Thrash

Intervista Punishment 18

Intervista Punishment 18

Come viene prodotto un album? Quali sono le difficoltà e le scelte da affrontare per promuoverlo in modo efficace? Parliamo di questo e di altro con Corrado, responsabile della Punishment 18, label italiana che giornalmente scommette sul valore del Metal estremo, come dimostra la sua “scuderia” che annovera, tra i tanti nomi importanti della scena italiana, band del calibro di Extrema, Vanexa, Nuclear Aggressor, Alkoholizer, Node, Schizo, Delirium X Tremens e l’ultimo acquisto, solo in ordine di tempo, In.si.dia., ma anche tanti gruppi esteri quali i Danesi Battery, i Giapponesi Beyond Description, gli Australiani In-Malice’s Wake e i Greci Cronosphere, solo per citarne alcuni. In passato hanno inoltre lavorato con Punishment 18, con ottimi risultati, i Torinesi Ultra-Violence, gli Australiani Harlott e gli Inglesi Pitiful Reign, ora purtroppo sciolti, e molti altri.

Buona lettura.

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Punishment 18: il nome dell’azienda è indicativo, essendo il connubio tra “Holy Wars ……. The Punishment Due” e “Hangar 18”, i primi due brani di “Rust in Piece”, storico album del 1990 dei Megadeth, band fondamentale del movimento Thrash Metal mondiale. Vuoi raccontare la sua storia? Come nasce Punishment 18 e perché la scelta di dedicarsi, quasi esclusivamente, a gruppi in ambito Heavy, Thrash e Death Metal, rinunciando alla fetta di mercato più ampia data da altri generi che, comunque, in Italia vanno per la maggiore?

Punishment 18 nasce, poco più di dieci anni fa, da un’idea mia e di Marita Mirabella. L’intenzione era dare un supporto al Metal underground italico ed estero, rispolverando anche una parte di vecchi classici. Grande fan dei Megadeth, inizialmente volevo chiamarla “Hangar 18”, ma questo nome era già stato utilizzato da un’altra etichetta estera, per cui, onde evitare problemi, ho cambiato idea, dando origine al nome attuale. 

La scelta di produrre band di Thrash e Death Metal è dovuta, più che altro, ai miei ricordi di gioventù quando, pur ascoltando un po’ tutto quello che è il Metal,  per questi generi nutrivo una vera passione, rimasta tutt’oggi più che viva. Punishment 18 è comunque aperta a qualsiasi prodotto in ambito Metal, basta che sia serio e ritenuto valido.

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In base a quali criteri vengono scelti gli artisti da produrre? Che caratteristiche deve avere una band per entrare a far parte della “scuderia” della Punishment 18?

Come prima cosa ascoltiamo con attenzione il materiale prodotto dalla band che si propone, in genere un demo “fisico” oppure dei file digitali. Se la prima impressione è buona ed il lavoro piace si entra in contatto con il gruppo aprendo un dialogo per capire se si può lavorare assieme e come farlo.

 

Quanto ritenete importante privilegiare un gruppo esordiente?

Dare spazio ad un gruppo che vuole emergere è molto importante, fin da subito. Il Metal è un genere che ha un sottobosco underground molto folto e pazzesco. Molte giovani band sono interessanti ed hanno la potenzialità di poter progredire. Punishment 18 ha sempre puntato su questo.

 

Quanto un contratto può vincolare una band? Ad esempio: può pesare sui tempi di pubblicazione di un album, trascurando le difficoltà che un artista può incontrare in sede compositiva? Può stabilire il numero di album da incidere?

Per quanto riguarda la Punishment 18, di solito si pattuisce, attraverso una scrittura privata, la registrazione di un album. Poi s’inizia a lavorare assieme. Se il risultato delle vendite è positivo si estende la collaborazione ad un secondo disco. Solo per casi particolari il contratto può prevede due incisioni già da subito. Un esempio concreto è stato il rapporto iniziale con i nostrani Ultra-Violence, con i quali abbiamo siglato un accordo per due lavori perché avevano già pronto un primo EP.

Per i tempi, ci si accorda di volta in volta.

 

 

 

Quanta influenza può avere un’etichetta sulla stesura di un album? E’ vero che può entrare nel merito delle scelte personali di una band, facendo, ad esempio, allontanare o inserire un determinato musicista?

Personalmente, se il master proposto dagli artisti piace, non entro nel merito delle decisioni inerenti i loro rapporti interpersonali. Altre realtà possono essere diverse, ma, prendendo come esempio l’ambiente sportivo, se fossi il Presidente di una società non imporrei mai all’allenatore gli atleti da mettere in squadra prima di una partita.

 

Puoi descrivere il processo produttivo che consente di dare alle stampe un nuovo album?

Trovato l’accordo e a disco registrato, la label decide le tempistiche di produzione e valuta l’aspetto grafico della copertina e del booklet. Se questi sono pronti i tempi sono veloci. Poi un’azienda specializzata si occupa della stampa vera e propria sul supporto (CD, vinile, audiocassette). Questi viene successivamente distribuito utilizzando sia i canali tradizionali, sia appoggiandosi ad altre label, con le quali si collabora soprattutto per la diffusione all’estero.

 

Come viene deciso il numero di copie di un album da immettere sul mercato in fase iniziale?

Di solito si sceglie di stampare tra le cinquecento e le mille copie, a seconda di quanto si reputa un album possa vendere nel tempo. Ad esempio, per le band di Thrash Metal underground, si ipotizzano un migliaio di copie in un arco temporale di due anni. Per altri generi si preferisce partire da cinquecento copie, soprattutto per le band minori, in quanto il rischio è più alto.

 

 

 

Quali passi si fanno per promuovere un album? Sono diversi in caso di band emergente rispetto a quelli di una band già affermata?

All’inizio la promozione avveniva tramite accordi con riviste estere, che però portava ad alti costi di pubblicità. Questo sistema favorisce essenzialmente le Major, che hanno più soldi da investire sulle band a contratto, con personale appositamente addetto al lancio.

Oggi la maggior parte della promozione avviene sul web, attraverso i social ed i portali dedicati.

Non c’è differenza nell’organizzare la campagna pubblicitaria per promuovere un disco di una band emergente o di una già affermata. Diciamo che, nel secondo caso, il gruppo può anche appoggiarsi ad un’agenzia di booking, che consente maggiore visibilità. 

 

Quanto importanti sono i video sui social? E le recensioni su una rivista o su un sito come TrueMetal.it? Quali sono le reazioni dell’etichetta di fronte ad una, o più, recensioni negative o ad uno scarso seguito su internet?

L’utilizzo dei social per il passaggio promozionale dei video è molto importante e funziona se questi sono usati a dovere. Anche le recensioni da parte di riviste specializzati servono, soprattutto se il gruppo è emergente. Queste però devono esprimere critiche cognitive, in modo che possano diventare costruttive per la band, aiutandola a crescere. Una recensione pubblicata con il solo scopo di “massacrare” non porta a niente; nella maggior parte dei casi viene poco considerata.

 

 

 

Quale differenza intercorre tra un album autoprodotto ed uno curato da una label?

Se si parla di prodotto finito, la differenza è poca. Essenzialmente la label è in grado di garantire maggiore visibilità ed una distribuzione più capillare.

E’ però doveroso dire che, se una band ha un’intensa attività live, riesce a vendere anche producendosi autonomamente.

 

La copertina è parte integrante dell’album; è importante quanto la musica e completa la sua confezione. Chi sceglie il suo contenuto? L’etichetta può entrare nel merito?   

In alcuni casi il gruppo propone la copertina dell’album che intende pubblicare, in altri si decide assieme il suo contenuto ed a chi farla realizzare.

 

 

 

Come vedi il futuro del Metal in Italia ed all’estero?

C’è sempre molto fermento nel mondo del Metal e le realtà sono molte ed anche varie.

Il Death Metal sta progredendo, così come il Thrash sta avendo un buon risveglio, con tanti giovani che si avvicinano a quel modo di suonare tipico degli anni ’80. Sono tantissimi a comporre ed a suonare, anche se, concretamente, far salire di livello una band oggi non è proprio semplice, mancando i veri eredi dei gruppi di un tempo.

 

La “pirateria” è sempre esistita: prima con le musicassette, poi la masterizzazione dei CD, poi i Peer to Peer. E’ un fenomeno che non è mai stato possibile fermare o controllare. Ora con internet la diffusione online di un album è pressoché immediata ed, in generale, è anche scesa l’attenzione per i prodotti Hi-fi. Quanto questo può danneggiare, non solo la label, ma anche l’artista che viene pubblicato?

La “pirateria” danneggia molto le grandi band, quelle che vengono definite Rockstar. Per le band underground e le etichette minori è comunque un fastidio, contro cui però non si può far nulla. Di contro, nella maggior parte dei casi, la registrazione “estratta” illegalmente da internet è di qualità inferiore rispetto a quella del CD, perché proviene da incisioni non ancora finite, per cui si auspica che venga voglia, a chi la sente, di comprare il prodotto originale. Partendo dal fatto che non è una bella cosa, cercando di coglierne il lato positivo, può essere vista anche come una forma pubblicitaria. 

 

Infine, perché scegliere Punishment 18?

Siamo un’etichetta underground che, nata dalla passione per il Metal, per prima cosa vuole essere seria nei rapporti con i propri clienti, mantenendo con loro un rapporto sul piano umano.

 

 

 

Chiudiamo la chiacchierata lasciando i saluti finali a Corrado, ringraziandolo per la sua disponibilità e le informazioni date, utili per far scoprire, non solo ai musicisti che stanno pensando ad incidere, ma anche a noi fans, che siamo gli utenti finali del prodotto, il lavoro che c’è dietro la pubblicazione di un album, intenso quanto la fatica che gli artisti fanno per comporlo.

Ringrazio TrueMetal.it per lo spazio dedicato alla Punishment 18 ed alla sua realtà. Supportiamo sempre l’Heavy Metal, colonna sonora della nostra vita, con la giusta passione e lo spirito di aggregazione che da sempre infonde.

Per chiunque voglia prendere contatti:

 

corrado@punishment18records.com

www.punishment18records.com

https://www.discogs.com/seller/P18R/profile