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Intervista Sabaton (Pär Sundström)

Di Davide Sciaky - 4 Febbraio 2020 - 13:54
Intervista Sabaton (Pär Sundström)

Intervista a cura di Davide Sciaky

Ciao Par, come stai?

Sto bene, va alla grande, il tour sta andando davvero bene finora, è molto divertente.
È un tour sulla cui produzione abbiamo lavorato per due anni e mezzo, quindi è bello finalmente vederlo andare in scena anche se ormai sembra sia quasi finito.

È passato circa mezzo anno dalla pubblicazione di “The Great War”. Ora che sei un po’ più distante dal disco come ti senti a riguardo?

Mi sento molto bene, sono molto soddisfatto.
Ma ho anche sentimenti contrastanti, sicuramente vediamo i lati negativi, per così dire, di un mondo sempre più controllato dalla distribuzione digitale.
E’ un po’ triste vedere alcune canzoni, canzoni su cui abbiamo lavorato molto e che ci piacciono molto, non ricevere alcuna attenzione per come funziona internet; non dipende dal marketing, da qualcosa che facciamo noi, da nient’altro, solo ed unicamente dai calcoli fatti dai computer che identificano quello che la gente vuole sentire.
Di dieci canzoni sull’album gli algoritmi restringono la scelta e mandano la gente ad ascoltare le top 5.
Questo è molto triste per me, so che tecnicamente per noi è meglio, ma è brutto passare tanto tempo a scrivere canzoni che poi non ascolta nessuno.
Possiamo vedere la differenza tra una canzone come ‘The Red Baron’, che si trova tra queste canzoni in cima alle selezioni, e una ‘A Ghost in the Trenches’: il numero di ascolti sulle piattaforme di streaming è ridicolo se fai un confronto.
Se guardi su cinque anni significa che praticamente la canzone finisce nel cestino ed è inutile; è una gran canzone, ma sfortunatamente non la ascolta nessuno.

Quello che dici mi ricorda quello che mi diceva Plini, non so se lo conosci, qualche anno fa. Per lui con internet e la tecnologia di oggi ormai è inevitabile allontanarsi dal modello “album-centrico”, album-tour-album-tour, per spostarci verso un’industria musicale più basata su singole canzoni, come tra l’altro già succede per alcuni altri generi. Cosa ne pensi?

Abbiamo già fatto un esperimento a riguardo con la canzone ‘Bismark’, abbiamo pubblicato la canzone da sola e ha ricevuto molta attenzione.
Poi qualche mese dopo abbiamo pubblicato l’album, “The Great War”, e solo la metà delle canzoni hanno ricevuto quell’attenzione.
Guardando questi dati mi verrebbe da essere d’accordo, e altri generi l’hanno già fatto da anni, si sono spostati verso pubblicazioni di soli singoli.
Il Metal è il genere più forte per la vendita di dischi fisici, quindi penso che rimarremo ancora attaccati al formato album per un po’. Personalmente mi piace questo formato, dà la possibilità di raccontare una storia come facciamo noi con i Sabaton, ma per altri artisti che scrivono magari dieci canzoni su temi tutti diversi, loro potrebbero benissimo pubblicarle tutte come singoli separati e non penso che verrebbero giudicati negativamente per questo.
Penso che nei prossimi anni vedremo un cambiamento in cos’è effettivamente un album, perché arriverà il momento in cui qualche grossa band, non lo so, potrebbero essere i Rammstein, pubblicherà tre canzoni e dirà, “Questo è il nostro nuovo album” e tutti dovranno accettarlo, il nuovo album dei Rammstein sarà composto da solo tre canzoni.
O chissà a cosa stanno lavorando i Guns N’ Roses, magari pubblicheranno una canzone e diranno, “Questo è il nostro nuovo album”, magari pubblicheranno quattrocento canzoni [ride] chi lo sa.
Penso che la comunità Metal si lamenterà molto rumorosamente quando qualche band tenterà di cambiare questa cosa, ma alla fine lo accetterà.

Questo è il primo album che avete registrato con Tommy, com’è stato essere in studio con lui? E’ cambiato qualcosa nel processo di registrazione rispetto al passato?

Non direi.
Tommy ha molta esperienza in studio, ha pubblicato più album dei Sabaton.
Non è abituato a registrare sotto la supervisione di nessuno, neanche del nostro produttore, di solito registra quando vuole lui nel modo che preferisce, quindi per lui il processo è stato un po’ diverso, ma per noi non è cambiato niente, è stata una registrazione molto veloce e tranquilla.
Lui può dare molto, è un musicista molto bravo in grado di darci molto, aggiungere armonie vocali in un attimo, piccoli dettagli che semplicemente gli vengono in mente e che migliorano le canzoni.

Parlando di chitarristi, Thobbe ha co-scritto ‘Fields of Verdun’ e ha anche suonato un assolo sulla canzone. Gli avete chiesto di darvi una mano, o era un pezzo a cui stava lavorando prima di lasciare la band?

No, era già fuori dalla band.
Un giorno Joakim non riusciva a trovare l’ispirazione, era a Falun, la nostra città, e voleva scrivere una canzone, quindi ha pensato di chiamare Thobbe.
In passato hanno scritto insieme una canzone, ‘Shiroyama’, è un’ottima canzone di Heavy Metal classico e Joakim a volte fa fatica a scrivere canzoni in stile Heavy Metal classico perché ha molte altre influenze diverse, mentre con Thobbe lo stile è molto diretto, ed è esattamente quello che puoi sentire in ‘Fields of Verdun’.

Parlavamo prima di ‘Bismark’, singolo uscito poco prima dell’album ma non presente su “The Great War”. Ovviamente i testi non c’entrano niente col disco, ma ci sono altri motivi dietro alla scelta di escludere la canzone dall’album? Quali sono state le tempistiche, quando avete lavorato al singolo?

Ci abbiamo lavorato prima dell’album, abbiamo lavorato in sessioni diverse al singolo e all’album.
È stato un progetto molto grosso, in particolare dopo che ci siamo messi d’accordo con Wargaming sulla realizzazione di un video così ambizioso per la canzone.
Poi per noi è cambiato tutto, dovevamo cambiare direzione per la scrittura delle canzoni, c’è stato molto lavoro.
Sono molto contento di come è venuto fuori il tutto.

La band ha sempre seguito un concept storico, specificamente sulla guerra, nei testi, nel modo in cui vi presentate sul palco e via dicendo. Ti sei mai sentito intrappolato in questa tematica, hai mai voglia di parlare di temi diversi ma non puoi perché siete i Sabaton e “non si può”?

Intrappolato… non direi.
Quando ci mettiamo a scrivere dei testi non mi capita mai di dire, “Oh, vorrei proprio scrivere di quest’altra cosa…”.
Quello che succede è più che ci mettiamo a discutere dei temi su cui lavorare e io mi dico, “Se facciamo questo allora possiamo collegarlo con questo, questo e quest’altro”, mi vengono tante idee dopo aver deciso l’argomento, ma non penso che ci allontaneremo mai dal tema principale della band.

Questa tematica storica è sempre stata importante per i Sabaton e ora avete pure aperto un canale YouTube, il Sabaton History Channel. Ovviamente la musica è intrattenimento, ma arrivati a questo punto senti anche una responsabilità come educatore nei confronti dei tuoi fan?

Non una responsabilità, ma abbiamo sempre voluto raccontare qualcosa di più ai nostri fan su quello di cui parliamo, perché quando abbiamo scritto le canzoni e approfondito quegli avvenimenti ci hanno interessato, quindi vogliamo condividere.
Con solo le canzoni, 3-4 minuti di musica e testi per forza brevi, non possiamo raccontare troppo, al massimo possiamo far venire un po’ di interesse: con il canale Sabaton History su YouTube possiamo raccontare bene la storia dietro alle canzoni, con gli articoli che pubblichiamo sul sito possiamo farlo in forma scritta, quindi ora con questi diversi formati audio/video approfondire tante cose.
Penso che sia importante conoscere la storia?
Certo, penso sia molto importante perché, anche solo guardando me stesso, negli ultimi anni ho imparato così tanto viaggiando, sentendo storie di diversi paesi. Mi rende una persona più istruita e che comprende meglio il mondo, ora capisco meglio perché certi popoli vanno più o meno d’accordo, perché c’è un confine in un certo luogo, e tutto ciò mi permette di poter esprimere dei giudizi con cognizione di causa.
Penso che sia chiaro a tutti come negli ultimi 20 anni il nostro sia diventato un mondo più variegato, e allo stesso tempo la politica è diventata più polarizzata e i paesi sono diventati più distanti che in passato.
Penso che questo sia dovuto anche al fatto che molti non sanno perché il mondo è fatto in un certo modo, e se la gente avesse più conoscenza storica, se sapesse anche solo quello che so io, non penso che ci sarebbero meno guerre – perché le guerre non vengono iniziate dalla gente comune – ma magari ci sarebbero un po’ meno conflitti personali, un po’ meno risse per strada, e questo non fa mai male.

Da dove viene la vostra conoscenza della storia? E’ semplicemente un interesse che approfondite su temi specifici quando dovete scrivere testi, o avete studiato in modo più ampio la storia?

Non studiamo continuamente, decidiamo un argomento e poi lo approfondiamo.
Abbiamo un po’ di conoscenti a cui chiediamo, degli storici che ci aiutano.
Io e Joakim scriviamo i testi e noi non siamo degli esperti di storia, assolutamente, ma è una cosa che ci interessa e pensiamo che la storia sia più interessante della maggior parte degli altri argomenti su cui potremmo scrivere.
Sicuramente non siamo esperti di storia o niente del genere.
Posso raccontare di storia! Potrei anche tenere qualche lezione di storia, quello potrei farlo, sugli argomenti di cui so qualcosa, ma non potrei mai dire, “Sono un esperto di storia”; so un po’ di cose, penso di sapere un po’ di più della persona media, ma se dicessi che siamo dei maestri di storia starei esagerando.
Quando scriviamo delle canzoni diciamo, “Ok, questo sembra interessante, possiamo trovare più informazioni a riguardo?”, e abbiamo delle persone, in particolare grazie al Sabaton History Channel, che sono molto colte e ci possono aiutare.

Avete organizzato già per molti anni un vostro festival e una vostra crociera, un progetto enorme che prima di voi hanno fatto ben pochi, mi vengono in mente solo band enormi come i Kiss. Avete iniziato ad organizzare il festival nel 2008, solo 3 anni dopo l’uscita del vostro primo album, dove avete trovato la sicurezza di voi stessi di fare qualcosa di tanto grande? E come ci si sente ad avere un seguito tanto appassionato da permettervi di riuscire in questi sforzi per tanti anni?

Io voglio sempre fare di più delle altre band, voglio fare più, più, più roba, in particolare se qualcuno ci dice che non ce la faremo mai.
Quelle cose, la Sabaton Cruise e il Sabaton Open Air Festival, anche se il festival ha assunto quel nome ufficialmente solo alcuni anni dopo, era la stessa cosa ma con un nome diverso nel 2008, sono eventi che abbiamo organizzato molto presto: sono stati molto rischiosi, per molti anni abbiamo perso soldi ma abbiamo tenuto duro e ora… li amo tantissimo, sono qualcosa di diverso, è come un punto di incontro per i fan dei Sabaton di tutto il mondo.
Come mi viene l’ispirazione per queste cose?
Parzialmente viene dalla gente che mi dice che qualcosa non può essere fatto, ma ho sempre idee, qualunque cosa mi può ispirare e quando ho un’idea la voglio sviluppare, realizzare, vedere portata in vita. Mi mando e-mail continuamente, tutto il giorno, reminder su cose che potremmo fare.

 “Carolus Rex” è stata una pietra miliare per voi, 4 dischi di platino ed è rimasto per tantissimo in classifica, non so se è ancora lì.

È ancora in classifica [ride].

Questo successo, in che modo ha influenzato la band?

Carolus Rex” non ha fatto tanto per la band fuori dalla Svezia quanto in Svezia.
In Svezia ha fatto davvero tanto, ma è stato sempre sminuito, il suo successo è stato sminuito perché in Svezia non piacciamo, i media svedesi ci odiano: pensano che siamo brutti, che non meritiamo il successo, cinque tizi con la mimetica che parlano di guerra, che parlano di storia svedese, non sono “attraenti”, i giornali non vogliono scrivere di noi, la tv figuriamoci.
Quindi non abbiamo ricevuto alcuna copertura mediatica, non siamo stati nominati per nessun premio, neanche il Business Prize per il miglior album Rock, ci credi? Neanche una nomination per un premio per il business. Quell’anno le persone nominate per il premio hanno venduto di meno di quanto noi vendevamo in un mese solo. Il nostro album è più grande di qualunque cosa quei quattro abbiano mai fatto nella loro carriera.
Nessuna nomination, nessuno si vuole avvicinare a noi… ma l’album è in classifica.
Controllavo l’altro giorno ed è ancora nella Top 10 Rock dopo, quanto, ormai sono otto anni, sono tanti anni in cima alla classifica.

È un record per la Svezia? Escludendo magari gli Abba.

Se contiamo tutti i generi è difficile dirlo, ma per il Rock di sicuro lo è.
Puoi discutere dell’importanza storica di ‘The Final Countdown’ che è arrivata prima in classifica in Australia, in mezzo mondo, è stata un grande successo, ma oggi le nostre vendite sono molto più alte, penso che ‘The Final Countdown’ non si veda in classifica dallo scorso secolo, o forse dal 2000 quando si sono riuniti perché hanno pubblicato una “versione 2000”, ma dopo quello gli Europe non si sono più visti in classifica e noi ci siamo di continuo, ormai abbiamo venduto più di loro.
Penso che contando anche le copie digitali saremo sui 160-170.000 copie vendute in Svezia che è un numero molto, molto alto per la Svezia.

Perfetto, grazie per la chiacchierata e ci vediamo dopo al concerto.

Certo, sarà grandioso!

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