
Mi piacerebbe vedere una scena che potesse tornare a focalizzare l’attenzione più sulla musica che sulla visibilità social o su altri aspetti. Non so se questo ci consentirebbe di avere più spazio, ma io sono e sarò sempre convinto che la musica dovrebbe essere in primo piano
(Teo, Madhour)
Che bel disco hanno fatto i lombardi Madhour! Ci è capitato per le mani come tantissimi altri dischi di questi periodi e ci ha colpito. Abbiamo quindi deciso di fare quattro chiacchiere con Teo e Paolo, partendo dall’inizio, ovvero da come nasce il progetto Madhour e quali sono stati i passaggi più importanti che hanno portato dalla formazione della band fino a oggi…
Teo: Il progetto nasce nel 2009 da me. All’epoca suonavo ancora con i Longobardeath e mi divertivo davvero un sacco, però sentivo il bisogno di suonare qualcosa che fosse più “mio”. Non saprei dirti con esattezza quali siano stati i passaggi fondamentali per arrivare a quello che sono oggi i Madhour; credo che nella band ci sia stato un processo di crescita costante negli anni. Di sicuro, ogni cambiamento nella line-up ha portato qualcosa di nuovo che ha contribuito alla crescita musicale e compositiva della band.
Paolo: Inoltre, l’intenzione del Teo, fin da subito, era quella di avere una voce femminile nel progetto e così è sempre stato! L’aspetto fondamentale, durante le varie “fasi”, è sicuramente stato l’amicizia e la voglia di divertirsi. E infatti, con ognuno che è passato dai Madhour, abbiamo ricordi fantastici.
Dato che parliamo di membri del gruppo, quanto la formazione attuale ha inciso sull’identità dei Madhour? Sentite di aver raggiunto oggi una sinergia diversa rispetto al passato, sia umanamente che musicalmente?
Teo: Ha inciso sicuramente, come ogni cambiamento. Come ti dicevo poco fa, ogni musicista passato nei Madhour ha lasciato qualcosa di suo all’interno della band, che è stato poi rielaborato da chi è subentrato, facendo in modo che musicalmente il gruppo potesse imparare dal passato ma, soprattutto, guardare al futuro da un punto di vista sempre un po’ diverso e “allargato”.
Paolo: La sinergia c’è sempre stata con tutti, perché senza è impossibile, secondo me, fare un “gruppo”. Poi probabilmente è più difficile per gli altri stare con me e il Teo; per questo siamo gli unici membri “storici” dei Madhour.
Parliamo ora di “Kingdom of Chaos”: come nasce il processo creativo del disco? Partite dai riff, dalle strutture, dai testi oppure il songwriting si sviluppa in modo più spontaneo e collettivo? E come si è svolta poi la fase di registrazione?
Teo: Normalmente partiamo da una base proposta da uno di noi; io di solito arrivo in sala prove con un’idea di base per una canzone completa. Su quell’idea poi si lavora tutti assieme per arricchire e migliorare il tutto. Capita spesso che un’idea possa rivelarsi poco soddisfacente e non abbiamo problemi ad accantonarla se non ci convince. Per la registrazione abbiamo deciso di provare qualcosa di diverso, una sorta di ibrido tra una presa diretta e il classico lavoro dei singoli in studio. Batteria, basso e chitarra ritmica sono stati registrati suonando tutti assieme, cercando di dare un tocco molto live al disco. Poi sicuramente c’è stato un lavoro di rifinitura e alcuni aggiustamenti, ma in gran parte si tratta di registrazioni “buone alla prima”. Nel disco sono rimaste alcune sbavature, ma abbiamo preferito non lavorare troppo il progetto e, come ti dicevo, lasciare quell’impronta live fatta anche di piccole imperfezioni che rendono il tutto più umano e, secondo me, anche più potente.
Paolo: Il nostro processo creativo è sempre lo stesso: si porta un’idea, dei riff, e poi tutti insieme li sviluppiamo in un pezzo definitivo!
Poi, come detto da Teo, in quest’ultimo lavoro la scelta è stata di tornare alle “origini”, o almeno in parte, a quando si registravano i “demo”. Personalmente ho sempre amato, nell’underground, questo aspetto: il riuscire a mettere per “inciso” ciò che normalmente sei live. Tutti i riff sono “suonati” su “Kingdom of Chaos”, niente copia e incolla!

Per esperienza ne ho visti di disastri in tal senso. Super album e poi cose imbarazzanti dal vivo. Il palco alla fine mette tutto in ordine. Sentite, rispetto ai vostri lavori precedenti, quali sono secondo voi gli elementi che distinguono maggiormente “Kingdom of Chaos”? C’è stato un cambiamento consapevole nel sound o è stata un’evoluzione naturale?
Teo: Noi non facciamo nulla consapevolmente, ahahahah. Seriamente, credo che il disco sia notevolmente più maturo dei precedenti, pur rimanendo fedele a quello che è il nostro modo di intendere la musica. L’ingresso di Pol e Nando nella band ha sicuramente dato una prospettiva diversa alla nostra musica. Nando è un batterista molto diverso da Mike, più tecnico ma sempre potente, e Pol è davvero un ottimo songwriter e arrangiatore (non glielo dite, eh, però a volte bisogna fermarlo perché altrimenti ci ritroveremmo con partiture per 12 chitarre, ahahahah).
Paolo: Oltre al discorso che facevo prima sulle modalità di registrazione, c’è stata più partecipazione, secondo me, da parte di tutti nelle scelte e, sinceramente, si sente. Il disco è più vario, con più influenze rispetto al passato.
Stando sul disco, ma valutando un altro aspetto che considero molto importante. Che ruolo hanno i testi all’interno dell’album? Quali sono i temi principali affrontati in “Kingdom of Chaos” e c’è un filo conduttore che lega i vari brani?
Teo: Per questo disco tutti i testi sono stati scritti da Francy. Posso dirti che non c’è un vero filo conduttore tra le varie tracce.
Paolo: La Francy ha scritto un sacco di parole in ogni testo, è difficile capirla! Ahahahah.
Passando invece al lato estetico... la copertina del disco ha un impatto molto forte ed è particolarmente significativa: cosa rappresenta, come si collega al concept o ai testi dell’album e chi ne ha curato la realizzazione?
Paolo: Ho sviluppato personalmente tutto il booklet con l’aiuto dell’IA e non mi vergogno a dirlo! L’idea della copertina è del Teo: voleva appunto rappresentare il chaos e ci siamo riusciti, secondo me! Nel resto del booklet, per ogni canzone, ho rappresentato graficamente ciò che percepisco io… e ringrazio sempre l’IA per aver provato a capire il mio pensiero (quasi impossibile, lo so, però ci ha provato!).
Un disco come “Kingdom of Chaos” sembra naturalmente destinato anche alla dimensione live: avete già in programma concerti, festival o un tour per promuoverlo?
Teo: Tutto quello che scriviamo viene scritto in un’ottica live. Ci piacerebbe molto poter suonare di più in giro ma, come ben sai, il momento storico non è dei migliori. In più, noi abbiamo scelto di non pagare agenzie o slot, quindi gli spazi si riducono ancora di più. Mi piacerebbe vedere una scena che potesse tornare a focalizzare l’attenzione più sulla musica che sulla visibilità social o su altri aspetti. Non so se questo ci consentirebbe di avere più spazio, ma io sono e sarò sempre convinto che la musica dovrebbe essere in primo piano. La scena sarebbe sicuramente migliore senza certi personaggi che cercano di lucrare sulle spalle di band che già faticano a tirare avanti. Per fortuna ci sono ancora tante persone che credono nella musica e un barlume di speranza c’è ancora, soprattutto per le band più giovani. Noi, dopo la fantastica esperienza al Rock Inn Somma, stiamo iniziando a pianificare le date per la stagione invernale: state sintonizzati e presto ci saranno delle novità!
Paolo: La nostra passione è suonare live; anche per questo i nostri dischi poco si allontanano rispetto a ciò che sentirai in concerto. Dal vivo non usiamo basi né altro, siamo come la trasmissione “Nudi e crudi”, in pratica…

Torno al nuovo album... Se doveste scegliere un solo brano per presentare “Kingdom of Chaos” a chi non ha mai ascoltato i Madhour, quale scegliereste e perché proprio quello?
Teo: Io ti direi “Sweet Nightmare”. Trovo che sia un buon mix di quelle che possono essere le caratteristiche dei Madhour: ha parti tirate e parti più melodiche, che è quello che, a mio parere, caratterizza un po’ il nostro sound. In più, si nota davvero molto il gran lavoro che è stato fatto in fase di arrangiamento. Se devo dirti la verità, è uno dei miei pezzi preferiti in assoluto della nostra discografia.
Tra il secondo capitolo discografico del 2019 e quest'ultimo sono trascorsi sette anni. Dobbiamo considerare questo nuovo album come una vera ripartenza produttiva? Possiamo aspettarci tempi più brevi per il prossimo lavoro?
Teo: In realtà il grosso di questo disco era pronto già quattro anni fa, ahahahaha. Poi, tra vari cambi di line-up e conseguente revisione delle canzoni, siamo arrivati a oggi… Per il futuro spero vivamente che si possa riuscire a essere decisamente più costanti e veloci con le uscite discografiche.
Paolo: Alcuni pezzi arrivano dal periodo Covid ma, per i motivi già detti dal Teo, ci siamo prolungati un po’ troppo… Contiamo però di non aspettare che io entri in una RSA per il prossimo disco!
Siamo arrivati alla fine: vi lasciamo l’ultima parola. C’è qualcosa che volete dire ai lettori di TrueMetal e a chi si avvicinerà per la prima volta ai Madhour con “Kingdom of Chaos”?
Teo: Io voglio ringraziare te e tutto TrueMetal per lo spazio che ci avete dedicato (lo sai che TrueMetal è stato, è e rimarrà qualcosa di speciale per me). Voglio ringraziare chi è arrivato fin qui a leggere e chi vorrà dare un ascolto alla nostra musica. Tutto quello che chiediamo è di ascoltare le nostre canzoni: se vi piaceranno ne saremo felici, altrimenti avrete la nostra gratitudine per averci dato almeno una possibilità. Non smettete mai di supportare l’underground, è vitale per il futuro della musica che tutti noi amiamo. E non importa se il vostro supporto comprenderà anche noi: l’importante è tenere in vita l’Heavy Metal in tutte le sue forme, e tutti noi siamo responsabili del suo “benessere”.
Paolo: Mi associo nei ringraziamenti e, soprattutto, chiedo davvero ai ragazzi più giovani di dare fiducia alle band ascoltando i loro lavori (con la tecnologia di oggi, a livello economico, è tutto più facile), tornate a frequentare i locali e i festival underground. Partecipate ai vari forum e alle discussioni sui portali Metal e portate avanti sempre le vostre idee; partecipate attivamente agli eventi, che ne vale davvero la pena!