Stormlord Studio Report

Per la nuova release degli Stormlord, “The Gorgon Cult”, schedulata per il 22 marzo prossimo, è stato indetto un concorso su i maggiori portali metal italiani. Si vinceva la possibilità di ascoltare in anteprima l’album e di scrivere uno studio report. Il vincitore doveva essere accompagnato dal redattore prescelto dal portale, onore che, per Truemetal.it, è toccato a me.
Il pomeriggio nei The Outer Sound Studios (Novembre, Necrodeath, Dgm, Thy Majestie) di Peppe Orlando (batterista dei Novembre ma anche ottimo fonico e produttore) è trascorso molto bene, i ragazzi degli Stormlord sono stati degli ottimi padroni di casa regalandoci accendini/cavatappi, offrendoci birre su birre e una teglia di pizzette.
Dopo una prima ora di “cazzareggio”, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare il nuovo album.
Devo premettere che la proposta degli Stormlord non mi ha mai convinto troppo, il loro black metal epico sinfonico non mi convinceva poichè forse troppo legato a certi stilemi abusati in Norvegia e mal ricalcati oltrepassate le Alpi.
I ragazzi erano frementi perchè era la prima volta che ascoltavano il master finale, poichè veniva direttamente dai “The Mastering Room” (In Flames, Soilwork, Opeth, Dimmu Borgir), dove era stata fatta la masterizzazione finale.
Beh che dire, non mi aspettavo certo un lavoro del genere, una bella mazzata. Non più quel black/thrash/epic melodico ma schizzato, non più sfuriate thrashy inframezzate da stacchi rallentati, o meglio, non solo. Ora gli Stormlord assomigliano più ad una death metal band con le tastiere. Gran lavoro di chitarra, nulla di complicato, ma riffs stoppati, finalmente con un’esecuzione pulita, alle volte armonizzati di terza (o di quinta, al limite settima), una batteria che non va di doppia a manetta e basta (tutti sanno che mostro sia David Folchitto, tra l’altro nuovo drummer dei romani Prophilax, ma nessuno si sarebbe aspettato un lavoro di mani di tal fattura), ma che lavora bene accoppiata alle tre asce, anche il basso infatti riveste un ruolo importante, laddove le chitarre monolitiche tirano giù un muro, il buon Francesco Bucci (basso) agisce di fino con delle chicche, per poi massacrare le corde anche lui nei punti in cui c’è da annichilire. Le tastiere svolgono un lavoro particolare, sono maggiormente lavorate che in passato ma, strano a dirsi, sono meno invadenti, lavorano lungo tutte le dieci canzoni dell’album, ma non sovrastano mai il resto degli strumenti e le melodie che tessono sono meno epiche, quasi per nulla, e accentuano più la componente malinconica che pervade l’intera composizione. Sono rimasto impressionato anche da Cristiano Borchi, che passa dallo screaming al growling molto facilmente ed ha una buona padronanza di entrambe le tecniche (tra l’altro mi dirà durante l’intervista che ha registrato le parti vocali con 38 di febbre). Insomma davvero un buon album, in cui spiccano secondo il mio parere canzoni come: “Wurdulak” (tratta da un film di Bava: “I 3 volti della paura”) che richiama non poco gli In Flames di Colony, ed ha al suo interno uno stacco con un cantato molto Pete Steele ad opera di Gianpaolo Caprino (chitarra solista); la titletrack “The Gorgon Cult”, più black/thrash, ma con un eccellete lavoro in fase ritmica (chitarre, basso e batteria), uno stacco centrale con chitarra e pianoforte e un finale distruttivo; la cover degli Iron Maiden, “Moonchild”, realizzata con gusto, non si distacca molto dall’originale, anche se suonata ad una velocita più sostenuta, risulta più thrashy, nei cori si possono ascoltare le voci di Peppe Orlando e del cantante di una band estrema i Grimness; ben realizzata anche l’ultima song dell’album “Nightbreed”, il testo scritto da Damnagoras degli Elvenking, ha un incedere iniziale molto black metal per poi proseguire con un bel lavoro di chitarra e una doppia cassa al ‘fulmicotone’ ed uno stacco centrale rallentato molto melodico.
Il resto delle composizioni che fanno parte di questo “The Gorgon Cult” risultano ben composte e ben suonate, ma forse un gradino sotto. Per il mercato giapponese vi è una bonus track che , purtroppo, non abbiamo avuto l’onore di ascoltare: si tratta di una strumentale di chitarra acustica composta da Giampaolo il chitarrista solista.
Terminato l’ascolto abbiamo fatto due chiacchiere con gli Stormlord e abbiamo ammirato la copertina realizzata da un ragazzo, francese credo, J.P. Fournier, che ha già lavorato con bands importanti come Impaled Nazarene, Immortal, Avantasia, Edguy.
Dalle parole di Cristiano e Francesco, i due portavoce degli Stormlord, le impressioni che mi ero fatto ascoltando il cd sono state cofermate: Pierangelo Giglioni (il chitarrista ritmico) ha svolto un bel lavoro in fase di composizione, per ciò che concerne la chitarra ritmica ed anche l’entrata in formazione di un nuovo chitarrista, di estrazione diversa, più goth metal che black, ha portato una ventata di freschezza nel songwriting dei nostri. Simone Scazzocchio alle tastiere, come già accennato, ha lavorato molto a livello di armonie, evitando l’abuso di archi e sperimentando anche suoni diversi dagli standard black metal.
Insomma dalle parole dei ragazzi si evince che sono fieri del loro nuovo lavoro, il terzo per la nostrana Scarlet, e che puntano in alto, sia nel panorama italico che, soprattutto, europeo/giapponese.
Futuri tours o concerti isolati sono prevedibili, il tutto dipende dall’ organizzazione della Scarlet, mi incuriosisce vedere riproposte in sede live queste ‘pezze’ fatte canzoni.
Finita la chiacchierata abbiamo avuto il tempo di scattare qualche foto e siamo andati tutti via.
Sono stato accompagnato da Giampaolo (ex Chthonian Nemeton, tra le altre bands) ed ho scambiato due chiacchiere con lui… che dire, davvero un ragazzo alla mano, che, senza la confusione che regnava nello studio di Orlando, si è più lasciato andare: mi ha ripetutamente chiesto cosa ne pensassi del loro cd, era davvero emozionato, e devo dire a ragione, credo che finalmente gli Stormlord verranno apprezzati da una fetta di pubblico più nutrita.
Ed ora pubblichiamo lo studio report di BurdeN, il vincitore del concorso su Truemetal.it:
“Quello che vi sto per descrivere non è un semplice studio report con una delle mie band preferite in assoluto, è stata una vera e propria domenica pomeriggio dal carattere epico e trionfale!
Una domenica che prende il via con l’arrivo di Francesco Bucci e Cristiano Borchi (che omini!!!) che ci accompagnano direttamente negli studi di registrazione di Giuseppe Orlando dove troveremo gli Stormlord al completo.
Si respira un clima veramente sereno all’interno degli studi, ma contemporaneamente un’aria altamente professionale fa capire tutta la dedizione e l’impegno impiegati in due mesi di registrazione.
Ma ora passiamo a cose più importanti, la musica!!!
Dopo averci fatto accomodare nella stanzetta atta all’ascolto dell’album ci viene consegnato un foglio con la track list in cui poter appuntare elementi particolari che sarebbero dovuti servire allo studio report che ora state leggendo, ecco la track list del disco con un mio commento personale e voto finale…
1) THE TORCHBEARER = apre il cd un intro epico ma dal carattere abbastanza oscuro… promette bene.
2) DANCE OF HECATE = l’opener inizia con una botta di suono potentissima, ci si rende immediatamente conto della produzione, superba e maestosa, che non esclude alcun strumento, ma anzi, li valorizza in modo incredibile, un buon pezzo sorretto da tastiere epiche e accelerazioni devastanti. (7,5)
3) WURDULAK = sicuramente uno dei brani più innovativi, che spinge il trademark degli Stormlord un passo avanti, si apre con un intro in Italiano campionato da un famosissimo film horror, spicca immediatamente il ritornello che si stampa subito in testa, si segnala anche una certa vena oscura nel feeling… (7,5)
4) UNDER THE BOARDS = minchia che pezzo! Il mio preferito di tutto l’album, veloce, aggressivo, potente e il tutto sorretto dalla classica vena epica della band, inoltre ci si mette anche un Cristiano Borchi incazzatissimo, spaventosa la sua prova vocale durante tutto il disco. (8,5)
5) OATH OF THE LEGION = ecco un altro brano molto veloce e potente che non avrebbe sfigurato sul precedente album, “At the gates of utopia”, un pezzo sorretto dalle potentissime e “gnurandi” ritmiche delle due chitarre, altra gran bella canzone. (8)
6) THE GOLGON CULT = la title track mostra un’altra sfaccettatura del sound targato Stormlord, i tempi rallentano per fare spazio ad atmosfere oscure e cadenzate, ma pur sempre pesanti, inoltre tastiere epiche e maestose chiudono il cerchio, tanto per cambiare un altro grande pezzo. (8,5)
7) MEMORIES OF LEMURIA = brano strumentale dai tre minuti e mezzo, anche qui i tempi non spingono affatto, ma lasciano spazio ad imponenti tastiere dal sapore epico, più che un semplice intermezzo strumentale, sembra una colonna sonora di un film alla Braveheart. (7)
8) MEDUSA’S COIL = una canzone “riassuntiva”, ma per questo non meno valida, anzi! Ottime ritmiche di chitarra e le classiche tastiere che da sempre accompagnano gli Stormlord che vanno a sommarsi ad alcune, innovative atmosfere malinconiche presenti nel nuovo album, bella. (8)
9) MOONCHILD ( cover IRON MAIDEN ) = un momento di silenzio… calma… concentrazione… play! Non credo alle mie orecchie, il brano degli indomabili Iron Maiden viene riproposto con una fedeltà all’originale spaventosa ma che però viene anche “toccata” dal trademark degli Stormlord, ottima la prova strumentale quanto quella vocale, con un Cristiano Borchi ispirato nel riproporre in maniera incazzatissima le linee vocali di Bruce Bruce! (8,5)
10) NIGHTBREED = canzone conclusiva, si respira un’aria vagamente apocalittica e ipnotica, in cui sono presenti elementi horrorifci, che oramai costituiscono una parte del nuovo sound Stormlord. Ottimo brano conclusivo (8)
Non c’è che dire, un album che lascia a bocca aperta, una produzione maestosa e potentissima a cura di “peppe”, e una continua evoluzione nel suono, più epico, più potente, più tecnico, insomma “più tutto”!!! Innalzano gli Stormlord ad un gradino più alto nel panorama estremo Italiano e non solo… visti i consensi che ricevono anche all’estero!
Un grande grazie ancora ad Alessandro di TrueMetal.it, agli Stormlord (ragazzi siete fantastici) e soprattutto a Pierangelo Giglioni, cazzo ma lo sai che erano buonissime le pizzette che hai portato in studio… 🙂
BurdeN”
La truppa al completo.
gli Stormlord e Peppe Orlando.

gli Stormlord con il vincitore del concorso BurdeN.

gli Stromlord, BurdeN e il vostro redattore preferito.