LiveReport Anathema (Roma – 09/2/04)

Parole di Davide Aricò.Il giorno è arrivato. Ho dovuto aspettare più di tre anni per rivederli ma decisamente tutta questa attesa è stata ripagata. Arriviamo al Circolo degli Artisti intorno alle 20. Il Tour Bus della band è parcheggiato all’interno e, a tratti, vediamo passeggiare Vincent o Danny ma senza riuscire a fermarli anche solo per una foto. In mancanza di opening act il concerto dovrebbe iniziare alle 21:30 ma siamo quasi alle 22 e ancora niente.
Finalmente un’intro (un pò lunghetta onestamente) sfocia in Childhood Dreams e ci presenta i ragazzi di Liverpool, con in primo piano i fratelli Cavanagh che, nel frattempo, sono diventati 3 (ebbene sì L…avevi ragione tu) con l’aggiunta di Jamie al basso. Primo brano prima mazzata: Fragile Dreams, come a rompere subito gli indugi. Non poteva esserci esordio migliore. Si prosegue con l’ultimissima produzione: Balance e Closer dall’ultimo ottimo A Natural Disaster e qui l’atmosfera diviene carica e un vuoto ipnotico sembra aprirsi davanti a noi in una palese esternazione delle influenze Pink Floydiane. Si alternano quindi brani di A Fine Day to Exit (Release e Pressure) e quando Vincent imbraccia la sua acustica si capisce che arriviamo ad un’altra vetta del concerto: Forgotten Hopes (seguita da Destiny is Dead). Magistrale, intimistica; il gioco di voci dei due fratelli ci conduce in un vortice di emozioni. Neanche il tempo di respirare e arriva Pulled under at 2000…devastante anche se qui nelle parti veloci, per la prima volta il suono ha un pò peccato (la batteria copriva un pò troppo il resto nell’attesa di qualche aggiustatina dal banco mixer). C’è tempo quindi per Wings of God ma l’apice dell’esibizione deve ancora arrivare. Non ci credevo e invece anche questa volta avevi ragione tu…un tappeto di tastiere lascia spazio ad una One Last Goodbye che ci fa entrare nel mondo malinconico che Vincent riesce a costruire con la sua voce divenuta sempre più calda, più invitante…i 5 riescono ad avvolgerci in un manto di note, a trasportarci nella loro dimensione musicale. E come se non bastasse rincarano la dose: Parisienne Moonlight e A Natural Disaster accompagnati da una Lee Douglas molto carina e pronta ad ammaliarci con la sua splendida voce. A far da contrappasso tornano ancora i pezzi ad alto carico di adrenalina: Judgement e Panic in un medley da rimanere storditi. Siamo al finale con Flying forse il momento più intenso sia per la bellezza del brano sia perchè ormai sembra davvero di volare accompagnati dalla struggente voce di Vincent e dalle note dell’ancor più struggente assolo di Danny e si chiude con 2000 & Gone. Non passano che un paio di minuti e i 5 ritornano a salutarci con vari bis tra cui una Fragile Dreams acustica in cui ci inviatano a cantare insieme, Sleepless (unico episodio pre Alternative 4) e l’atteso e giusto tributo ai Floyd con una devastante versione di Confortably Numb. Un concerto coinvolgente che mi lascia malinconico (guarda un pò) alla fine…e forse non basta la promessa fatta da Danny di essere presenti al Gods di Bologna a giugno…una kermesse di decine di band non sarà l’ideale per godersi appieno le atmosfere dei Cavanagh Bros. Impeccabili i ragazzi, con una particolare menzione per Vincent, la cui carica prorompente unita ad una voce splendida mi sconvolgono sempre più, per Danny con le sue doppie voci e i sui solos che mi rimarranno impressi a lungo e per la coesione mostrata.
Con la loro splendida musica gli Anathema interpretano le loro emozioni…ma con estrema facilità le fanno diventare pure nostre.