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Intervista Saxon (Biff Byford)

Di Davide Sciaky - 19 Marzo 2021 - 8:45
Intervista Saxon (Biff Byford)

Intervista a cura di Davide Sciaky 

Ciao Biff, benvenuto su TrueMetal. A breve pubblicherete un album di cover intitolato “Inspiration”. Cominciamo dall’inizio, quando è che avete deciso di fare un album di cover?

Abbiamo deciso di non pubblicare un nuovo album dei Saxon quest’anno, quindi l’etichetta ci ha chiesto di fare qualcos’altro.
Ho pensato di fare qualcosa sulle nostre influenze e fonti di ispirazione, qualcosa che risalisse a quando eravamo dei ragazzi negli anni ’70.
Abbiamo deciso di raccogliere alcune canzoni che ci hanno influenzato, a volte è la canzone che ci ha influenzato, a volte la band in generale. Abbiamo deciso che ognuno di noi avrebbe scelto due o tre canzoni risalenti ad allora, ai nostri inizi.
Penso che la scelta finale sia molto buona e non troppo ovvia, non volevo una cosa scontata che diventasse come un karaoke e penso che il risultato sia piuttosto buono.

 

Ci sono state tante discussioni interne alla band su che gruppi e canzoni mettere sull’album?

C’è stata qualche discussione, alcuni degli altri volevano fare ‘Highway Star’ dei Deep Purple, ma io pensavo che, sai, tante altre band hanno già fatto cover di quella canzone e per me comunque ‘Speed King’ è stata un’influenza molto forte su come scrivo canzoni tipo ‘Motorcycle Man’.
Penso che per me ‘Speed King’ abbia un riff più potente, è sicuramente stata un’influenza forte in band come i Saxon, Iron Maiden e altre band del genere.

 

Ci sono altre canzoni che avresti voluto includere ma che non hanno passato la selezione?

Sì, c’erano alcune altre proposte, si era parlato dei Sex Pistols, avrei voluto fare ‘Pretty Vacant’, mi sarebbe piaciuto fare ‘The Wizard’ degli Uriah Heep, qualcosa dei The Who.
Ci sono tante band che ci hanno influenzato, i Kiss, i Queen, la lista può andare avanti all’infinito.

Magari per il prossimo album.

Sì, esattamente, per una “Parte 2”.
Ci sono state così tante band fantastiche negli anni ’60 ed in particolare negli anni ’70 che hanno influenzato il nostro stile e che ci hanno ispirato a diventare musicisti.

 

Penso che una delle cose più difficili quando fai una cover sia trovare il giusto equilibrio tra fedeltà alla canzone originale e renderla propria. Per me con questo album avete trovato un equilibrio perfetto, le canzoni suonano Saxon ma non le avete snaturate eccessivamente. È stato difficile raggiungere questo risultato?

Ovviamente quando queste canzoni sono state registrate originariamente quelle band erano molto giovani, avevano 17, 20 anni.
Io volevo cercare di catturare l’eccitazione e la carica che quelle canzoni avevano quando sono state scritte e registrate per la prima volta, quello è stato il mio obiettivo, catturare quello spirito.
Per questo motivo abbiamo registrato in una grossa casa come si faceva all’epoca: abbiamo vissuto lì per un po’, abbiamo suonato insieme, abbiamo registrato.
Abbiamo ricreato quel tipo di situazione e sound degli anni ’70, questo era quello che stavamo cercando di ottenere, ed è stato molto divertente, devo dire.

 

Ovviamente quando suoni delle cover è inevitabile che vengano fatti dei paragoni con le canzoni originali e qui avete scelto delle band con cantanti con cui è davvero difficile competere, penso a Robert Plant e Ian Gillan in particolare. In che modo hai approcciato la registrazione di questi pezzi?

A volte quando uno fa una cover il cantante cerca di imitare il il cantante originale per suonare come lui; io non volevo fare qualcosa del genere, volevo mantenere la mia voce normale, per così dire.
Ho cantato un po’ come immaginavo avessero fatto loro all’epoca, non ho passato molto tempo a pensare alle questioni tecniche, ho mantenuto le melodie abbastanza simili, non volevo renderle troppo Saxon, ed è venuto piuttosto bene secondo me.
Abbiamo provato per quattro, cinque giorni per avere un’idea di come muoverci, voglio dire, i ragazzi sono dei musicisti fantastici e hanno trovato immediatamente il modo migliore di suonare quelle canzoni.
Non volevo cambiarle troppo perché penso che un album del genere debba essere una cosa divertente che parli di cosa ci ha ispirato, se cambi troppo le canzoni diventano qualcos’altro, se spezzetti i brani e li rimetti insieme in modo troppo diverso questi diventano qualcosa di diverso, non era quello che volevo fare.
Nelle poche cover che abbiamo fatto sui nostri album magari queste le abbiamo cambiate un po’ di più per renderle un po’ più interessanti nel contesto di un nostro album, ma con un disco intero di cover, soprattutto uno dedicato a ciò che ti ha ispirato, abbiamo voluto mantenerle più fedeli alle originali; forse solo con ‘See My Friends’ dei Kinks ci siamo un po’ lasciati trasportare.

 

Pensi che suonerete alcune di queste cover nei vostri futuri concerti?

Non lo so [ride] magari lo faremo, aspettiamo di tornare in tour e poi vedremo cosa vuole la gente.
Potremmo sempre tirare fuori una ‘Immigrant Song’, o ‘Speed King’, o ‘Problem Child’, o ‘Bomber’, sono tutte canzoni fantastiche.

Parlando del vostro prossimo album di inediti, a che punto siete? Avete già registrato qualcosa?

Sì, è praticamente pronto, mancano solo le mie parti di voce che registrerò tra un paio di settimane.
Penso che l’album, compreso di mixaggio e tutto, sarò pronto per settembre.
Sto facendo un altro album con mio figlio che uscirà quest’anno sotto il nome Biff and Seb, quindi questo sarà il mio prossimo progetto.
Il nuovo album dei Saxon uscirà a gennaio o febbraio, penso.

Ottimo, puoi dirmi qualcosa sullo stile di questo nuovo album? Cosa ci possiamo aspettare?

È molto simile allo stile degli ultimi tre o quattro album.
La cosa è che avendo pubblicato il mio album solista [l’anno scorso], e ora sto facendo quest’altro album con mio figlio, immagino di poter esplorare stili diversi in quegli album, quindi con i Saxon posso concentrarmi sul nostro stile tradizionale, su quello che i fan vogliono senza sperimentare troppo.
Tendenzialmente in questo momento sperimento più con le mie canzoni soliste e con quelle che sto facendo con mio figlio.
Comunque, ci sono delle canzoni fantastiche, suonano alla grande, c’è una storia di fantasmi, c’è… è un buon album, sono molto soddisfatto delle melodie e dei testi che abbiamo messo insieme.

 

Come hai detto, l’anno scorso hai pubblicato il tuo primo album solista, “School Of Hard Knocks”. Prima di tutto, come mai hai sentito la necessità di fare un album solista dopo 40 anni di Saxon?

La cosa è che le canzoni sono molto autobiografiche, ‘Welcome to the Show’, la title track…
La maggior parte delle canzoni parlano di me, quindi penso che cantare delle canzoni su di me nei Saxon non sarebbe sato molto bello [ride].
Sai, la ‘School Of Hard Knocks’ [l’equivalente inglese dell’”Università della vita” in italiano N.D.R.] è stata la mia ‘School Of Hard Knocks’, non quella della band.
Musicalmente queste canzoni avrebbero potuto andare su un album dei Saxon, ma i testi erano più personali per me e ho anche scritto un paio di canzoni con Fred [Fredrik Åkesson] degli Opeth che hanno uno stile un po’ diverso dai Saxon, non completamente diverso ma comunque diverso, ma mi hanno dato la possibilità di scrivere melodie e testi un po’ diversi.
È stato anche interessante lavorare con gente diversa; Paul, Paul Quinn ha la sua side-band, Nigel e Doug hanno pubblicato album solisti, quindi è una cosa naturale fare un album solista ad un certo punto.

 

Avevi in programma di andare in tour a supporto dell’album ma hai dovuto cancellarlo. Pensi che recupererai quei concerti prima o poi in futuro?

Sai, con la pandemia… l’anno prossimo dopo il tour dei Saxon potrei andare e fare qualche show in supporto dell’album, sarebbe divertente.
Magari potrei suonare un po’ di canzoni soliste e un po’ dell’album che sto facendo con [mio figlio] Seb, e magari anche qualcosa dei Saxon.

 

Al giorno d’oggi le band si supportano economicamente principalmente con i concerti e, quando è arrivato il lockdown, molte hanno fatto dei concerti in streaming per poter guadagnare qualcosa, oltre che per dare qualcosa ai propri fan. Se non sbaglio voi non avete fatto niente del genere, c’è un motivo particolare?

Il motivo è che avevamo dei concerti in programma in Inghilterra e anche se sono rimandati sono ancora in programma, quindi penso che fare un grosso concerto in streaming non sarebbe corretto nei confronti di chi ha già in mano un biglietto per quei concerti e sta aspettando la nuova data.
Per ora lasciamo che la pandemia faccia il suo corso, poi se non dovesse essere ancora superata per l’anno prossimo forse penseremo di fare qualcosa, ma per ora non abbiamo in programma di fare nessuno show in streaming.
Io ho fatto qualcosa con Sebastian, ma quello è stato più che altro per aiutare lui a fare un po’ di musica perché lui ha una band ma ovviamente non stanno facendo niente, sono una band giovane e per le band più nuove la situazione è peggiore che per noi, quindi ho voluto dargli una mano e ci siamo divertiti nel farlo.

 

La mia ultima domanda è una piccola curiosità: nel 1983 i Saxon sono stati ospiti del Festival di Sanremo…

[Ride] Voi italiani finite sempre a chiedere di quella volta.

Be’, sai, il Festival è uno degli ultimi posti dove ti aspetteresti di vedere una band Metal, almeno oggi, ma ho visto un video ed è fantastico, strano ma divertente vedervi lì.

Devi pensare ad un po’ di motivi dietro a quell’apparizione: una è che negli anni ’80 eravamo davvero molto popolari in Italia, forse eravamo la band [Metal] inglese più popolare in quel momento in Italia, suonavamo concerti molto, molto grossi, 12-15.000 persone e via dicendo.
Poi penso che possano averci chiesto di partecipare perché dovevano avere un’audience molto giovane che poteva essere interessata ad una band come noi.
Io volevo suonare ‘Power and the Glory’, ma l’etichetta ed il management volevano che facessimo ‘Nightmare’; io sarei stato più contento con ‘Power and the Glory’ ma va bene così.
Poi penso che i Van Halen abbiamo partecipato l’anno successivo, no?

L’anno successivo ci furono i Queen.

Allora forse è stato l’anno dopo ancora, perché sono sicuro che anche i Van Halen l’abbiamo fatto.
È stato divertente: c’è che si è lamentato, “Vi siete venduti!”, ma per noi era un modo come un altro per promuovere l’album.

Ovviamente, certo. E se non sbaglio vi fecero suonare in playback, giusto?

Sai, non avevano alcuna attrezzatura per un vero concerto dal vivo, non avevano neanche l’elettricità sul palco [ride].
In Italia che ci volevi fare? All’epoca finivi in un campo in mezzo al nulla e la mattina venivano e montavano un tendone, ci suonavi e poi lo smontavano!
Era tutto un po’ strano in Italia negli anni ’80, ma ci piaceva, avevamo tanti fan… anche se forse non più così tanti dopo Sanremo! [ride]