Gothic

Intervista Walk In Darkness

Di Ninni Cangiano - 25 Gennaio 2026 - 17:35
Intervista Walk In Darkness

Truemetal.it ha incontrato i Walk In Darkness, a breve tempo dall’uscita del loro nuovo album “Gods Don’t Take Calls”, ecco cosa ci ha raccontato il leader della band, il chitarrista Shaman.

TM: Ciao Shaman e benvenuto su truemetal.it; è la nostra prima intervista con la tua band, ti va di raccontarci come sono nati i Walk In Darkness ed un po’ della vostra storia?

WID: Ciao e grazie per lo spazio. Walk In Darkness nasce come una necessità: la necessità di un luogo emotivo in cui far convergere musica, parole e immagini in un unico percorso narrativo. Nel tempo si è trasformato in un progetto sempre più definito, con album e singoli che non vogliono soltanto “suonare”, ma soprattutto “risuonare”, attraverso la costruzione di un universo coerente. Abbiamo pubblicato diversi dischi, attraversato anni complessi e cambiato qualcosa lungo il cammino, ma il cuore è rimasto lo stesso: una visione poetica della realtà, fatta di perdita, memoria e ricerca continua di orizzonti… in fondo, umanità al tramonto. Walk In Darkness non appartiene a una singola scena e non confeziona un prodotto finito: segue un cammino.

TM: Da subito, tranne che per Nicoletta, tutti voi musicisti avete adottato degli pseudonimi, come mai questa scelta? Non mi pare abbiate mai rivelato i vostri veri nomi, pensi ci sarà mai l’occasione di farlo?

WID: Gli pseudonimi servono a spostare l’attenzione dalla biografia al contenuto. Non ci interessa costruire un culto della persona o alimentare curiosità attorno al “chi”: preferiamo che resti al centro il “cosa”, e soprattutto il “perché”. Nicoletta non potevamo nasconderla: sarebbe stato un sacrilegio. Non escludo che un giorno possa esserci un’occasione per raccontare di più, ma non è una priorità. Walk In Darkness è un’esperienza che speriamo resti un po’ più grande delle singole identità che lo compongono.

TM: Quanto sono importanti per voi i costumi di scena? Siete sempre incappucciati e non mostrate mai i vostri volti, perchè avete scelto questa impostazione e da dove avete tratto ispirazione per questi costumi?

WID: I costumi sono parte del linguaggio, non una maschera: esprimono che i Walk In Darkness sono senza volto. Ci servono per la narrazione, come figure che attraversano un paesaggio e lo raccontano, più che persone che si esibiscono sul palco. È una scelta estetica ma anche concettuale: togliere l’ego, spostare tutto sulla narrazione e sull’atmosfera. Le ispirazioni arrivano da più mondi: ritualità, cinema, letteratura e arte. Ma alla fine l’unica ispirazione vera è la coerenza con ciò che siamo: persone qualsiasi che camminano nell’oscurità, cercando comunque una luce.

TM: Come nasce un brano dei Walk In Darkness? Viene prima la musica o il testo e te ne occupi solo e soltanto tu o c’è qualcun altro a collaborare?

WID: Le canzoni nascono spesso da progressioni melodiche di chitarra, ripulite da tutto ciò che non coincide con l’idea, con le emozioni e con le immagini che vogliamo rappresentare. Di solito il processo è unitario: musica e testo crescono insieme finché non diventano un unico pacchetto emotivo. La batteria arriva spesso alla fine, perché per noi non deve soltanto segnare il ritmo, ma creare e definire meglio le atmosfere che ci interessano. Io mi occupo della direzione artistica, della visione e della scrittura, ma ogni album è sempre un lavoro collettivo, che passa attraverso l’energia di tutte le persone coinvolte, prima fra tutte Nicoletta, essenziale nel rendere realmente emozionanti queste canzoni. Vorrei anche menzionare gli arrangiamenti di Alessandro Guasconi del Virus Studio di Siena: anche lui è un Walk In Darkness, anche se non compare mai.

TM: Nel corso degli anni è cambiata la formazione; adesso, ad esempio, sei rimasto l’unico chitarrista, ci sarà spazio in futuro per una seconda chitarra e cosa è successo con i vecchi membri della band?

WID: Walk In Darkness è un progetto impegnativo: richiede tempo, energia e anche un po’ di fortuna, perché i problemi sono sempre dietro l’angolo e possono cambiare drasticamente le priorità delle persone. Questo è ciò che è accaduto con alcuni membri del passato, che comunque restano con noi anche se non attivamente. Al momento la struttura funziona anche in questo assetto, ma in caso di attività live sarà necessario anche un altro chitarrista, che è già disponibile.

TM: Veniamo a parlare del nuovo album “Gods Don’t Take Calls”; è dal 2023 che tirate fuori singoli e solo a fine 2025 avete realizzato il cd, come mai è stato necessario tutto questo tempo?

WID: Il tempo lungo è stato necessario perché volevamo che tutto fosse coerente: arrangiamenti, sound design, atmosfera, video, concept e immaginario. Inoltre abbiamo smesso di avere fretta e di inseguire l’algoritmo. La nostra musica non nasce per un consumo rapido: ha bisogno di stratificazione.

TM: A dicembre l’album è uscito in versione digitale come autoproduzione, ma quando uscirà su cd e sarà anche questa un’autoproduzione o avrete un’etichetta che lo distribuirà?

WID: La versione digitale ci permette velocità e controllo. Il CD fisico uscirà a febbraio, distribuito da Beyond The Storm Productions.

TM: Come ho sostenuto nella recensione, molti gruppi validi come voi sono costretti all’autoproduzione; tu che sei all’interno del “music business” cosa ritieni che ci sia che non funziona? Come mai, secondo te, in altre parole, vengono prodotte tonnellate di immondizie musicali e poi dischi validi come il vostro sono costretti all’autoproduzione?

WID: Hai già colto il punto. Oggi l’industria musicale tende a investire su ciò che è facilmente vendibile e immediatamente consumabile. Il sistema spinge verso un ascolto frammentato, rapido, spesso distratto. Molti dischi validi, che richiedono tempo e attenzione, vengono considerati “rischiosi” anche quando hanno qualità altissime. L’autoproduzione però non è solo una condanna: è anche libertà. Ti obbliga a pagare un prezzo, ma ti permette di non tradire la visione. Noi abbiamo scelto questo percorso e sappiamo che certe opere crescono lentamente e vengono comprese col tempo. Va bene così.

TM: Sull’album avete due ospiti: Emiliano Pasquinelli dei Tuchulcha (ormai una presenza fissa per voi) e Clara Sorace; ti va di raccontarci come siete entrati in contatto con loro e, per chi non li conosce, parlarci un po’ di questi due artisti?

WID: Con Emiliano c’è un rapporto di stima e amicizia artistica che negli anni si è consolidato: è una voce e una presenza che sa entrare nel nostro universo senza snaturarlo, portando intensità e profondità. Clara è stata una scoperta naturale: ci interessava una voce capace di aggiungere sfumature e fragilità, senza diventare “ornamento”. Entrambi gli ospiti hanno portato un colore reale e non artificiale, ed è per questo che funzionano.

TM: Avete realizzato per questo album ben sei video su nove canzoni. Ci racconti come mai avete scelto questi pezzi e c’è qualche episodio simpatico accaduto durante le registrazioni che ti è rimasto particolarmente impresso e ti va di svelarci?

WID: Per noi i video non sono promozione: sono un altro modo di attraversare la stessa storia. Alcuni brani chiedono un’immagine come chiedono una voce: senza di essa resterebbero incompleti. Durante le riprese di Freedom eravamo su una spiaggia vuota, senza riparo, quando il cielo si spezzò in una tempesta furiosa. Il vento ci strappava tutto, il mare sembrava volerci cacciare via. Poi un’onda gigantesca portò fino a noi un ombrello rotto. Lo usammo per proteggere le videocamere. Un relitto, un dono. Come se, per un istante, il mare ci avesse detto: continuate.

TM: Avete scelto di rivisitare “Last Siren” che era originariamente presente sul vostro debut album, come mai questa scelta e come avete modificato il brano?

WID: “Last Siren” era una canzone che sentivamo ancora viva, ma in una forma incompleta rispetto a quello che siamo oggi. Rivisitarla è stato come tornare su una vecchia strada e scoprire che nel tempo siamo cambiati noi, non la strada. Abbiamo lavorato su suono, atmosfera e impatto emotivo, rendendola più in linea con la sensibilità attuale dei Walk In Darkness: più cinematic, più profonda, più consapevole.

TM: In alcune canzoni ci sono delle clean backing vocals maschili; chi le ha realizzate? Personalmente le ho trovate molto più interessanti del canonico growl che usano un po’ tutti… e credo diano anche un tocco malinconico che non guasta ma anzi esalta ancora di più la vostra musica, sei d’accordo?

WID: Grazie, sono d’accordo, anche perché sono la mia voce. Le backing vocals maschili sono state pensate proprio per questo: una presenza malinconica, quasi da eco interiore. Le clean vocals maschili vogliono aggiungere un senso di gravità e di memoria, e in certi punti funzionano come un secondo personaggio narrante.

TM: Quanto è importante per voi la presenza nel gruppo di una vocalist talentuosa e di livello qualitativo superiore come Nicoletta Rosellini?

WID: Nicoletta non è soltanto una cantante: è una presenza artistica. È la voce che rende credibile la narrazione, la rende essenziale come il respiro. Walk In Darkness senza di lei non sarebbe la stessa cosa. La sua sensibilità e la sua intensità danno forma alle emozioni che altrimenti resterebbero sulla carta.

TM: Una domanda classica che mi piace sempre fare alla prima intervista: mi citi un paio di musicisti che sono stati fondamentali per te nella scelta di diventare chitarrista?

WID: Ce ne sono molti, ma se devo citarne un paio direi: David Gilmour, per la capacità di rendere la chitarra voce e paesaggio emotivo, e James Hetfield, per il peso e la concretezza del riff come colonna vertebrale. Sono due mondi diversi, ma entrambi hanno influenzato il mio modo di intendere la chitarra: non virtuosismo, ma significato.

TM: Se dovessi scegliere solo tre dischi (naturalmente esclusi i vostri), quali indicheresti come i tuoi preferiti in assoluto?

WID: Domanda impossibile, ma ci provo… anzi, non resisto e ne cito quattro:

  • Pink Floyd – The Dark Side of the Moon
  • Draconian – Arcane Rain Fell
  • Fields of the Nephilim – Elizium
  • Lacuna Coil – Comalies

Sono dischi che hanno saputo essere popolari senza diventare superficiali, e che hanno costruito mondi emotivi in cui ancora oggi si può abitare.

TM: Ci sarà modo di vedervi live ed, in caso affermativo, puoi rivelarci se avete già qualche data programmata?

WID: Il live è un territorio che stiamo valutando con attenzione, perché vogliamo portare sul palco non solo un concerto, ma una rappresentazione quasi teatrale, un’esperienza coerente con l’immaginario WID. Non vogliamo salire su un palco in modo “standard”. Se lo faremo, dovrà essere un vero attraversamento. Stiamo lavorando per rendere possibile questa dimensione, e speriamo di poter annunciare presto qualcosa.

TM: Concludo l’intervista ringraziandoti per la disponibilità e lasciando uno spazio conclusivo a tua completa disposizione per aggiungere un tuo saluto e/o messaggio ai fans dei Walk In Darkness ed ai lettori di trumetal.it

WID: Grazie a voi per l’attenzione e per l’ascolto vero. Viviamo in un’epoca che consuma tutto in fretta: musica, immagini, parole e persino emozioni. Noi proviamo a resistere. Se siete arrivati fino a qui, significa che sapete già cosa cercate: non un altro rumore, ma un raggio di luce, qualcosa che apra verso un orizzonte. Camminate con noi. E soprattutto: restate umani.