Rush: presentato il nuovo docufilm su Neil Peart intitolato "Neil Peart: No One's Disciple"
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Rush: presentato il nuovo docufilm su Neil Peart intitolato "Neil Peart: No One's Disciple"

Un nuovo documentario rende omaggio a Neil Peart, storico batterista dei Rush. La pellicola, intitolata Neil Peart: No One's Disciple, è stata presentata…

di Valeria Campagnale 4 Ottobre 2026 - 12:00
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Un nuovo documentario rende omaggio a Neil Peart, storico batterista dei Rush. La pellicola, intitolata "Neil Peart: No One's Disciple", è stata presentata in anteprima mondiale il mese scorso al Toronto International Film Festival. Diretto da Scot McFadyen e Sam Dunn ("Beyond The Lighted Stage") di Banger Films, il lungometraggio di 96 minuti, ripercorre la storia umana e artistica del musicista canadese, dagli esordi fino all'ascesa. Ad arricchire il racconto figurano le testimonianze dirette dei compagni  Geddy Lee e Alex Lifeson, affiancate dai contributi di alcuni tra i più grandi batteristi della scena internazionale. Lee e Lifeson tornano inoltre a esibirsi sui classici dei Rush insieme a guest star d'eccezione come Chad Smith (Red Hot Chili Peppers), Stewart Copeland (The Police), Danny Carey (Tool) e Gavin Harrison (King Crimson), chiamati a raccogliere l'eredità di Peart.

In un'intervista concessa a David Frangioni di Modern Drummer , il regista Sam Dunn ha svelato la visione dietro la realizzazione di "Neil Peart: No One's Disciple", spiegando come la scelta degli ospiti sia nata dal profondo rispetto per la riservatezza del batterista dei Rush.

Dunn ha dichiarato:

"Abbiamo stabilito fin dalle prime fasi di coinvolgere nel film soltanto persone che avessero conosciuto Neil personalmente. Sapevamo bene che tipo di uomo fosse: un artista autentico che non si è mai trovato a proprio agio con la fama, i riflettori e la costante celebrazione del suo genio. Per questo ci è sembrato doveroso raccontarlo esclusivamente attraverso lo sguardo di chi gli è stato davvero vicino.
Neil adorava i suoi "fratelli di batteria" ed era profondamente legato a quella comunità. Il miglior tributo possibile era riunire alcuni di questi musicisti in studio con Geddy Lee e Alex Lifeson, lasciando che si misurassero con le sue parti ritmiche, famose per la loro complessità vertiginosa. Avremmo potuto riempire una fila lunga chilometri di batteristi pronti a comparire nel documentario, ma la scelta di Chad Smith, Danny Carey, Gavin Harrison e Stewart Copeland è legata sia alla loro statura tecnica, sia alla capacità di condividere ricordi intimi. Questo approccio ha conferito al film un'autentica carica emotiva, permettendo al pubblico di ritrovare una connessione profonda con Neil attraverso le parole di chi lo ha vissuto da vicino."

Spiegando i criteri di selezione per la partecipazione di questi quattro batteristi, Sam Dunn ha sottolineato come la scelta sia nata da un legame di stima reciproca:

"Montando il film ci siamo resi conto che, in ciascun caso, Neil era un grande estimatore di questi batteristi. Questo aspetto ha aggiunto un ulteriore tassello alla comprensione della sua figura, mostrando come cercasse un contatto autentico con i colleghi che stimava. Gavin Harrison, ad esempio, evidenzia nel documentario come sia stato Peart stesso a cercarlo, ammettendo che mai si sarebbe sognato di scrivergli per primo, né tantomeno di ricevere risposta. L'aspetto di cui vado più fiero è che la pellicola non si limita a mostrare grandi musicisti alle prese con il suo repertorio, ma svela il rispetto profondo che Neil nutriva per gli altri artisti, offrendo uno sguardo più intimo sulla sua personalità e sulla serietà con cui viveva la comunità dei batteristi."

Riguardo al materiale d'archivio e delle immagini inedite presenti nella pellicola, Dunn ha svelato il lungo lavoro di ricerca alle spalle del progetto:

"Buona parte del materiale proviene dalle riprese effettuate nel 2010 per Beyond The Lighted Stage. Abbiamo attinto a contenuti mai mostrati prima, integrandoli con sequenze già note che valeva la pena riproporre. Inoltre, ci siamo rivolti agli amici più stretti di Peart, chiedendo loro di spolverare vecchi archivi personali, soffitte e scatole di ricordi. A questo si aggiunge l'archivio proprietario di Banger Films, accumulato nel corso degli anni per produzioni come Rock Icons. La sequenza di Neil nell'ormai abbandonato Le Studio a Morin Heights, dove i Rush incisero alcuni dei loro album più iconici, proviene proprio da quella serie: all'epoca ne usammo solo un breve estratto poiché la puntata era centrata su Geddy Lee, ed è stato straordinario potervi attingere nuovamente per questo film."
"Neil era una persona estremamente schiva; reperire materiale informale che restituisse la sensazione di 'stare con lui' era quasi impossibile, al di là delle classiche foto d'archivio o delle interviste formali. Ecco perché le riprese a Le Studio sono state così fondamentali. Avendo documentato la storia dei RUSH per oltre quindici anni, avevamo a disposizione un patrimonio unico: non sapevamo ancora che avremmo realizzato un documentario su Neil, ma col senno di poi sembra quasi fossimo destinati a farlo, ed è stato gratificante poter finalmente dare luce a quel materiale rimasto a lungo inedito."

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