“Ballade Cuntre lo Anemi Francor” terzo album della carriera dei famigerati francesi Peste Noire, costruisce un immaginario profondamente legato alla Francia, filtrato attraverso una lente arcaica, guerriera e decadente. Nei testi convivono patria, antenati, terra, guerra e morte, insieme a una marcata componente nazionalista e reazionaria, alimentata anche da riferimenti monarchici e identitari. Non si tratta, peraltro, di un elemento puramente estetico: il leader del gruppo, Famine, ha più volte espresso posizioni riconducibili all’estrema destra radicale, dichiarando affinità con alcuni principi del nazionalsocialismo e, successivamente, con la Rivoluzione Conservatrice tedesca e la Nouvelle Droite francese, pur respingendo una piena identificazione dei Peste Noire con l’NSBM.
Questa componente convive però con un lato più poetico e malinconico, alimentato da riferimenti letterari come François Villon e Paul Verlaine, nel quale emergono rovina, tramonto e il senso di una bellezza destinata a scomparire.
L’estremismo ideologico associato alla band ha avuto conseguenze anche sul piano della distribuzione: diverse pubblicazioni dei Peste Noire risultano da anni bloccate alla vendita, per esempio, su Discogs. Va però precisato che Discogs non rende pubblica la motivazione relativa a ogni singola uscita; la sua policy prevede il blocco dei titoli il cui contenuto venga giudicato principalmente volto a incitare odio violento contro determinati gruppi. Il motivo di questa introduzione è semplice: qui parliamo di musica e soltanto di musica, mantenendoci lontani da qualsiasi propensione politica o di fazione. Preferiamo quindi chiarire il contesto per evitare equivoci, accuse o etichette che finirebbero per spostare l’attenzione dal contenuto strettamente artistico.
“Ballade Cuntre lo Anemi Francor” è un disco incredibile. Trasuda follia e pensieri storti, è acido, schizoide, allucinato. È un black metal che difficilmente trova equivalenti in altre realtà dello stesso movimento artistico, troppo spesso uniformato a canoni di genere o alla riproposizione di quanto i grandi nomi avevano già codificato all’inizio degli anni Novanta.
Rispetto al riuscito e bellissimo capitolo precedente ("Folkfuck Folie"), a sua volta più convincente del predecessore "La Sanie des Siècles - Panégyrique de la Dégénérescence", la band porta sul lettore una musica ancora più “evoluta”, arricchita da spruzzate acido-melodiche e da un flavour folk che sembra provenire direttamente da strade medievali popolate da moribondi e appestate dalla peste. Il sound appare talvolta volutamente sconnesso, ma questa apparente "disarticolazione esecutiva" possiede in realtà una funzione organica fondamentale: serve a dare vita a canzoni originali, difficili da esaurire con pochi ascolti e capaci di aprire visioni, generando sensazioni disturbanti e allo stesso tempo incredibilmente accattivanti.
In questo senso è determinante anche l’utilizzo di strumenti come armoniche, organi, pianoforti e chitarre acustiche, elementi che ampliano ulteriormente l’immaginario del disco enfatizzando il flavour da strada folkeggiante. È proprio attraverso queste soluzioni che Famine riesce quasi a trasporre in musica, come dentro una macchina del tempo, ciò che il già citato François Villon aveva espresso con la poesia. Villon visse infatti nel Quattrocento ed ebbe un’esistenza segnata da risse, furti e vari problemi con la giustizia. La sua poesia alterna ironia, violenza, paura della morte, miseria, memoria, religione e senso della precarietà. Nei Peste Noire questo riferimento funziona alla perfezione, perché trasferisce nel disco un immaginario francese medievale, popolare, brutale e decadente che sembra letteralmente puzzare di degrado e malattia.
Ed è proprio qui che, a mio avviso, il lavoro assume una vera dimensione artistica: perché quell’immaginario non viene semplicemente raccontato, ma arriva direttamente all’ascoltatore, quasi fosse possibile percepirne fisicamente l’atmosfera.
Non aspettatevi quindi un black metal canonico, quanto piuttosto un black metal portato alla sua forma più pura di concetto. D’altronde, difficilmente esiste un’espressione artistica più vicina allo spirito stesso del genere.
Con “Ballade Cuntre lo Anemi Francor”, i Peste Noire hanno decisamente fatto centro. A parer di chi scrive questo è il loro capolavoro o perlomeno, potete star certi che difficilmente troverete qualcosa di simile là fuori.