Avantgarde Black Folk - Viking

Intervista Satyricon (Frost)

Di Michele Savoldi - 10 Maggio 2021 - 8:30
Intervista Satyricon (Frost)

Intervista a Frost da parte di Mickey E.Vil (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM). In fondo alla pagina è possibile ascoltare la stessa in versione audio con sottotitoli.

Oggi vi proponiamo un’intervista con il leggendario Frost, batterista dei Satyricon già ospite nel 2017 sulle pagine di TrueMetal. Qui trovate l’intervista realizzata allora in occasione dell’uscita di ‘Deep Calleth Upon Deep’. Di seguito, invece, il velocissimo (e molto più loquace) batterista ci racconta gli inizi della band, la scena norvegese di allora e altre cose più personali. Buona lettura.

Dunque caro Frost, cosa devono aspettarsi i fan dalle ristampe nuove di zecca di Dark Medieval Times e The Shadowthrone? Abbiamo visto artwork nuovi e molti formati fisici…

Sì, abbiamo impiegato un po’ di tempo a rifare gli artwork dei dischi, una cosa che abbiamo voluto ora che abbiamo ristampato i primi due album ed ora sono molto diversi. Ma a parte ciò, si trattava di rendere i dischi ancora disponibili per i fan dato che erano molto difficili da trovare da molti anni, almeno è quello che abbiamo sentito. I Satyricon sono una band che guarda al futuro piuttosto che nello specchietto retrovisore, dunque non è cosa comune per noi lavorare a qualcosa che abbiamo già fatto: abbiamo ristampato ‘Nemesis Divina’ e ‘Rebel Extravaganza’ riportandoli alla luce e ora, nel 2021, sentivamo che era più che dovuto rendere ancora i primi due album disponibili. Vogliamo lasciarli come sono, non vogliamo ritoccare – ora che abbiamo circa 45 anni – qualcosa che abbiamo fatto quando ne avevamo 20, non avrebbe senso! Però è comunque possibile apportare piccole migliorie al suono dei dischi senza disturbare la loro anima o ritoccare cose significative rovinando l’atmosfera e lo spirito dei nostri vecchi lavori. Però potevamo migliorare decisamente gli artwork senza danneggiare le vecchie uscite in nessun modo. Satyr ha sempre pensato che la copertina di ‘Dark Medieval Times’ non rappresentasse molto bene quello che voleva per il disco: l’abbiamo sempre apprezzata ma non l’abbiamo mai considerata perfetta. C’era questo disegno di un artista norvegese, Theodor Kittlesen, intitolato ‘Pesten’ che Satyr voleva usare per la copertina; ma in seguito decise che avremmo dovuto avere un’opera d’arte fatta in particolare per i Satyricon e per il debut album ‘Dark Medieval Times’. Perciò volevamo qualcosa che venisse da noi e invece di usare quel disegno di Kittelsen per la copertina, decidemmo di includerlo nel libretto del disco. Satyr andò a Bergen, qui in Norvegia, per dare istruzioni ad un’artista perché realizzasse la nostra copertina; questa artista, Jannicke Wiese-Hansen, capì di cosa si trattava ma la sua interpretazione era in un certo senso diversa dalla nostra. Il disegno di un castello in un contesto drammatico con il cavaliere davanti era fondamentalmente una sua idea: Satyr tornò a casa col disegno e mi disse di guardare quest’opera d’arte realizzata per ‘Dark Medieval Times’. È stato un bel momento perché era la prima volta che facevamo uscire un disco ed ora avevamo anche un’opera d’arte esclusiva fatta per la copertina! Quando fai le cose per la prima volta e sei ancora un teenager, queste cose sono grandi esperienze e forse non ci siamo chiesti se quel disegno dovesse o meno finire sulla copertina. Credo che sebbene lo reputassimo abbastanza adatto, fosse un po’ troppo fumettoso laddove noi avevamo immaginato qualcosa di molto più mesto ed oscuro, più in linea con il nostro approccio ai tempi medievali che ci ispiravano: l’oscurità del medioevo e l’oscurità dell’antica storia e cultura norvegese. Ciò è meglio espresso nel disegno di Kittlesen e dunque una volta ristampato l’album l’abbiamo messo dove doveva stare per creare una corretta copertina dell’album, più in linea con l’atmosfera.

E più o meno è stato lo stesso per ‘The Shadowthrone’, Satyr aveva questa foto scattata in quei giorni e voleva che avesse dei colori terreni per essere in un qualche modo connesso con la foresta o la natura. Voleva che fosse un po’ inquietante e oscura senza essere molto aggressiva o oltraggiosa: qualcosa di misterioso e calmo piuttosto che qualcosa che balzasse all’occhio con molta aggressività; quella fotografia aveva dei bei colori, in linea con quello che lui si immaginava per la copertina. Ma una volta vista l’immagine sul disco pensò che era troppo vaga e non esprimeva propriamente la sua idea: solo di recente si è imbattuto in qualcosa che avrebbe dovuto stare sulla copertina del disco. E ancora una volta si tratta di un artista norvegese, un dipinto di Harald Sohlberg intitolato ‘Natteglød’ (il bagliore della notte): una volta vista quell’immagine, Satyr ha pensato di trovarsi di fronte alla copertina perfetta per ‘The Shadowthrone’, con quei colori da foresta e da autunno, con quel bagliore, qualcosa di oscuro ma anche calmo. Abbiamo anche cercato nelle nostre rispettive case e abbiamo trovato varie fotografie del 1993-94 che abbiamo incluso molto volentieri. Abbiamo apportato altre piccole migliorie all’artwork cercando di portare i Satyricon dal 1993-94 al 2021 in modo logico, non vogliamo che gli album rappresentino qualcosa di diverso da quello che sono modernizzandoli: sai, volevamo solo rispolverarli un po’!

Quali sono i tuoi ricordi più cari di quei giorni e l’entusiasmo di lavorare a quei dischi fondamentali. E com’era la scena black metal norvegese allora?

È un po’ surreale ripensarci perché le cose stavano davvero succedendo. Fu un’esperienza bizzarra assistere alla nascita di un nuovo genere musicale nella nostra piccola nazione, la Norvegia. Eravamo molto dediti, grandi cultori del black metal degli anni Ottanta: amavamo i Celtic Frost, i Bathory, i Venom e altre band ma di base il genere stesso non era molto vivace, si trattava più che altro di metal estremo in generale a fine anni Ottanta, inizio Novanta; c’erano il thrash metal, il death metal, il grindcore e altri generi estremi ma la scena black metal non era più viva. Noi eravamo un piccolo gruppo di gente in Norvegia che pensava ci fosse un potenziale in quel genere di musica, che poteva essere riportato in vita aggiungendo un elemento in più: portarlo un po’ oltre il limite, renderlo persino più serio e radicale, spirituale ed ideologico perché pensavamo che il black metal l’avesse potenzialmente in sé. Era possibile ottenere molto dal genere di energia tipica del black metal ma anche dalle atmosfere e dalle sensazioni altrettanto tipiche di tale musica. Abbiamo avuto importanti pionieri come Mayhem, Thorns e Darkthrone che ci hanno mostrato la strada e un piccolo gruppo di persone li ha seguiti immediatamente dopo. Noi eravamo determinati quanto loro a fare qualcosa di nostro e trovare il nostro sound, costruire su quello che era stato fatto e vedere se si poteva espandere includendo qualcosa che prima non c’era ma che avesse senso nel genere. Dunque i Satyricon da un certo punto di vista erano molto maturi quando si trattava di avere ambizione da parte della band e per le idee radicali circa quello che avrebbero potuto essere i Satyricon, cosa avremmo potuto fare per diventarlo. Devi tener presente che né io né Satyr eravamo musicisti particolarmente dotati, anzi al contrario! Ma avevamo idee audaci come l’introduzione di strumenti non convenzionali, melodie folk, ritmi e strumenti folk…si trattava di qualcosa di audace dato che la band non era in giro da molto tempo, eravamo giovani e non avevamo ancora provato nulla a noi stessi prima di ‘Dark Medieval Times’. Anche questo è qualcosa che ricordo: cose che succedevano ad un ritmo incommensurabile, l’evoluzione della band che avveniva così velocemente che era quasi impossibile starle dietro come musicisti e persone! Ma d’altra parte eravamo noi due a creare tutto questo, dunque ripenso a quei tempi come densi di avvenimenti, le cose succedevano davvero nel movimento black metal norvegese ed era incredibilmente eccitante! E le cose succedevano nella nostra band che aveva una vita propria, altra cosa incredibilmente eccitante! Ogni giorno era praticamente colmo di sensazioni riguardo ciò che stava succedendo: siamo praticamente passati dall’essere a malapena in grado di fare musica al ritrovarci in studio due volte per due dischi diventando una delle band più rilevanti del genere, dunque puoi immaginare!

Parlando dei giorni nostri, cosa possiamo aspettarci dal futuro immediato dei Satyricon, forse un nuovo album?

Ci sarà un nuovo disco nel 2022. Continueremo ad essere imprevedibili, creativi ed innovativi: quella fiamma non si è mai spenta e brucia ancora in noi. Andiamo avanti e stiamo ancora evolvendo.

La tua educazione scientifica (Frost è laureato in ingegneria) ha influenzato il tuo modo di fare arte?

No, non credo onestamente. Piuttosto si tratta di come sono come persona, credo: mi piaceva fare lavoro di analisi e probabilmente sono una persona un po’ analitica, orientata verso una forma di pensiero abbastanza complessa; ciò può anche essere espresso nel modo in cui creo e penso in termini musicali ma non credo che in questo ambito una cosa ispiri l’altra. Piuttosto credo che ci siano due modi di esprimermi come persona

Quando sei libero dai Satyricon, che musica ti piace ascoltare?

Non ho mai smesso di amare i classici del black metal, dunque li ascolto ancora regolarmente: ascolto ancora i vecchi dischi dei Bathory e dei Mayhem e lo trovo ancora molto gratificante. Ascolto molta musica atmosferica, di tanto in tanto musica classica e tanta musica rock e hard rock che ha molta importanza per me in termini di energia dello spirito pionieristico. Classici hard rock di fine anni Sessanta e inizio Settanta coi quali trovo una connessione per il modo in cui veniva suonata la batteria, per la crudezza, l’energia e l’audacia. Pensare a cosa ci è voluto per registrare quei vecchi album…e capisco bene che prima o poi i musicisti tendano a orientarsi verso gli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta; se già non ascoltano quella musica sin dagli inizi prima o poi la riscoprono e così ho fatto io, si tratta di qualcosa di importante per me. Ho provato ad essere sempre più aperto di mente quando si tratta di musica, dato che ero molto limitato mentalmente: per me era una componente necessaria il fatto che la musica dovesse essere molto oscura ed estrema perché potesse affascinarmi! Ma oggi ho imparato che c’è molto da scoprire in ogni genere di musica e anche se non ti piace puoi osservare e prendere nota di cosa puoi cogliere: puoi imparare da praticamente ogni cosa sempre che si tratti di qualcosa di ben fatto! Qualcosa che non ti fa perdere tempo come nel caso di musica pop molto standardizzata che funziona solo come intrattenimento. Ma ogni cosa fatta almeno con una parte di cuore ed anima da parte dei musicisti può insegnarti o donarti qualcosa.

Vuoi condividere un pensiero a proposito della tua scelta di una dieta vegana?

Ha a che fare con quanto possa far bene alla mia salute e al mio essere batterista, perché negli anni ho capito sempre di più che ogni cosa che fai avrà anche un impatto sul tuo lavoro. Dato che quello che faccio è molto fisico, di base ho bisogno di ragionare con una mente d’atleta per fare del mio meglio! Devo stare molto attento alle cose che fanno gli atleti: non ho mai pensato di ricondurlo ad una forma di sport perché sarebbe limitante, ma di certo c’è un elemento del genere. Ciò significa che devo pensare a ciò (e averci a che fare) in termini atletici e gli atleti pensano a ciò in termini di nutrizione: pensano a cosa mangiare e bere. Ad un certo punto ho realizzato che i cibi di origine vegetale sembravano rendere il corpo più felice, tutto qui! Sai, se mangio un pasto a base di carne ci vorrà parecchio per digerirlo e nel frattempo mi sentirò un po’ privo di energie, un poco stanco e forse assonnato. Mi sono reso conto che spesso era qualcosa che non potevo gestire: se avevo le prove mi veniva fame e dovevo trovare qualcosa da mangiare per arrivare a fine prove! Ma d’altro canto dovevo evitare di mangiare cose pesanti da digerire, il che vuol dire ogni tipo di carne. Ho scoperto così tante cose, quando mangiavo cibi di origine vegetale e mi sedevo alla batteria per suonare non avevo più bisogno di così tanto tempo per digerire o di dover riposare nel mentre e cose simili. Ciò mi ha insegnato che il corpo reagisce in un certo modo al cibo di origine vegetale, cosa che non avviene quando mangio carne. Una volta fatta questa scoperta ho iniziato ad interessarmi a come avere buone fonti di energia senza bisogno della carne, dato che faccio una cosa piuttosto fisica. Dunque introdurre un po’ di proteine e non avere barriere per la nutrizione, altrimenti sarai distrutto dalla fatica; infatti c’è stato un momento in cui ho perso un po’ di peso e mi sentivo affaticato, dunque ho dovuto imparare tutti quei trucchetti che conoscono gli sportivi, i vegetariani o i vegani. Sto ancora imparando ma sto migliorando, credo che ci siano molte cose che puoi mangiare in grado di darti l’energia di cui hai bisogno e tutti i mattoncini, le proteine e quanto di cui necessiti senza problemi.

Che messaggio e saluto finale mandi ai fan italiani, da Frost e dai Satyricon?

Beh, se c’è qualcosa che rappresenta i Satyricon e che li rappresentava anche quando lavoravano a ‘Dark Medieval Times’ è la fiducia nel fatto che se metti anima e cuore in quello che fai, troverai la tua strada! Questa sarà sempre la nostra stella-guida. Ci saranno ostacoli e problemi ma verrai sempre ricompensato abbondantemente se insegui quell’obbiettivo e se metterai in campo i tuoi sforzi. Fare qualcosa che è solo nostro, che prima non c’era, è stato incredibilmente importante per i Satyricon e ancora la pensiamo così: non vogliamo copiare gli altri e non vogliamo copiare noi stessi; se facciamo un disco, esso dovrà avere una vita propria ed essere unico come un qualsiasi tipo di vita. Questo è dunque il messaggio; a parte ciò, non vedo davvero l’ora di rivedere i nostri fan italiani perché ne è passato di tempo!

 

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