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Live Report: Black Over Milan @ Legend Club, Milano – 24/02/2023 – Day 1

Di Jennifer Carminati - 25 Febbraio 2023 - 16:28
Live Report: Black Over Milan @ Legend Club, Milano – 24/02/2023 – Day 1

Live Report: Black Over Milan @ Legend Club, Milano – 24/02/2023 – Day 1
a cura di Jennifer Carminati

 

 

I Gorgoroth, con il “Black Metal Revelation Tour 2023“celebrativo del loro 31 esimo anniversario di attività, faranno ben poche date in tutta Europa e fortunatamente ritornano in concerto in Italia questo fine settimana con ben due concerti, insieme ai Doodswens.

La data di Milano di venerdì 24 febbraio si inserisce nella cornice del Black Over Milan 2023 che vedrà anche i Batushka headliner nella giornata di sabato 25 febbraio.

Dopo un accenno di primavera, il meteo ci fa pentire di aver tolto i giacconi pesanti e aver portato il piumone in lavanderia, perché in questi giorni le temperature si sono abbassate di nuovo, e sulla città meneghina è calata di nuovo la nebbia proprio quando in quel del Legend Club di viale Enrico Fermi sta per avere luogo la prima edizione del Black Over Milan 2023.

Mera coincidenza?! Io non credo…e ora vi racconto quanto successo in questa prima giornata dove a completare il bill ci saranno: i danesi Doodswens, i francesi Hats Barn e gli svizzeri Tyrmfar.

Tyrmfar

Si inizia puntuali alle 19.30, con i Tyrmfar, provenienti dalle montagne della Svizzera, e una storia iniziata nel 2013 e dall’ ascesa rapida. La loro prima pubblicazione risale al 2015 con l’EP ‘In The Depths Of A Dark Spirit’, seguito nel 2017 dall’ottimo album ‘Human Abomination’. L’esperienza acquisita, anche in sede live suonando in molti dei principali festival europei, l’hanno riversata nel loro secondo album definito dai più rivoluzionario, ‘Renewal Through Purification’ del 2019. Promosso a pieni voti, dalle recensioni che ho letto e anche dalla sottoscritta per quel che può valere, anche il recente 2022 ‘Dialectic of Ego and the Unconscious’.

Il loro è un death metal furioso condito da urla annerite che si vanno ad aggiungere al growl più profondo di cui Robin è capace. La sua sarà una performance vocale intensa e potente che si adatta perfettamente alla loro proposta. I loro riff colpiscono forte e in maniera furiosa e anche se “sanno di già sentito” la qualità del combo svizzero è fuori discussione. Tecnica e precisione non mancano affatto per questa giovane e talentuosa band, che riesce ad unire le armonie di chitarra solista ai riff principali che conferiscono al loro sound un carattere edificante, con dei rimandi al black metal che regalano un tocco in più alla loro musica. La batteria di Quetin si unisce perfettamente alla chitarra di Kevin e al basso di Marc, buttandoci in faccia brutali attacchi di esplosione.

Ciascuna delle canzoni proposte viene eseguita da tutta la band con tecnica e passione, si vede che stanno bene e si divertono sul palco insieme; e Robin si rivela essere un ottimo interprete (anche i problemi avuti al microfono non fermeranno la sua furia) che scenderà dal palco sudato fradicio, dall’impegno e fatica messi nei 30 minuti a loro disposizione. Non mancheranno headbanging e pogo tra il pubblico già presente in buon numero. La loro fusione tra l’atmosfera del black metal e il potere del death metal li conferma essere una band di ottimo livello di cui sentiremo ancora parlare, senza dubbio.

Hats Barn

Se stai leggendo queste righe, o meglio ancora se eri presente come me a questa prima edizione del Black Over Milan, sei una persona a cui piace piacciono le sonorità più oscure e estreme, e per questo ti consiglio di non perdere alla prossima occasione in sede live i francesi Hats Barn facendo un tuffo nell’atmosfera nella quale il loro black metal puro e autentico ti immerge, e vi assicuro che la sentirete penetrare fino alle ossa.

Hats Barn significa figli dell’odio in norvegese, a omaggiare la terra da cui arriva la vecchia scuola di band leggendarie come Mayhem, Darkthrone e Burzum, alle cui lezioni sono stati sicuramente molto attenti e devo ammettere che hanno imparato, eccome, dai Maestri. Formatisi nel 2005 a Lille, hanno ormai compiuto la maggiore età a livello di carriera, registrando sei album in studio. Le loro canzoni, fatte di una tecnica semplice, e allo stesso tempo ruvida, cruda e cattiva, unita a sentimenti sinistri e atmosfere tetre, riempiono il Legend di un’energia cupa e maligna.

Nel veloce cambio palco vengono montati teli con dipinte bambole rosso sangue, teste di capra impalate fanno capolino ed ecco ad un certo punto, dopo un rapido soundcheck, irrompere sul palco la band, corpse paint immancabile, e Psycho inizialmente incappucciato che rivela da subito la sua furia. Il frontman, ribadisco Pycho (mai nome più appropriato), è un qualcosa di davvero indescrivibile, sembra una bestia demoniaca posseduta, con quegli occhi spiritati che trasmettono inquietudine e malignità. Interpreta le canzoni in una maniera magistrale, vivendole intensamente dal punto di vista fisico parola per parola, con la sua voce che alterna urla a melodie strazianti e ci riversa addosso tutte le sue abilità da performer.

I loro riff di chitarra sono aggressivi, brutali, veloci, furiosi e c’è un lavoro dietro efficiente di basso e batteria che rendono il risultato finale trucido, solido e compatto e trasmettono al pubblico la voglia di esserci su questo palco questa sera e l’indubbia passione con cui fanno la loro musica; anche la loro mezz’ora non ci fa assolutamente pentire di essere qui questa sera, anziché a poltrire sul divano come spesso accade il venerdì sera dopo una stancante settimana lavorativa.

Data la temperatura raggiunta all’interno del locale sembra di essere davvero all’inferno questa sera, ok l’immedesimazione e farci sentire partecipi allo spettacolo, ma avremmo tutti preferito qualche grado in meno, visto che poi il locale si riempirà all’inverosimile pure.

Detto questo, nell’attesa dei prossimi, vado a farmi una Guinness e soprattutto a prendere una boccata d’aria se permettete. Non ho il vizio del fumo per fortuna, ma per chi mi legge da un po’ ormai sa che amo la birra e non può mancare durante i concerti.

Doodswens

Lato mio c’era curiosità nei confronti delle Doodswens, duo olandese tutto al femminile con la cantante chitarrista Fraukje Van Burg e Inge Van Der Zon alla batteria. Potete immaginare i miei, e non solo, dubbi quando sul palco ad accompagnare la Van Der Zon salgono due chitarristi; della Van Burg nessuna traccia. Non son riuscita a recuperare nessuna informazione prima di pubblicare questo articolo, se non che in un precedente tour la Van Burg avesse avuto una sorta di burnout che l’aveva portata a rinunciare alle esibizioni live. Formazione cambiata ufficialmente quindi? Non so dirvelo, mi dispiace.

Quello che so dirvi è che il loro è un black metal freddo ed oscuro, misto a sonorità industrial, a tratti doom e più verso il depressive. La loro attitudine sul palco rispecchia esattamente questo, visto la totale assenza di interazione con il pubblico. Il loro sound atmosferico alterna passaggi serrati a parti più introspettive con le chitarre come a costruire armonie a volte anche epiche e di grande impatto. Dal punto di vista scenico davvero non pervenuti: come già detto il contatto con i presenti è quasi nullo, lasciando alla sola musica il compito di tenere alta l’attenzione, accorso in maniera cospicua, al Legend Club questa sera.

Nella scaletta, oltre ad alcuni brani tratti dal primo ed omonimo demo, hanno proposto una serie di pezzi dall’ultimo nonché primo loro full-length ‘Lichtvrees’, uscito a fine 2021. Ottima performance di Inge Van Der Zon che, dal suo trono dietro le pelli, inanella una successione dietro l’altra di blast e ritmiche distese. Sinceramente non mi hanno particolarmente colpito, devo ammetterlo. Non ho trovato niente di speciale nella loro esibizione non mi piace quando un gruppo sul palco si limita a fare il compitino, non mi trasmettono nulla così facendo se non delusione e un po’ di amaro in bocca.

La strada davanti a loro è ancora lunga da percorrere, speriamo non si perdano in qualche foresta norvegese alla ricerca d’ ispirazione.

Gorgoroth

Ed eccoci, finalmente siamo arrivati alla cima dell’altopiano intriso di male e oscurità, un luogo immaginario, l’Ered Gorgoroth, presente nelle opere di J.R.R. Tolkien, da cui i nostri hanno preso il nome. Son passate da poco le 22 quando sul palco si diffonde una gelida coltre di nebbia, preludio all’ingresso del combo norvegese. La marcia funebre di Chopin riverbera tra le mura del locale ora davvero gremito. Borchie, face-painting e spuntoni fanno la loro comparsa e la band prende posizione.

È finalmente giunto il tempo del vero black metal, quello d’annata che da troppo mancava sul suolo milanese. Non appena l’intro finisce, irrompono con “Bergtrollets Hevn”. Un muro di suoni violenti e cupi si scaraventa contro i fans e nelle prime file si scatena subito il pogo, ecco i Gorgoroth di Infernus che si stagliano in tutta la loro potenza.

Come detto, doppia data in Italia per il loro ‘Black Metal Revelation Tour 2023’, domani saranno infatti al Revolver di San Donà di Piave, e una setlist che pesca a piene mani praticamente da tutta la discografia della band. Anzitutto, visto che nei live report è prioritario l’impatto scenico, almeno per la sottoscritta, parliamo di Hoest, all’anagrafe Ørjan Stedjeberg, alla voce nei Gorgoroth dal 2014: un frontman incredibile, rabbiosissimo e che riesce a essere estremamente coinvolgente pur facendo pochissimi movimenti e riducendo al minimo indispensabile i discorsi sul palco, che nella fattispecie sono stati pressoché nulli.

Dalla nascita nel 1992 a oggi l’unico membro originale è il chitarrista Infernus, freddo e impassibile, mitraglia i fans con riff agghiaccianti affiancato dai turnisti alla seconda chitarra e al basso, i quali si dimostrano perfettamente all’altezza del compito; degno di nota il batterista che con estrema potenza e precisione pesta su piatti e pelli senza pietà, in un tripudio di suoni perfetti. Dall’ultimo lavoro ‘Istinctus Bestialis’ del 2015 eseguono solo “Kala Brahman”, ripercorrendo tutta la loro discografia con cavalli di battaglia come “Katharinas Bortgang”, “Krig”, “Destroyer”, “Revelation Of Doom”, un viaggio nel tempo per i blackster più nostalgici.

Non eccellere in presenza scenica è nello stile di questi gruppi, lo sappiamo, l’unico che si distingue è davvero Hoest, dalle movenze minacciose che stringe in una morsa il pubblico grazie al suo scream diabolico, annunciando quasi ogni brano creando fermento tra il pubblico. Con “Incipit Satan” i fan sono entusiasti e acclamano i loro beniamini a gran voce con applausi e urla d’incitamento. La band non si e non ci concede tregua procedendo come un treno in corsa bruciando rapidamente l’ora a loro disposizione e concludendo con “Unchained My Heart”.

Non fa in tempo a concludersi l’ultima nota che la band abbandona il palco, un po’ come molti di noi hanno fatto questo venerdì pomeriggio lasciando l’ufficio alle diciotto spaccate per correre qui al Legend. Ben presto torna di nuovo la marcia funebre in sottofondo e senza neanche rendercene conto il concerto è finito. Dal pubblico riecheggia il coro “Gorgoroth, Gorgoroth, …” ma con risultati nulli. Ci si potrebbe lamentare che non hanno fatto la celebre “Possessed (by Satan)” o l’omonima “Gorgoroth” e visto che son passati solo 55 minuti da quando i nostri son saliti sul palco si potrebbe anche chiedere qualche bis, ma è davvero tutto inutile.

La serata è davvero giunta al termine. Questi Padri Fondatori del Black Metal sono così. Prendere o lasciare. E io personalmente prendo eccome, sono orgogliosa di amare questo genere estremo e troppo spesso bistrattato.

Poco altro da dire se non che la serata è riuscitissima, in termini di affluenza e spettacolo proposto, ma avremmo tutti gradito uno spazio un po’ più ampio che permettesse una migliore visuale, oltre che come già detto, temperature più vivibili.

Ma si sa, i concerti sono anche questo, sudore calca, e fatica, anche e soprattutto per chi sta sotto il palco.

A domani blackster.

Setlist:
  • Bergtrollets Hevn
  • Aneuthanasia
  • Prayer
  • Katharinas Bortgang
  • Revelation of Doom
  • Forces of Satan Storms
  • Ødeleggelse og undergang
  • Blood Stains the Circle
  • Cleansing Fire
  • Destroyer
  • Incipit Satan
  • Krig
  • Kala Brahman
  • Unchain My Heart!!!