Report Edguy live a Milano 08/04

Fantastico.
Potevamo iniziare e concludere il report così: con una sola parola. Ma abbiamo deciso che è meglio girare il coltello nella piaga di coloro che non erano presenti l’8 aprile 2004 all’Alcatraz di Milano per un motivo o per l’altro.
Sì, perchè gli Edguy, supportati da Brainstorm e Nocturnal Rites, hanno dato spettacolo. Il pubblico ha cantato, ha saltato, si è divertito ed è tornato a casa soddisfatto. Eccone il motivo…


Hanno aperto le danze i Nocturnal Rites, power band con una discreta discografia alle spalle, in tour per promuovere la loro ultima release intitolata “New World Messiah”. Il gruppo ha avuto a sua disposizione il palco per poco più di mezzora: tempo giusto sufficiente per suonare pochissimi pezzi tra i più riusciti della loro carriera. Suoni potenti e ritmi incalzanti hanno investito il folto pubblico. Di sicuro pezzi come “The Iron Force” (da The Sacred Talisman) e la stessa title track dell’ultimo album che ha inaugurato l’intera serata hanno colpito anche l’attenzione di chi non li aveva mai sentiti nominare prima. Personalmente credo che possano essere annoverati tra le power metal band che stranamente dal vivo non deludono.
A seguire sul palco i Brainstorm. Gruppo di cui non avevo mai avuto occasione di sentire nulla prima dell’8 aprile, ma che mi ha colpita tutto sommato positivamente: un power sostenuto e di buon impatto. Qualche pezzo è scivolato via senza lasciare alcun segno, complice il ritmo un po’ monotono, mentre altri si sono rivelati delle chicche da cercare e riascoltare con più calma.
E finalmente arrivano sul palco Tobias & co, pronti a mettere a fuoco e fiamme l’Alcatraz con un sacco di estratti dal loro ultimo disco “Hellfire Club”. La scenografia, purtroppo, è risultata mutilata: da alcune interviste lette qua e là era emerso che l’Hellfire Tour sarebbe stato incorniciato da effetti speciali di tutto rispetto. Invece la scelta di far esibire gli Edguy sul palco secondario del locale milanese ha fatto sì che la band rinunciasse all’effetto sorpresa.
Il contorno è ciò che comunque meno importa di tutta la serata. Quello che è stato perso di impatto scenico, è stato guadagnato con una scaletta di tutto rispetto e dall’entusiasmo dimostrato dagli Edguy nel suonare di fronte a un pubblico non avaro di complimenti.
Dopo un “Ladies and gentlemen, welcome to the freak show…”, i tedeschi partono in quarta con Under The Moon, il pezzo che ha ispirato il titolo dell’ultimo album. Qualche problema coi suoni all’inizio, ma ciononostante viene messo subito in chiaro quale sarà il ritmo che verrà mantenuto per la maggior parte dell’esibizione. A seguire Mysteria, opener di “Hellfire Club”, che mi lascia senza parole: ottima interpretazione. Verrebbe quasi da dire che la differenza tra la versione live e la versione studio è ridotta al minimo. Poi tocca a Navigator, con un Tobias carichissimo che continua a trascinare il pubblico in ritornelli e cori. Dopo questo tris di novità in apertura è d’obbligo un tuffo nel passato. Un pianoforte… E’ il momento di Land of the Miracle. Il lento quasi certamente più amato dai fans degli Edguy, arriva regolare e immancabile a ogni appuntamento live. L’entusiasmo dell’audience si spreca, soprattutto quando si tratta di un pezzo tratto da “Theater of Salvation”, disco che il pubblico italiano dimostra ogni volta di apprezzare sopra ogni misura. Ma questo è il tour di “Hellfire Club”, e a ricordarcelo c’e’ il quinto pezzo: Lavatory Love Machine. La canzone più divertente dell’intero lotto, in stile eighties, che fa sgolare il pubblico col suo ritornello così catchy. Dopo i meritati applausi Tobias commette un errore… Ci annuncia che il pezzo che sta per seguire sarà estratto anch’esso da “Theater of salvation”. E il pubblico comincia a richiedere a gran voce Babylon e non vuole sentire ragioni. Tobias informa i paganti che Babylon non è prevista dalla scaletta, ma d’altronde in questi casi è inutile opporsi ai fans, e per la terza volta in Italia (almeno di cui io sono stata testimone), gli Edguy sono letteralmente costretti a modificare la loro set-list a causa dell’audience testarda. Forse la prossima volta gli Edguy si ricorderanno che Babylon è un pezzo d’obbligo da suonare appositamente per noi e così non ci sarà bisogno di richiederla a gran voce. Finito il fuori-programma c’e’ ancora spazio per l’ultimo estratto da “Theater of Salvation” della serata, The Headless Game. E’ l’ora dello show solista di Felix Bohnke, che sulla base del motivo principale della colonna sonora di Guerre Stellari si diverte e fa divertire tutti quanti. Ancora un back-from-the-past che arriva direttamente da “Mandrake”: Fallen Angels, per poi retrocedere ancora maggiormente con la tanto attesa Vain Glory Opera, che non ha certamente bisogno di descrizioni (nemmeno per quanto riguarda il coordinamento scenografico degli artisti). La serata ha già compiuto il primo giro di boa e il livello è ancora eccellente. Come un fulmine a ciel sereno ha inizio The Piper Never Dies, pezzo che sinceramente non mi sarei mai aspettata di poter sentire dal vivo, visto la sua nota e controversa lunghezza, ma che piace. Molto. Dieci minuti dopo abbiamo la possibilità di assaporare dal vivo il pezzo più coinvolgente del nuovo album: King of Fools. Dalla prima all’ultima parola Tobias viene accompagnato, se non addirittura soverchiato, dal coro dei fans. Concluso il singolo, mano all’orologio, ci si rassegna a dover ascoltare le ultime due canzoni della serata (saremmo potuti stare inchiodati lì in eterno, se fosse stato possibile). Si vociferava che quest’anno Avantasia non sarebbe stata compresa in questo pacchetto live, a differenza di quanto accaduto durante il Mandrake Tour. Ebbene, non abbiamo avuto Avantasia, ma ci siamo ben consolati con Chalice of Agony, direttamente da “Avantasia pt. 2”, che ha mandato in visibilio gli amanti del side-project di Sammet. Lo spettacolo si chiude sulle note di Tears of Mandrake, con grandi applausi e uno strascico di enorme soddisfazione.
Paola Bonizzato


Prova convincente quella fornita dai “galletti amburghesi” Edguy che si presentano come sempre sorridenti di fronte ad un Alcatraz semi-riempito per l’occasione (circa 1.200 i presenti: il triplo rispetto al Mandrake tour).
Non sono riuscito a godermi la prova dei Nocturnal Rites causa una Milano intasata dal traffico ed ho sbadigliato per una buona mezz’ora davanti ai tedeschi Brainstorm che non mi hanno affatto convinto (ma a molti non sono dispiaciuti) per via dei loro pezzi troppo monotoni e per un suono impastato che risultava alle mie orecchie assai fastidioso.
Finalmente, alle 21.30 circa, salgono sul “Palco B” del locale gli headliner tanto osannati e ci spiazzano sin dalle prime note suonando una divertentissima Under the moon tratta dal loro ultimo Hellfire Club (saranno ben sei i pezzi estratti dal lavoro) che appare ancora più brillante della versione studio anche se il vocalist Sammet ci mette più di qualche minuto per ingranare la marcia (il tutto causato anche da problemi audio).
Saluti di rito alla fine della prima track ed eccoci alla seconda mazzata consecutiva che prende il nome di Mysteria: veloce, potente e cantata a squarciagola dai presenti.
Il gruppo sembra attonito di fronte alla calorosa accoglienza offerta dal pubblico italiano letteralmente in delirio e, la successiva Navigator (anche se non lo ritengo uno dei pezzi più belli dell’album) scalda ancora di più la piccola “arena”.
Siamo giunti ad un momento toccante rappresentato in pieno dalla bellissima ballad Land of the miracle e le vocals di Tobias vengono praticamente oscurate dal bellissimo coro che la gente canta con vero e proprio sentimento.
Un altro pezzo del nuovo album la fa da padrona: la “sciccosissima” (non trovavo altro aggettivo, ma questo mi pare adatto!) Lavatory Love Machine.
E’ giunto dunque il momento di “cambiare cd” e Tobias Sammet ci introduce un pezzo tratto dal bellissimo Theater of salvation ma, il pubblico che non vuole sentire ragioni, reclama a gran voce Babylon e dopo un consulto veloce tra di loro, i tedeschi ci rassicurano dicendoci che in effetti abbiamo pagato il biglietto per sentire i pezzi che vogliamo e allora via col brano più veloce della carriera degli Edguy: putiferio totale.
La scaletta non subisce variazioni importanti in quanto il brano The Headless Game non viene da essa escluso bensì viene suonato dopo Babylon: tutto questo non fa altro che accrescere la mia stima nei confronti di Toby & Company.
Dopo un forsennato Drum Solo, finalmente originale in quanto supportato dalla colonna sonora di guerre stellari, seguono Fallen Angels e la maestosa Vain Glory opera.
A ruota arriva la vera e propria hit The piper never dies che strega tutti i presenti fino alla trasformazione della song da mid ad up tempo dove si scatena al centro del parterre un headbanging non facile da sostenere ma davvero spassoso! Il nuovo “catchy” singolo King of fools non fa altro che confermare l’ottima prova delle 2 asce Sauer e Ludwig, del basso Exxel e della batteria Bohnke e finalmente una sorpresina che tutti avremmo voluto: Chalice of Agony tratta da Avantasia pt2!
C’è ancora il tempo per un solo brano e nulla di meglio che l’anthemica Tears of a Mandrake poteva essere riproposta (in modo peraltro perfetto).
Dopo i saluti di rito, non mi resta altro che guardarmi le belle foto scattate ed avere una certezza: al prossimo concerto sarò ancora lì in mezzo a cantare con tutti voi! Grande spettacolo.
Gaetano “Knightrider” Loffredo


* Scaletta Edguy *
Under the Moon
Mysteria
Navigator
Land of the Miracle
Lavatory Love Machine
Babylon
The Headless Game
ADB Solo
Fallen Angels
Vain Glory Opera
The Piper Never Dies
King of Fools
Chalice of Agony
Tears of a Mandrake
