Precedentemente alla pubblicazione della monografia dei Sadist, già recensita su queste stesse pagine truemetallare (qui), Masked Dead Records/Syn Editions aveva curato quella dei Necromass, come The Official History, che è appunto l’oggetto della recensione.
Si parte dalla Firenze heavy metal di fine anni Ottanta, quella che, come il resto d’Italia, era alla ricerca di sonorità più dure che andassero oltre il Thrash e soprattutto l’HM tradizionale, generi che in quel momento pareva avessero perso molta della loro spinta iniziale, come la storia poi sentenzierà per il tramite dell’affermazione del Grunge e dell’estremo segnato prevalentemente dal Black Metal.
In quell’ambiente in fermento, quantomeno per quanto afferente le nuove avanguardie dell’Acciaio, sia in termini di musicisti che di appassionati, muove i primi passi Carlo “Charles Blasphemy” Bellotti, agitatore, entusiasta, motore inesauribile di iniziative che non a caso diverrà un personaggio cardine della nascita delle scena estrema nazionale. Attorno alla sua figura di bassista e cantante nasceranno i Necromass, una fra le band la cui line-up conoscerà un numero di scossoni incredibile se rapportato alla durata in termini di tempo del gruppo. I musicisti, infatti, si susseguono senza sosta, mentre Bellotti permane alla guida del progetto in qualità di nero nocchiero.
Ed è davvero incredibile realizzare che gli autori siano riusciti a mettere insieme un intero numero di Sulphur Fanzine incentrato prevalentemente sui primi anni di milizia dei Necromass senza il contributo attivo del team principal della band, quello più convinto e che più si è sbattuto per dare un futuro alla band, che non ha aderito al progetto, anche se ovviamente sono presenti quelli degli altri componenti. Sono state comunque raccolte molte sue dichiarazioni d'epoca, invero piuttosto dirette e divisive, in linea con la modalità d'azione dei gruppi black metal del nord Europa del periodo.
Accanto alle vicissitudini dei Necromass, scandite da un turbinio di entrate e uscite in seno alla formazione, tanto da divenire un classico vedere foto del gruppo su di un loro prodotto con componenti che però non hanno presenziato alle registrazioni, la band passerà dagli inizi incentrati sul Death Metal al Black Metal nei momenti successivi. A proposito: iconicissima la foto del 1993 che li ritrae con il face painting in pose e sguardi da indemoniati accanto a candele e croci in una tipica situazione gotica dall’ambientazione italiana.
Come ormai da tradizione per i lavori griffati Masked Dead Records/Syn Editions non manca neanche in questo caso un excursus sulla situazione temporale nella quale vengono narrati i fatti. Nella fattispecie della Firenze heavy metal dei tardi anni Ottanta e dei primi anni Novanta, quelli dove negozi storici quali Contempo Records spopolavano letteralmente, senza poi dimenticare la Galleria del Disco, Rock Bottom, quello che stampò la prima maglietta dei Necronomass e Nannucci. Fra i locali di ritrovo, invece, spiccava il pub l'Angelo Azzurro di via Faenza, gestito da Steve Sylvester dei Death SS, benché frequentato prevalentemente da metallari della prima ora, un po' meno dai deathster e dai blackster, a significare che la comunità HM fiorentina era sì ampia ma separata. A livello live, poi, l'auditorium Flog, il Tenax, il Teatro Tenda e il palazzetto dello sport.

Rimanendo nell’ambito del capoluogo toscano, imperdibile il titolo dedicato ad un concerto dei Necromass da parte del quotidiano La Repubblica: Santarock alla fiorentina, teschi, falli e timidezza per i Necromass!
Il primo contratto del gruppo scaturisce con la Unisound greca di Panos Tzanetatos, favorito dai Mortuary Drape di Walter Maini, vero e proprio mentore per Bellotti. Situazione che al momento pareva favorevole ma che rivelò nel tempo qualche lato oscuro, tanto che non si saprà mai quante copie del debutto Mysteria Mystica Zothyriana sono state stampate e, tanto meno, quelle vendute, così come le vane promesse spese, a partire dalla gabbia con dentro un caprone vero come coreografia per i live.
Il periodo del tuttofare Carlo Bellotti finisce in maniera piuttosto amara: colui che aveva dato tutto per i Necromass, complice anche la sua iscrizione a una scuola serale, iniziò a frequentare meno le sessioni di prova e ad isolarsi sempre più anche perché in quel momento, segnato dall'uscita di Abyss Calls Life (Dracma) venne messo in minoranza dalla triade formata da Giovanni Cordoni, Leonardo Fabbri e Stefano Bonini.
La carriera dei Necromass, dopo qualche uscita discografica inaspettata e un periodo di stop, sarebbe poi proseguita abbondantemente tanto da cementare il ruolo dei fiorentini fra i più interessanti all’interno del panorama nazionale estremo.
Come sempre, alla fine della narrazione, permane impagabile l’olezzo di fanzine - benché evoluta - che fuoriesce dalle pagine formato 21 cm x 30 cm di Sulphur, aromi sempre più rari nell’Italia HM di oggi…
Stefano “Steven Rich” Ricetti