Avantgarde Doom Sludge

Intervista VVITCH

Di Michele Savoldi - 24 Febbraio 2021 - 22:12
Intervista VVITCH

VVITCH, un enigmatico progetto che vi trasporterà in un mondo più che cupo. La sonorizzazione di un imperscrutabile incubo nel quale potrete districarvi, forse, solo grazie alla guida di un necessario Virgilio che vi conduca attraverso tale selva oscura. Una “guida” che oggi comunica con noi attraverso le pagine virtuali di TrueMetal…

Come nasce il progetto one-man-band denominato VVITCH?

Il progetto prende forma verso la fine del 2019 in un periodo molto caotico della mia vita. Mi trovavo con la serata libera, basso in mano ed ispirazione fulminante. Al tempo non avevo molto spazio per dedicarmi pienamente al progetto essendo molto impegnato tra lavoro e vita privata. Il primo lockdown nel 2020 si è rivelato a pieno un “deus ex machina”. Immediatamente mi sono trovato nella strana situazione di poter alimentare questa creatura. Nel primo mese di lavoro venne alla luce A Quietus Selection, un EP di due tracce condivise in 22 minuti si sofferenze. VVITCH è uno sfogo emotivo, un parte di qualcosa che vive in tutti noi.

Ti va di spiegarci l’origine del curioso monicker?

Cercavo un riferimento evocativo che andasse a pizzicare l’emotività inconscia e primordiale. Un meccanismo che sapesse traslare la mente in terreni primordiali e dimenticati, in cui l’oscurità pervade ogni cosa e il dolore rimane l’unica vera gioia. Un nome semplice, schietto, senza articolo e scritto in modus anacronistico.

A Quietus Selection fonde la lunghezza dei brani Drone con la pesantezza del Doom Metal e con le meste atmosfere del Funeral Doom. Come descriveresti ai lettori di TrueMetal la tua musica al di là delle etichette?

Chiunque vorrà intraprendere questo viaggio, si troverà a vivere una particolare sensazione emotiva. A Quietus Selection è un breve viaggio verso l’abisso. Fin dalla prima traccia (Obsessive Thoughts) si viene accompagnati all’interno di un percorso di dolore dove la lotta interiore debilita l’uomo, lo erode nello spirito in uno scenario iugulare. Ma la sensazione prosegue in un macabro crescendo, un martellante tintinnio che erode gli ultimi sostegni mentali, facendo precipitare nell’oscurità della propria mente; smarriti nell’oblio l’unica salvezza diventa un richiamo in lontananza, il trapasso (The Quiet Calling). Si tratta di una parte di noi! Qualcosa che abbiamo dentro e che non sempre resta celato. Un’infinita impresa contro le nostre paure ed i nostri dolori; contro noi stessi. Fuori da ogni raziocinio, si diventa carnefici di se stessi.

Raccontaci come ha luogo il processo compositivo dei brani e la funzione (secondo la tua esperienza) dei tre strumenti musicali da te utilizzati: basso, sintetizzatore e batteria.

Ogni brano nasce con molta spontaneità. Immagino un ambientazione dove voglio recarmi con la mente e mi distacco dal resto, iniziando il mio cammino. Durante queste mie discese sono sempre accompagnato dal fido Virgilio, il basso. Mi risulta l’elemento fondamentale per orchestrare le strutture di ogni singolo brano. Tutto parte dalla più semplice e viscerale improvvisazione. Niente metronomo o riferimenti ma il solo regno emotivo. Una volta che ho delineato con precisione le parti di basso ed apportato le eventuali correzioni, mi occupo di aggiungere in primis le percussioni e successivamente tutti i sintetizzatori che andranno a rafforzare la profondità ambientale. Colonna portante rimane naturalmente il basso, vero direttore e trascinatore del progetto.

Che tipo di immaginario visivo preferisci associare al progetto VVITCH? Una volta risolta l’emergenza sanitaria hai intenzione di portarlo sui palchi?

Rimane mia forte intenzione mantenere un’equità tra le sonorità e l’immagine. Voglio portare avanti un’idea emblematica dove prevalgono i sentimenti che sgorgano dai brani. Tutto quello che vi è attorno deve servire solo per veicolare al meglio un messaggio, ma senza prevaricazione. Sarebbe una bellissima esperienza poter calcare un palco ma il progetto è nato come “studio project” ed al momento non sto programmando la possibilità di portarlo dal vivo. Questo non vuol dire che non sia interessato ma esclusivamente che attualmente non è una priorità. Rimango comunque predisposto, qualora mi si palesasse una valida opportunità.

L’audiocassetta è un formato tornato in voga negli ultimi anni, soprattutto in ambito di collezionismo. Cosa pensi di questo ritorno di un oggetto sul quale mai e poi mai noi “vecchietti” avremmo mai puntato un centesimo pensando ad esso come qualcosa di “ricercato” dalle generazioni successive alla nostra?

Come hai giustamente anticipato, si tratta di un formato antidiluviano. Ha sicuramente segnato una svolta importante per delle generazioni, cavalcando per decadi un meritato successo. Ha rivoluzionando un mercato musicale delineandosi il simbolo di generazioni. Benché supporto di una bassa qualità rimane intrinseco un potere che lo pervade, quasi esoterico. Il fascino del vintage da una parte e i ricordi di gioventù dal altra hanno aiutato il ritorno di questo formato che pare ancora attuale e con qualcosa da dire. Anche io non ho saputo alienarmi da questo richiamo, tanto che il primo prodotto “fisico” è stato progettato esclusivamente per un uscita in audiocassetta, limitata a sole 50 copie con in allegato spilla dedicata.

Oltre all’aspetto “fisico” della musica, esiste in modo imprescindibile anche quello digitale: come promuovi il progetto VVITCH in tale ambito, quali sono le piattaforme alle quali ti appoggi per diffondere la tua musica?

Nei tempi in cui viviamo è impensabile voler far trasmettere un progetto musicale utilizzando il solo formato “fisico” (soprattutto se di un genere cosi di nicchia come quello da me proposto). I primi passi sono stati attraverso Instagram. Una pagina sul famoso “social network” risulta basilare per conoscere e farsi conoscere. Successivamente, prima dell’uscita dell EP in formato “fisico”, ho trovato in Bandcamp un ottimo alleato di promozione. Nei prossimi giorni, per celebrare il numero di seguaci, sarà possibile l’ascolto anche su tutte le principali piattaforme di streaming musicale.

Puoi anticipare qualcosa dei tuoi progetti futuri per VVITCH?

Si sta delineando a breve l’uscita del primo long-playing : un concept album di oltre un ora nel mondo della stregoneria dove delirio e pena condividono lo stesso macabro percorso verso il baratro. Verrà stampato in doppio vinile sotto No.Compromise.Manifesto e distribuito sulle principali piattaforme di streaming online. Non ho ancora una precisa data di uscita anche a causa della situazione sanitaria che sta ritardandone la stampa. Posso anticipare che avrà qualcosa in più rispetto alle passare produzioni.

Quale saluto e messaggio finali manderesti ai lettori di TrueMetal?

Vi lascio con una citazione : Per me si va nella città dolente, per me si va fra la perduta gente, per me si va nel’etterno dolore.

Bandcamp: https://vvitchdoom.bandcamp.com

Instagram: https://www.instagram.com/vvitch_doom/