va beh: iniziai prestissimo, comunque, dopo il militare, a Napoli, avevo deciso di smettere di suonare, di lasciare l’ambiente, perché nella band di allora due erano morti di eroina. Poi mi sono  innamorato, sposato e mia moglie è rimasta subito incinta. Qui a Milano mi sono trovato un lavoro e dopo un anno la “bestia” è uscita ancora fuori: la passione per il Rock. Ho iniziato a conoscere un po’ di gente del “giro” qui in città e ho fondato questa band che si chiamava Pulsar. Facevamo Rock Sudista e abbiamo prodotto un 45 giri. Pensa che avevamo un album pronto solo che il discografico, uno di Venezia, andando in vacanza è morto con moglie e figlio in un incidente stradale in autostrada, così il disco non è mai più uscito.

E i Vanadium?

I Vanadium sono arrivati appena dopo. C’era una band nella quale suonava Tessarin e mi hanno chiamato. Ho portato Zanolini, che suonava con me nei Pulsar e abbiamo iniziato a scrivere dei pezzi, oltre a far qualche cover. Neanche il tempo di stabilizzarci e ci hanno chiamato a fare un concerto in Piazza della Scala e praticamente siamo andati lì a improvvisare, non c’era niente di scritto sul serio. Il nome Vanadium è nato da un po’ tutti.

Altra mazzata, Pino. Elenco dischi Vanadium: un commento per ognuno.

METAL ROCK, 1982 
Un sogno, un disco improvvisato. Mi stavo dando da fare per mettere insieme una super band con Joe Vescovi e Fortunato, un bassista. Avevamo già fatto un 45 giri e si andava a Salsomaggiore a provare. Tessarin era via per il militare. A Salso si provava, provava, provava e non succedeva mai un ca**o finché non è uscito il fratello di Mino Reitano – che ringrazio perché ci ha scoperti – , e ci ha detto che la Durium ci voleva far fare un album. A quel punto ho detto: “chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”. Mi sono fatto davvero un culo così per mettere insieme la band, altrimenti la storia dei Vanadium sarebbe finita con il primo 45 giri, altro che balle! Su Metal Rock ha suonato una montagna di gente, fra la quale anche Tessarin, che si era “liberato” del servizio militare. Mancavano dei pezzi, però. Li ho scritti direttamente in studio, all’ultimo momento…

Si, come fanno spesso i Motorhead, che vanno in studio senza niente di pronto e poi scrivono i brani in fretta e furia in studio.

Esatto! Ah,ah! 

A RACE WITH THE DEVIL, 1983
L’abbiamo fatto nello studio di registrazione della Durium, dove c’era ancora il banco che aveva usato Little Tony per fare Cuore Matto! Non c’era automazione, non c’erano computer. Quando mixavamo, tutti insieme mandavamo su o giù il potenziometro a comando: uno gridava “su” e noi, quasi simultaneamente, azionavamo le leve… poi dopo un po’ “giù” e così via…

Ah,ah,ah! Grandissimi! Bellissima ‘sta chicca Pino!

Si, minchia! Una roba allucinante! Però è stato un bell’album, c’era Max Legnani, il nostro manager, quello che fa l’urlo e la risata all’inizio della title track.    
 
GAME OVER, 1984
L’abbiamo fatto in uno studio molto professionale, qui a Milano, quello che adesso ha Mauro Pagani. E’ stato l’album dove abbiamo lavorato di più ed effettivamente era molto ispirato, anche a livello di scrittura. Lo considero un bel lavoro e ho dei bei ricordi a riguardo.
 
ON STREETS OF DANGER LIVE ALBUM, 1985
L’abbiamo registrato in una sera sola, “una botta e via”, vicino a Parigi. Adesso i Live Album li fanno in studio, rifanno le chitarre e le voci. Invece su Streets quello che c’è è quello che è successo quella sera. L’abbiamo registrato, mixato e poi fuori.

Gente ce n’era a vedervi?

Pieno, era pieno, abbiamo suonato con di supporto i Trust… grande band!

BORN TO FIGHT, 1986
E’ stato il nostro album internazionale, diciamo così. Cercavamo un produttore straniero, ce lo permetteva la Durium perché vendevamo i dischi, mica per altro! Abbiamo preso Lou Austin, che aveva già lavorato con i Deep Purple su Fireball, perché me lo aveva consigliato un mio amico chitarrista inglese, conosciuto quando eravamo in tour con Alvin Lee. Born to Fight l’abbiamo registrato nello stesso studio di Game Over, qui a Milano. Ho questo aneddoto: ai tempi possedevo un Maggiolone della Volkswagen e vado a prendere Lou a Linate.

Premetto che noi avevamo tutto pronto e montato in studio. Austin doveva stare qui sabato e domenica: impostava le registrazioni e poi se ne tornava in Inghilterra, perché stava registrando proprio con Alvin Lee. Sono a Linate e lo speaker annuncia “è in arrivo da Heathrow il volo bla bla bla”. Escono tutti e questo non arriva… ho pensato: minchia, mi ha fatto il pacco! Dopo parecchi minuti me lo vedo arrivare con ‘sto zaino, tutto inca**ato, con la denuncia in mano perché la polizia l’aveva pizzicato con 10 grammi di fumo. Questo fumava come una bestia ma la cosa divertente è che sulla denuncia c’era scritto: “Il cane Bingo ha trovato al Sig. Lou Austin… etc etc”
Minchia, a verbale c’era il nome del cane…

Ah,ah,ah… strepitosa Pino questa!!! Ah,ah,ah!

Davvero! Va beh, saliamo in macchina e ‘sto qua, senza le cinture e con la guida a sinistra è rimasto scioccato. Ha fatto il viaggio in Autostrada con me e si cagava addosso, e pensa che io andavo a 40 all’ora, mica avevo in mano una Ferrari! Ah,ah,ah! In studio ha impostato i microfoni e poi se ne è tornato a Londra. Successivamente siamo andati là anche Noi a mixare, ai Ridge Farm Studios. Abbiamo fatto un concerto al Marquee con una diretta in Italia all’interno del programma Discoring della RAI. E’ stato il nostro primo contatto internazionale: molto bello davvero.      
 
CORRUPTION OF INNOCENCE, 1987
Avevamo contattato Bob Rock come produttore, quello che aveva fatto Slippery When Wet con Bon Jovi, ma ci aveva chiesto una montagna di soldi per registrare e in più saremmo dovuti andare in Canada. Abbiamo rinunciato e optato per Jim Faraci, che già aveva collaborato con i Poison. E’ venuto e abbiamo registrato a Grignasco (No), negli studi di Roberto Colombo, il marito di Antonella Ruggeri, ex Matia Bazar, oltre a essere stato anche tastierista nella Pfm. Siamo stati lì 20 giorni a poi abbiamo mixato agli Excalibur Studios qui a Milano.

SEVENTHEAVEN, 1989 
L’abbiamo fatto con Guy Bidmead, che vantava esperienze con Tina Turner e Motorhead. Veramente un grande produttore e il risultato si è sentito, visto che è l’album che suona meglio di tutta la discografia dei Vanadium. Personalmente avrei preferito Seventheaven più cattivo a livello di suoni. In quel momento mi resi conto che l’alchimia all’interno dei Vanadium era in via di estinzione e che si avvicinava la fine del gruppo.

NEL CUORE DEL CAOS, 1995 
In quel periodo mi ero un po’ rotto: prima il fallimento della Durium, poi Seventheaven uscito senza il minimo di promozione e per finire i rapporti all’interno della band erano sempre più freddi. Oh, Steven, ci tengo a precisare: non abbiamo mai litigato… solo che ti rendi conto che se ti trovi solo in sala prove o in giro per i concerti qualcosa non va! Mai un birra insieme… Mi ero quindi messo a fare i dischi da solo: Grido Disperato di Mille Bands(1992) e Progetto Sinergia(1994). Io avevo già scritto i pezzi per un ulteriore mio Album in italiano e alla fine, su pressione di Lio Mascheroni – e non solo di lui – , mi sono fatto convincere a rimettere insieme i Vanadium ed è uscito Nel Cuore del Caos… per me una cagata! E’ venuto fuori un album Pop, altro che HM! Gli arrangiamenti dovevano essere molto più heavy metal, più duri. Se fosse stato il mio disco solista sarebbe uscito quaranta volte più cattivo e invece è venuta fuori una schifezza, per via della produzione scadente.

Nella foto: Pino Scotto versione fine anni Ottanta (circa)

 

Poi ho fatto la raccolta SEGNALI DI FUOCO(1997) dove c’erano due inediti e GUADO(2000), dove ho messo insieme un sacco di gente che aveva piacere nel suonare sui miei dischi.

Successivamente ho conosciuto Steve Angarthal e ho ripensato di mettere in piedi un a band. Siccome c’erano quelli della Underground Symphony che continuavano a scassarmi i marroni sui Vanadium, – insieme ad altra gente – , ho costituito i Fire Trails per fare un disco di tributo a me stesso… ah,ah,ah! Due inediti, Wild Horse e Going On e poi via con brani dei Vanadium.

Sempre sui Vanadium: chi e perché impedì il Vostro trasferimento negli USA?

Solo io e Lio volevamo andare, gli altri si sono rifiutati. Fu un’occasione irripetibile, ci avevano chiesto gli Americani di trasferirci, non era un’idea Nostra… Va beh!

Perché non fai mai Don’t be Looking Back dal vivo visto che c’era sul disco tributo?

Ma perché l’ho fatta per trent’anni e mi sono rotto i cogl**ni! Di ballad dal vivo preferisco non farne se proprio propongo la nuova Wise Man Tale, da Third Moon. Dei Vanadium ho rispolverato On Fire dal primo album e da qui in poi dal vivo farò 7/8 brani tratti da Datevi Fuoco, 4 dei Vanadium e 4 dei Fire Trails.

Sempre riguardo Don’t be Looking Back, a chi è dedicata?

L’avevo scritta per Manuela, una ragazza con la quale mi ero messo insieme ai tempi. Aveva avuto delle brutte storie nel proprio passato e appunto Don’t be Looking Back era il messaggio per far si che lei non guardasse più all’indietro.

Stessa cosa per Easy Way to Love…

Altro pezzo d’amore scritto per un’altra tipa con la quale stavo in quel momento: mi aveva insegnato un modo facile per amare. In passato io avevo sofferto di gelosie mentre con Lei ho avuto una storia bella, limpida e pulita. Easy Way to Love è autobiografica, come la maggior parte dei testi che scrivo.

All’ultimo I-GOM secondo me mancavano gli Skanners…

Sicuramente si, come molti altri! A me è molto spiaciuto per i Labyrinth. Per fare un I-Gom con tutti quelli che avrebbero meritato esserci si sarebbero voluti tre giorni.

Ok Pino, grazie per la disponibilità.

Grazie a te, Long Live Rock’n’Roll  

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti