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Intervista Savior From Anger (Mark Ryal)

Di Vittorio Cafiero - 25 Giugno 2017 - 1:00
Intervista Savior From Anger (Mark Ryal)

-Ciao Mark e bentornato sulle pagine di TrueMetal.it. Ti va di presentarti nuovamente ai nostri lettori?

Certo. Mi chiamo Mark Ryal e sono un chitarrista compositore italiano. Nella mia carriera ho suonato con molte bands: Landguard, Stormwind, Nameless Crime, In Aevum Agere e ovviamente Savior From Anger.

 

-Prima di entrare nello specifico della tua carriera di chitarrista, vuoi parlarci del tuo background? Come ti sei formato artisticamente? Come hai iniziato a suonare e quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione?

Ho studiato chitarra classica al Conservatorio della mia città e successivamente ho frequentato vari master di chitarra elettrica. Venendo da studi classici mi sono appassionato a tutti i chitarristi neoclassici degli anni 80, come Malmsteen, Vinnie Moore, Tony Macalpine, Marty Friedman, etc. Successivamente ho iniziato ad ascoltare tutti i sottogeneri di metal hard rock, power, progressive, thrash, e aor. Amo Riot, Metal Church, Vicious Rumors e Savatage, ma ascolto di tutto e ho varie influenze.

 

-Veniamo al tuo percorso artistico, che se non erro parte dal lontano 1990 con gli esordi degli Nameless Crime su Metal Massacre e subito dopo con il loro primo disco, per continuare con Landguard, In Aevum Agere, Marshall e diversi altri act sempre nell’ambito dell’heavy metal tricolore (da quello più thrash dei Nameless Crime all’US Metal dei Savior From Anger). Ti va di farci una tua personale retrospettiva?

Con molte delle bands che hai citato ho avuto solo delle collaborazioni ad eccezione di Nameless Crime e Landguard con i quali ho inciso molti dischi. Nameless Crime è stato un progetto importante che mi ha dato molte soddisfazioni, partecipazioni a compilation importanti e concerti di spalla a nomi grossi del settore.

 

-Al momento, in quali band sei attivo?

Savior From Anger. Davvero tra lavoro, famiglia e impegni della band non avrei spazio per altre cose. Sono full (risate).

 

-Tra tutte queste esperienze, quali reputi quali più significative, sia da un punto di vista strettamente artistico che da quello del divertimento o dalle soddisfazioni che successivamente ne sono scaturite?

Ogni singola esperienza mi ha formato come musicista e come uomo, tutte sono servite alla mia crescita. Anche le esperienze negative.

 

-Ne ho approfittato per ascoltare diversi tuoi album e ho tratto diverse conclusioni: nel tuo DNA sei sicuramente un chitarrista neoclassico, ma il tuo miglior feeling e il talento vengono fuori con i pezzi più tranquilli, come ad esempio in certi passaggi in “Starlight” dell’ultimo Savior From Anger, che mi ha ricordato certe atmosfere alla Savatage o addirittura Meat Loaf. Sei d’accordo con me?

Assolutamente, adoro le bands che hai citato. Amo scrivere power ballads vecchio stampo e cerco di ricreare le atmosfere degli anni ‘80.

 

-Sbaglio se dico che mi ricordi una sorta di Kee Marcello che adora Yngwie Malmsteen ?

(Risate) Oh no sono tra i miei chitarristi preferiti.

 

-E già che ci siamo, veniamo al capitolo recente: come sei entrato in contatto con Bob Mitchell degli Attacker? Cosa ti ha colpito, cosa ti ha convinto a chiamarlo come singer della tua band?

Conoscevo Bob da tempo su Facebook e quando ho avuto problemi con il vecchio singer ho deciso di contattare un professionista americano. I nomi sulla lista erano tanti, anche di grossi ma mi sono reso conto che molti non erano seri, non ti faccio nomi per correttezza, così scelsi Bob. Un vero screamer di razza che ricorda molto da vicino David Wayne dei Metal Church e Jon Oliva dei Savatage, che io adoro. Conoscevo Bob per i suoi lavori con gli Attacker e così l’ho contattato. Bob adora la band ed ha accettato con entusiasmo.

 

-Il tuo punto di vista su “Temple Of Judgment”? Qual è il tuo pezzo preferito?

Adoro quelle songs, mi ricordano lo US Metal degli Eighties. Non cambierei una sola virgola sull’album, l’ho scritto con tutta la mia passione per quel genere e sono felice che il disco sia piaciuto.

 

-Come ha contribuito Mitchell alla realizzazione del disco? Era già tutto pronto oppore ha avuto l’opportunità di metterci del suo?

Io ho scritto tutta la musica e alcune parti vocali ma Bob ha personalizzato il tutto per il suo stile rendendole più aggressive. Adoro quello che ha fatto.

 

-Un solo disco con Bob Mitchell ed è già arrivato il momento di andare in tour negli Stati Uniti. La cosa mi ha colpito, perché certamente non è facile organizzare qualcosa del genere per una band poco conosciuta e soprattutto non presente sul territorio: come avete organizzato tutto?

Bob in Usa è molto noto, in Europa è totalmente differente. Così non è stato difficile. I Savior From Anger negli States sono noti e molti promoters hanno pianificato il tour in vari stati americani.

 

-Per le prove, come vi state organizzando? Sbaglio, o avete iniziato solo da poco a provare in sala prove insieme?

Di solito il mese prima del tour raggiungo i ragazzi e proviamo, viceversa quando si tratterà di date europee.

 

-Quali sono le tue aspettative per questo tour?

Spero la gente apprezzi il duro lavoro che c’è dietro e ci segua.

 

-State già lavorando a qualcosa di nuovo, cosa bolle in pentola?

A breve entreremo in studio per registrare il nuovo album qui in Usa. Si tratta del primo album della band registrato in America e sono molto eccitato.

 

-E’ tutto per ora. Lascio a te le ultime parole per salutare i nostri lettori.

Grazie di cuore per lo spazio che ci avete dedicato; seguiteci su Facebook o su Pure Steel Records. A presto da Mark Ryal!