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Powerwolf (Matthew Greywolf)

Di Angelo D'Acunto - 26 Luglio 2009 - 21:38
Powerwolf (Matthew Greywolf)

In occasione della release di
Bible Of
The Beast
, terzo studio album ufficiale dei Powerwolf,
abbiamo raggiunto il chitarrista Matthew Greywolf per scambiare qualche
parola riguardo a questa nuova release del gruppo tedesco. Buona lettura.

Intervista a cura di Daniele Peluso

Ciao Matthew e benvenuto sulle pagine di TrueMetal.it. Che ne dici di
presentare la band a chi non ha il piacere di conoscerla?

Ciao a tutti, sono Matthew, uno dei due chitarristi dei Powerwolf e il
responsabile per interviste e pubbliche relazioni. La band è formata,
nell’ordine, da mio fratello Charles alla seconda chitarra e al basso, Falk M.
Schlegel che tortura un povero e innocente organo da chiesa, francese funebre
alla batteria e ultimo, ma non per grado di importanza, il nostro maestro di
cerimonia Attila Dorn alla voce.

Avete conosciuto Attila durante una vacanza in Romania. Ti va di
raccontarci come sono andate le cose?

Ad essere onesti, fu un viaggio davvero noioso. Charles ed io abbiamo
girovagato una settimana attraverso la Romania e di fatto, visto che il clima
era
perennemente pessimo, finivamo sempre in qualche pub. In uno di questi
giorni incontrammo uno strano ragazzo (Attila ndr) che ben presto si unì
alla nostra band.

Romania e Germania sono due paesi piuttosto distanti l’uno dall’altro. Questa
cosa, ha creato qualche problema alle varie attività della band?

Beh, per tutto il tempo in cui Attila ha continuato a vivere in Romania, i
problemi sostanzialmente furono di carattere organizzativo, anche perché noi non
volevamo assolutamente lavorare e far procedere la stesura del disco senza di
lui. Adesso, da più di due anni, Attila si è trasferito in Germania, ed ora è
davvero tutto molto più semplice. Dobbiamo anche ringraziare l’Unione Europea che
con l’apertura delle frontiere ha reso tutto più semplice!

Come è cambiato il sound della band rispetto a “Return in bloodred”?

È decisamente più Metal. Il nostro album di debutto era infarcito di un sacco
di influenze di gruppi storici come Black Sabbath e Deep Purple, risultando
essere quasi doom in stile anni settanta; “Lupus Dei” fu decisamente più metal,
ed ora “Bible of the beast” è metal che più metal non si può!

Questo nuovo disco è stato celebrato come un ottimo album nel genere
horror/power metal: raccontaci qualcosa in merito alle registrazioni di questo
lavoro.

Devo dirti in tutta sincerità che è stata una vera e propria odissea. Abbiamo
registrato l’album in ben quattro studio differenti prima di affrontare il tanto
agognato missaggio finale in Svezia. La maggior parte del disco è stata
registrata in uno studio vicino Francoforte, per le parti d’organo abbiamo
letteralmente invaso una piccola cappella nel nord della Francia, mentre i cori
sono stati registrati in un conservatorio Tedesco. Per concludere, Attila ha
inciso tutte le parti vocali in uno studio vicino al villaggio in cui vive, in
maniera tale da rendere il suo lavoro il più confortevole e rilassante
possibile.

Da Lupus a Bible, ci sono stati dei cambiamenti sostanziali nel songwriting?

Ad essere sincero no, non è cambiato nulla. Scriviamo sempre tutti assieme in
sala prove e questo è successo anche per la stesura di “Bible of the beast”.
Questo è il modo di lavorare che ci permette di dare il massimo, ed onestamente
è l’unico metodo che conosciamo. Possiamo scrivere della buona musica solo se la
band è al completo ed è questo che, a nostro parere, provoca una certa magia che
ci permette di scrivere le canzoni dei Powerwolf.

In quest’ottica, la consapevolezza di aver dato alla luce dei lavori molto
validi ha influito in qualche maniera nella scrittura del nuovo “Bible”?

Sicuramente il fatto di aver ricevuto tanto consensi ci ha aiutato nella
stesura del nuovo materiale, anche se avevamo una certa paura nel dover
riaffrontare il processo di scrittura. Dopo aver completato
il primo pezzo, credo si tratti di “Raise your fist, evangelist”,
abbiamo avuto la consapevolezza di essere sulla giusta strada e, quindi, di
essere in grado di dare alla luce un album speciale. Abbiamo poi iniziato a scrivere come ossessi,
quasi posseduti, senza mai parlare di null’altro al di fuori del nuovo lavoro.
Ora siamo orgogliosi di averlo pubblicato e siamo soddisfatti di tutti i
consensi ricevuti fino ad ora.

Bene, passiamo alla parte prettamente live del vostro lavoro: quanto è
importante la teatralità nei vostri spettacoli?

Sicuramente è un aspetto importante per i Powerwolf. Noi vogliamo offrire a
chi ci viene a vedere dal vivo uno spettacolo che ricorderà sempre. Noi stessi
siamo dei fan di quelle band che offrono grandi live show, tanto per citarne
alcuni direi Iron Maiden e Judas Priest. Un concerto metal deve essere uno
spettacolo non solo musicale, ma anche visivo.

A proposito di questo, avete in serbo qualcosa di particolare per i prossimi
show?

Ti posso anticipare che verrà creata una sorta di chiesa sul palco per i
prossimi concerti, ma più di questo non ti posso dire: abbiamo un sacco di
sorprese che non è possibile anticiparti.

Bene, sono proprio curioso di vedere che cosa vi inventerete. Passando ad
altro, il connubio opera e musica metal, credete che si possa ancora far
convivere insieme questi due elementi in modo da creare qualcosa di nuovo per il
pubblico?

A questo, devo dire, non ci pensiamo proprio. Scriviamo semplicemente la
nostra musica senza soffermarci a pensare se risulterà essere come qualcosa di
nuovo o meno. L’Heavy Metal non sempre deve offrire qualcosa di assolutamente
originale, o no? I Powerwolf non hanno mai voluto provare ad essere originali per
forza, vogliono scrivere canzoni che la gente ricorderà e canterà a
squarciagola.

Come avete deciso di promuovere questo nuovo disco?

Parteciperemo a un sacco di festival estivi e, con molta probabilità, in autunno
partiremo in un tour da headliner.

Una domanda sul prossimo futuro: state considerando l’ipotesi di dare alla
luce un nuovo concept album e se sì, a chi o a cosa vi ispirerete?

Non lo so, non saprei dirti. Non amiamo fare troppo programmi, preferiamo
lasciare che le cose accadano da sole e al momento non stiamo pensando a un
nuovo album. Attualmente ci concentriamo unicamente su Bible of the beast e sul
suonarlo il più possibile nei nostri live show. Credo che la band inizierà a
pensare a qualcosa di nuovo solo ed esclusivamente quando si sentirà pronta a
farlo.

Questa è una domanda che faccio alle band di un certo tipo, a quelle che a
mio parere possono dire qualcosa al di fuori dei soliti schemi: la spiritualità
della nuova Europa, credi cerchi di riappropriarsi delle radici e delle credenze
pagane?

Questo davvero non te lo so dire; non sono molto esperto in materia pagana.
Se me lo chiedi, penso che le persone possano essere alla continua ricerca della
propria spiritualità e non lo dividerei in credenze pagane o non, ma le catalogo
proprio come spiritualità. Poi che uno preghi un Dio o un albero, questo per me
non conta. La spiritualità sta nella nostra stessa natura in qualsiasi direzione
essa vada.

Benissimo, grazie. A questo punto lascio a te le ultime parole.

Metal is religion! Ascolta il disco a tutto volume, alza i pugni al cielo e
prega gli dei dell’Heavy Metal!