Live Report: A Perfect Circle + Jehnny Beth + A.A.Williams @ Ferrara Summer Festival – 13/06/2026

Live Report: A Perfect Circle + Jehnny Beth + A.A.Williams @ Ferrara Summer Festival – 13/06/2026
Photo report completo: Photo Report: A Perfect Circle + Jehnny Beth + A.A. Williams @ Ferrara Summer Festival – 13/06/2026 – truemetal.it
A più di sette anni dalla loro ultima visita, gli A Perfect Circle tornano finalmente in Europa in questa già torrida estate 2026.
Guidata da Maynard James Keenan e Billy Howerdel, la band terrà un concerto anche nel nostro Paese, all’interno del Ferrara Summer Festival 2026, in quest’unica data sabato 13 giugno, organizzata da MC2Live.
L’estate ferrarese riapre i suoi battenti in grande stile, con la struttura del palco larga oltre 40 metri e alta 18, ad ergersi maestosa nel cuore della città, Piazza Ariostea. Una location non facile, con la statua di Ariosto al centro giustamente transennata, stand e mixer al centro a coprire la visuale di chi stava dietro. Volumi che in certi punti risultavano perfetti, in altri definiti inaccettabili, come capita soprattutto quando ci si trova all’aperto, la posizione fa la differenza. Pochi gli stand gastronomici rispetto alla capienza di pubblico possibile, code quindi inevitabili per accaparrarsi qualcosa da mettere sotto i denti, per altro, a prezzi decisamente troppo elevati. Cibo a 15 euro, birra a 7 euro e quel che fa veramente arrabbiare acqua a 3 euro. Siamo in estate, fa caldo, la gente deve aver diritto all’acqua, se non gratis perché non c’è possibilità di installare fontanelle, e in fondo alla piazza ce ne era una sola del comune, almeno venduta ad un prezzo onesto. Impedire di portare dentro cibo e bevande, al di là degli ovvi motivi di sicurezza, è comunque una cosa che non si dovrebbe fare, perché a questo punto vietate anche accendini e altri oggetti, perché potenzialmente pericolosi. Andrebbero aumentati anche i bagni chimici posti giustamente sui lati della piazza, perché non potendoli tenere puliti durante l’evento, a fine giornata diventano spesso un qualcosa di invivibile, soprattutto per noi donne costrette a fare acrobazie che voi umani neanche vi potete immaginare. Anche la gestione degli ingressi andrebbe migliorata: fare un’unica fila che si divide solo alla fine per dare il braccialetto di accesso al pit non va bene, allunga di molto i tempi, e crea confusione anche ai poveri addetti allo smistamento e sicurezza, che si son trovati spesso in difficoltà in questo tipo di situazione.
Chi come me ha partecipato a concerti all’estero sa che questa è una situazione purtroppo prettamente del nostro Paese, indietro anni luce da questo punto di vista e non so se saremo mai in grado di risolvere queste problematiche, io ci spero sempre ma nel mentre gli anni passano e il malcontento cresce e la voglia di partecipare a questo tipo di eventi diminuisce.
Breve divagazione sulla location e organizzazione fatta, come doveroso fare, ma ora torniamo alla musica e al pubblico, parte essenziale per la buona resa di un concerto. Per quello che ho potuto vedere, molto eterogeneo, sia per età che per magliette indossate, ed in generale rispettoso e mai eccessivamente sopra le righe. I circa 8000 fan accorsi questa sera a Ferrara riempiono solo a metà la Piazza Ariostea, rendendo così l’atmosfera assai vivibile e le code mai troppo lunghe.
Più di 25 anni dopo la loro formazione, l’attrattiva della band chiaramente non si è affievolita, è l’affluenza di questa sera lo dimostra, anche se qualche migliaio di persone in più me lo sarei aspettato.
Apertura di serata tutta al femminile, con l’esibizione di A.A.Williams e Jehnny Beth.
Vediamo quindi com’è andata questo appuntamento imperdibile per gli appassionati di alternative rock del nostro Paese. Sicuramente non siamo propriamente nel mondo metal questa sera ma che importa?
Basta che la musica sappia regalarci emozioni, e noi di TrueMetal siamo qui per questo, per provare a trasmettervi quello che è stato questo primo giorno di Ferrara Summer Festival 2026.
A.A. WILLIAMS
A.A. William s è un’artista londinese che ha già girato il mondo con band del calibro di Cult of Luna, Explosions In The Sky, Russian Circles, Sleep Token e The Sisters of Mercy, ma ancora troppo poco conosciuta qui da noi.
Il suo sound oscuro, doom, post rock, con radici folk, incrocia cantilenanti riff plumbei con chitarre più pesanti, che fanno emergere la profondità emotiva di questa cantautrice che mi ha sempre ricordato molto Chelsea Wolfe, come credo a molti dei qui presenti che presumo conoscano la Sacerdotessa dark per eccellenza.
Sono pochi i momenti in cui quest’introversa artista si rivolge timidamente al pubblico, totalmente immerso nei pensieri più intimi e introspettivi, che inevitabilmente la sua musica scuote nelle anime più sensibili, anche se la si sta ascoltando oggi per la prima volta, e non è certo il mio caso.
La sua voce accarezza con un’empatia rassicurante le parole interpretate, sembra fluttuare sopra ad ognuno di noi, qui presenti ancora in maniera piuttosto esigua vista l’ora, a goderci trenta minuti di ottima musica.
Un inizio serata che definirei particolare, con una bellissima voce oltre che presenza femminile a farla da padrona, che ha saputo regalarci intense emozioni nella sua delicata intimità.
Ci rivediamo tra pochi mesi al Brutal Assault #29, cara la mia bellissima e bravissima A.A. Williams.

Setlist
- For Nothing
- Splinter
- Poison
- Melt
- Evaporate
L’atmosfera che si respira in Piazza Ariostea è già quella giusta, e le premesse ci sono tutte per vivere una serata perfetta, aggettivo che userò molto spesso in questo live report, in buona compagnia e con dell’ottima musica a fare da sfondo, è proprio il caso di dirlo.
JEHNNY BETH
Jehnny Beth è una musicista e attrice francese originaria di Poitiers e residente a Londra. È diventata famosa in Europa come metà del duo indie rock John & Jehn e a livello mondiale come frontwoman della band inglese post-punk Savages. “You Heartbreaker, You” è il titolo del suo secondo album da solista pubblicato lo scorso anno, e stasera avremo modo di ascoltarne qualche estratto.
Una frontwoman imponente nonostante sia minuta, rialzata su tacchi a spillo che solo lei sa come riesce a portare con tale nonchalance pur saltando e correndo come una dannata per tutta la durata dell’esibizione. Il suo atteggiamento e la voce grezza, uniti un’incontenibile energia punk rock, risultano assolutamente irresistibili, catturando l’attenzione di buona parte del pubblico, che nel frattempo aumenta sensibilmente.
Una versione con sfumature industriali di Army of Me di Björk ha funzionato particolarmente bene, come anche il suo scendere tra il pubblico durante I Still Believe o il farsi reggere sulle ginocchia dalle prime file sul finale di set.
Jehnny Beth sa come rendere la sua proposta, tutt’altro che originale, apprezzabile in sede live, anche ad un pubblico che non è certamente il suo, e quando il tempo a sua disposizione finisce ci lascia belli carichi e pronti a quello che sta per arrivare.

Setlist
- Broken Rib
- I Still Believe
- No Good for People
- Army of Me (Björk cover)
- Innocence
- Out of My Reach
- Obsession
- I’m the Man
- I See Your Pain
A PERFECT CIRCLE
Quando senti il nome Maynard James Keenan è inevitabile pensare ad un genio visionario come pochi altri ne esistono nel mondo della musica. Personalmente adoro tutti i suoi progetti, Tool e Puscifer, ed è per me quindi un grande onore oltre che onere parlare di questo live.
Essere un fan degli A Perfect Circle richiede pazienza, da sempre. Lo sa chi come me decide di seguire una band con solo quattro album in studio in 27 anni di carriera e rare esibizioni concesse dal vivo. Le lunghe attese fanno parte del tacito accordo tra la band e noi fan, perennemente in bilico tra una frustrazione mista a preoccupazione che non arrivi più nulla da parte loro, e un senso perenne di attesa spesso un po’ rassegnata che ci accompagna nei lunghi anni di silenzio.
Quando Jehnny Beth lascia il palco, sono circa le 20.45, Piazza Ariostea si è riempita considerevolmente, con fan entusiasti che si infilano in ogni spazio disponibile per accaparrarsi una visuale migliore.
L’aura di attesa è palpabile e l’apertura alle 21.15 circa affidata a War Pigs dei Black Sabbath, è il segnale che i quasi 8mila presenti stavano aspettando con trepidazione.

L’attesa è finalmente finita.
Otto anni sono passati dall’ultimo loro passaggio nel Vecchio Continente. Tanti anni in qualsiasi vita quindi, artistica e non solo, ma nel caso di una band volubile come gli A Perfect Circle, sembravano un’infinità.
Tantissima era quindi l’attesa per questa data italiana e l’aspettativa venutasi a creare nei mesi precedenti questo evento era enorme. Per i più è stata pienamente soddisfatta, mi auguro, e spero solo pochi siano quelli che si lamenteranno, per i motivi più svariati che ormai tutti i normali fruitori di Social conoscono a menadito perché sempre ripetuti dai soliti “leoni da tastiera” pronti solo a scatenare polemiche e a lamentarsi per qualunque cosa.
Lungi da me tutto questo, non è la sede per fare critiche all’organizzazione o alla venue, siamo un sito che parla di musica e di questo vi parlerò in questo Live Report scritto come sempre con il cuore e la passione per quest’arte che mi regge sempre in piedi, nonostante tutto, e tutti a volte.
Per quanto riguarda la mia esperienza in questo sabato 13 giugno molto caldo ma allo stesso tempo dal clima vivibile a Ferrara, è stata ben al di sopra delle mie aspettative. Ho solo qualche piccola nota di insoddisfazione che mi porterò a casa alla fine della serata, ma questo ve lo racconto dopo.
Andiamo con ordine, e già sulle note dell’omaggio ai Black Sabbath, la risposta del pubblico non si fa attendere. Una platea abbastanza rispettosa, escludendo i soliti chiacchieroni che non si capisce cosa paghino il biglietto a fare per poi stare a ciarlare e disturbare chi invece la musica dal vivo se la vuole godere appieno.
Certamente non sono mancati cellulari alzati, soprattutto sulle canzoni più famose della band, ma se una volta il nostro caro Maynard James Keenan non avrebbe esitato a interrompere il live per questo, oggi lo ritroviamo forse più consapevole della situazione oggigiorno (ahimè) di un pubblico schiavo delle distrazioni digitali e il suo unico obiettivo è regalarci una prestazione magistrale, senza preoccuparsi troppo di vietare l’utilizzo dei cellulari, cosa per altro fatta in altre date europee tenutesi in posti al chiuso.

The Package, la traccia d’apertura di “Thirteenth Step”, è un inizio straordinario, imponente e perfetto come solo una band di questo calibro può offrire. È proprio quel tipo di canzone atipica che la maggior parte delle band lascerebbe su disco, e invece loro la propongono così, subito per iniziare.
La chitarra densa e abrasiva di Billy Howerdel, la batteria di Freese, fragorosa senza mai essere gratuitamente esagerata, e la splendida voce di Keenan a farla da padrona, che ci arriva quasi come se provenisse da qualche luogo appena oltre il visibile. A mio parere una delle voci più intense ed espressive dell’intero panorama musicale mondiale. In effetti, la sua postazione su di una pedana allo stesso livello di Freese, mai illuminato né inquadrato dai video direttamente, ma sempre quasi nascosto visivamente a far parlare solo la sua voce, contribuisce a renderlo una figura intangibile, quasi ultraterrena.
È difficile distogliere lo sguardo dal palco perché la band e gli effetti di luce sul palco, oltre che le proiezioni video, rendono l’atmosfera ipnotica al limite del catartico.

Segue immediatamente il brano centrale del tanto contestato “Eat the Elephant”, Disillusioned, che ci trasporta in un’atmosfera sognante: una scelta a dir poco interessante, ma che mette in evidenza come questa band si fidi ciecamente del proprio pubblico, dandogli in pasto in sede live un brano davvero di difficile ascolto. Keenan si muove a malapena, e la sua quasi immobilità durante l’intera esibizione stanno a rappresentare la totale concentrazione che ci mette nell’eseguire in maniera magistrale alcuni dei brani che hanno reso gli A Perfect Circle iconici. Passaggi più tranquilli che si alternano ad altri più fragorosi, un’energia a malapena contenuta che ci viene trasmessa dalle luci e dalle immagini proiettate sui videowall ai lati del palco, attraversando i più svariati territori emotivi del nostro animo.
Sempre dal lavoro in studio più controverso dei nostri, pescheranno The Contrarian e The Doomed, ancora una volta brani complicati, difficili da masticare e ancora più da digerire, e il gioco di parole col titolo dell’album è voluto.
E se fino a questo punto il pubblico si è fatto sentire poco, è con Weak and Powerless che la risposta arriva. Migliaia di voci che si uniscono a cantare un ritornello famigliare a chi, in determinati momenti della propria vita, ha preso il testo di questa canzone e lo ha fatto proprio, creando quel senso di empatia comune che solo chi vive un live intensamente può capire.
Rose, da “Mer de Noms”, e Blue, da “Thirteenth Step”, riportano di nuovo calma ed eleganza nell’aria di questo Ferrara Summer Festival appena iniziato, conferendo al set una nota ancora più riverenziale, mentre la band esplora insieme a noi alcuni dei momenti più delicati e difficili del loro repertorio.
E nel mezzo, che dire di Gravity, un brano di rara bellezza, emotivamente potente e impattante, splendido e struggente in egual misura, cantato dal pubblico quasi a sovrastare la voce di Keenan, che ci ricorda di “scegliere di vivere ogni giorno”.
La già di per sé splendida TalkTalk riproposta dal vivo è un qualcosa di unico e affascinante: una canzone che avanza implacabile come qualcosa che non può e non vuole essere fermato, come le emozioni che gli A Perfect Circle ci stanno regalando questa sera.
Non ho molto apprezzato invece la versione alternativa di 3 Libras: una scelta che ha sorpreso gli 8000 spettatori, che si sono ritrovati spiazzati sentendola rifatta in questo modo piuttosto che l’originale presente in “Mer de Noms”.

Ci riprenderemo subito dallo stordimento però con l’arrivo di uno dei loro brani più conosciuti in assoluto, The Outsider, con la sua perfetta combinazione di melodia e urgenza viscerale, ed un pubblico che canta all’unisono durante il suo ritornello.
L’alienante Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums, uno dei due inediti dell’album di cover “eMOTIVe”, ha un tono quasi minaccioso, marziale nel suo incedere, a ricordarci che gli A Perfect Circle sono attenti alla situazione sociopolitica, creando disagio e scuotendo gli animi di chi li ascolta.
Arriva anche il momento del nuovo singolo Starless, accolto molto bene dai fan, anche perché non potrebbe essere diversamente essendo un brano in perfetto stile Howerdel, ex tecnico della chitarra che, unendo il suo genio compositivo a quello di Keenan, ha dato origine a questo “cerchio perfetto” che speriamo ci dia presto un nuovo album da ascoltare.
Stiamo arrivando alla fine della scaletta con la malinconica The Noose, uno dei brani a mio parere più cupi ed emotivi di “Thirteenth Step”. E visto che il pubblico degli A Perfect Circle è un Signor pubblico, si è venuto a creare quasi silenzio in certi momenti, cosa impensabile per una platea di queste dimensioni. Eppure, loro ce l’hanno fatta, con il solo fatto di essere chi sono, loro stessi. C’è qualcosa di indefinibile, difficilmente descrivibile a parole, nel rapporto tra questi brani, la band che ce le ripropone dal vivo e i fan. Non so come spiegarvelo, ma chi c’era questo sabato 13 giugno 2026 a Ferrara ha capito bene cosa intendo.
E sì, non deludono le aspettative sul finale, certo che no. Ci distruggono emotivamente in maniera definitiva, almeno per oggi, chiudendo con Judith. Un brano che resta la cosa più vicina alla perfezione che gli A Perfect Circle abbiano mai fatto. Un’esplosione di note, sentimenti e catarsi che porta con sé ventisei anni di peso emotivo senza mostrare il minimo segno di invecchiamento o fatica. Una canzone profondamente personale per Keenan, il cui testo è ispirato alla tragedia della madre, Judith Marie Keenan, devotamente religiosa, rimasta paralizzata dopo un ictus. La voce di Keenan è alimentata da frustrazione e rabbia, e noi ci uniamo urlando al cielo di Ferrara “Fuck Your God!” per un’ultima volta.
Tornare in sede live senza un nuovo album a supporto non è stata né una trovata commerciale né tantomeno un mero esercizio nostalgico. Gli A Perfect Circle sono troppo esigenti verso sé stessi e il proprio pubblico, troppo autoconsapevoli del proprio valore per farlo. Quella di questa sera, come immagino tutte le date di questo tour europeo, è stata semplicemente una vera e propria lezione magistrale sul come mantenere vivo e saldo il rapporto tra una band, mai scesa a compromessi, e il suo fedele pubblico.
Un concerto meraviglioso che ci ha regalato atmosfere eteree e fluttuanti, una prestazione eccellente, di una qualità e di una professionalità uniche, impeccabili tutti sono tutti i punti di vista.
Gli A Perfect Circle sono tornati alla grande in scena, speriamo per restarci ancora a lungo.
Essere un fan degli i A Perfect Circle ha sempre richiesto pazienza, dicevo all’inizio di questo Live Report.
Essere un fan degli A Perfect Circle è un privilegio per pochi, vi dico ora che siamo giunti alla fine di questo splendido viaggio durato purtroppo solo 80 minuti che avremmo voluto non finisse mai.
Un cerchio perfetto che si chiude qui, almeno per oggi.
Una notte da ricordare aspettando il prossimo grande evento che per molti sarà già domani.

Setlist
- The Package
- Disillusioned
- The Contrarian
- The Doomed
- Weak and Powerless
- Rose
- Gravity
- Kindred
- Blue
- TalkTalk
- 3 Libras (All Main Courses Mix)
- The Outsider
- Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums
- Starless
- The Noose
- Judith

La chiusura del cerchio
Lo splendido live a cui abbiamo appena assistito ha dimostrato, qualora ve ne fosse bisogno, quanto sia sbagliato considerare gli A Perfect Circle un progetto secondario ai Tool.
Il rammarico per alcuni brani non fatti c’è, come quasi sempre alla fine di un concerto. Accontentare le aspettative di tutti è pressoché impossibile, ci sarà sempre quella canzone che avresti voluto sentire riproposta dal vivo e invece no, ma magari il tuo “vicino” la pensa diversamente, e va bene così. Quello che conta è che stasera abbiamo assistito ad un evento che ha rasentato la perfezione per esecuzione tecnica e performance in senso stretto.
Sono le 23 quando io ed il mio compagno Luca, insieme ad altre migliaia di persone, lasciamo il caldo ma ventilato ambiente della Piazza Ariostea di Ferrara, in una sorta di silenzio ammirato. La maggior parte di noi cerca semplicemente di elaborare ciò che ha appena visto e le emozioni provate. Concerti come questo ribadiscono a gran voce quanto è meraviglioso il potere della musica dal vivo: unire le persone, offrire catarsi e distrarre dai problemi del quotidiano, e gli A Perfect Circle sono stati maestri in questo.
La devota riverenza della folla è stata innegabile, dall’inizio alla fine l’aria di Ferrara è stata intrisa di un’atmosfera inconfondibile, che in rari casi è così intensa anche in sede live.
Concerti del genere sono l’ideale per chi ama la musica intesa come esperienza di ascolto e di comunione d’intenti con l’artista sul palco. Speriamo davvero di poterne godere ancora in futuro.
Il valore emozionale di questa serata avrebbe certamente meritato molto più pubblico di quello che c’è stato, e per questo sono ancora più orgogliosa di averne fatto parte.
Ci si rivede prestissimo, sempre tra queste righe.
Stay tuned and Stay metal.