Copertina di Choice Of Weapon dei The Cult
Recensione Album · 2012

The Cult Choice Of Weapon

di Stefano Burini 9 Luglio 2012 - 00:00
Band
The Cult
Tipologia
Album
Anno
2012
Nazione
Regno Unito

Ritornati in pista dopo cinque anni di pausa dal precedente “Born Into This”, album che stupì tutti per via delle scelte minimalistiche e del flavour “industriale“ sicuramente incoraggiato dalla presenza in consolle di Martin Glover, storico bassista dei Killing Joke, i The Cult parrebbero, ad un primo ascolto, riprendere il filo del discorso laddove l'avevano lasciato a quell'epoca.

Restano, in parte, le sonorità di allora e di certo il guitar work di Billy Duffy non è esuberante come ai tempi della sacra triade composta da “Love”, “Electric” e “Sonic Temple", eppure, ad una più attenta analisi, la fonte di ispirazione della band di Bradford pare oggi essere proprio quel capolavoro a mezza via tra hard settantiano, blues, psichedelia e new wave che rispondeva al nome di “Love”. Molti dei riff presenti su “Choice Of Weapon” (“The Wolf”, “For The Animals”, “Amnesia”) paiono in effetti rifarsi a quel gusto e a quelle sonorità e pur, come detto, senza raggiungere i picchi dei tempi d'oro, in più d'un occasione il guitar player britannico torna a rockeggiare come forse non accadeva da anni. Nonostante tutto questo, “Choice Of Weapon” appare meno immediato rispetto agli album che hanno preceduto il controverso lavoro omonimo del 1994; poche, dunque, le melodie che restano in testa fin dal primo ascolto e pochi, in generale, i pezzi a dare l'impressione di poter "sfondare" alla maniera di hit come "Rain" o "Sun King" all'interno di un disco che fa della continuità, più che del colpo a effetto, la propria arma vincente. 

Di Billy Duffy e della sua ritrovata voglia di rockeggiare s'è detto, l'altro polo che da sempre tiene in incredibile equilibrio i The Cult tra mille e più correnti (dark, punk, hard rock, psichedelia, spiritualismo animista e l'onnipresente spettro dei The Doors) è ovviamente costituito dall'inquieto Ian Astbury: più che un cantante, un poeta e uno sciamano, il vero e proprio barometro della band, colui che ne determina umori e colori. La sua voce, come rilevato ai tempi di “Born Into This”, non è più quella fantastica che abbiamo ammirato sui dischi degli anni '80 e '90 e si è fatta, anzi, più legnosa e priva di quelle sfumature che la rendevano così caratteristica; d'altro canto la capacità interpretativa e la grinta non vengono mai meno e il risultato è comunque ragguardevole.

Le canzoni di “Choice Of Weapon” si dividono equamente tra momenti più d'impatto e tracce maggiormente ragionate ma di grande effetto. Al primo gruppo appartengono certamente l'opener “Honey From A Knife”, con il suo ritmo tambureggiante e poi le instant classic “The Wolf” e “For The Animals”, con quei riff che, come detto, paiono ritornare a galla dalle sessions di “Love”, le chitarre sferraglianti e gli ottimi refrain. Più atmosferiche e ricercate, viceversa, “Elemental Light” e soprattutto l'ambiziosa “Life>Death”, una sorta di semi ballata animata da delicate chitarre sempre in procinto di cambiare marcia e da un tema a tratti mesto e a tratti estatico in cui confluiscono il rock, il blues e l'hard zeppeliniano, con un assolo capace di omaggiare a più riprese la celeberrima “Stairway To Heaven”.

“Amnesia” trova il suo punto forte in un grandissimo lavoro di basso da parte di Chris Wyse e in chitarre dal sapore quasi western, la ritmica è trascinante e anche se la particolare melodia gioca più sulla longevità che sul fissarsi in testa dal primo ascolto, il risultato è sempre di alto livello. “Wilderness Now” è un altro pezzo da novanta: le pulsazioni rallentano, le atmosfere si fanno ipnotiche e unitamente allo splendido tema intonato dal solito, grande, Ian Astbury, dipingono un quadro di grande bellezza ed ispirazione che lascia tosto spazio alla spettacolare “Lucifer”. La melodia decisamente catchy e un guitar work infuocato come ai bei tempi faranno gioire fan vecchi e nuovi al cospetto di un brano così teso, elettrico ed entusiasmante come solo i grandi del rock possono regalarci.

Chiudono “A Pale Horse”, un classico rock d'annata con marchiato a fuoco il logo dei The Cult e la splendida “This Night In The City Forever”, notturna, insinuante e scandita in maniera efficace dal basso di Chris Wyse e dal percussionismo tribale dell'ex Testament John Tempesta, un efficace tappeto ritmico sui cui si innestano i mai troppo lodati contrappunti di chitarra di Billy Duffy: chiedere di più sarebbe veramente ingeneroso. La Deluxe Edition contiene ben quattro bonus track, tutte già sentite nei due “Capsule” editi nel 2010 e tutte di elevata qualità. Dall'orecchiabile “Every Man And  Woman Is A Star”, ancora legata alle sonorità di “Born Into This”, alla malinconica e 40's inspired “Embers”, passando per la ritmata “Until The Light Takes Us” e l'emozionante “Siberia”, si tratta di altre quattro tracce in linea con il livello della tracklist e che non fanno altro che confermare l'intuibile, ottimo, giudizio su questo "Choice Of Weapon". Bentornati The Cult!

Stefano Burini

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Tracklist

01. Honey From A Knife   03:06

02. Elemental Light   04:45

03. The Wolf   03:33

04. Life>Death   05:32

05. For The Animals   04:28

06. Amnesia   03:02

07. Wilderness Now   04:33

08. Lucifer   04:40

09. A Pale Horse   03:14

10. This Night In The City Forever   04:45

11. Every Man And Woman Is A Star   03:33 (Deluxe Edition Bonus Track)

12. Embers   05:08 (Deluxe Edition Bonus Track)

13. Until The Light Takes Us   04:26 (Deluxe Edition Bonus Track)

14. Siberia   03:43 (Deluxe Edition Bonus Track)

Line Up

Ian Astbury:    Voce

Billy Duffy:   Chitarre

Chris Wyse:   Basso

John Tempesta:   Batteria

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