Copertina di Identity dei Elysion
Recensione Alternative Metal · Album · 2026

Elysion Identity

di Marco Donè 17 Ottobre 2026 - 18:17
Band
Elysion
Tipologia
Album
Etichetta
Massacre Records
Anno
2026
Nazione
Grecia

A tre anni esatti dallo splendido “Bring Out Your Dead”, gli Elysion manifestano nuovamente la propria essenza con l’attesissimo “Identity”. Un lavoro che rappresenta il quarto capitolo della band di Atene in vent’anni di carriera: un dato che sorprende, e non poco. Soprattutto se pensiamo ai diktat del mercato, che spingono i gruppi a sfornare dischi con cadenza regolare, ogni due anni. Dinamiche che portano inevitabilmente all'appiattimento della proposta, alla perdita dell’ispirazione, con il rischio di pubblicare dischi fotocopia. Beh, gli Elysion se ne sbattono altamente di tutte queste regole: sfornano un nuovo lavoro solo quando sentono che il momento è finalmente arrivato, forse solo quando sono pienamente convinti della qualità del prodotto. E scorrendo la loro discografia ci si accorge subito di come questa filosofia abbia permesso al quartetto greco di realizzare lavori dall’elevato spessore artistico, preservando intatta la propria identità. Un concetto ribadito con forza dal titolo del nuovo album: “Identity”. Con queste premesse, il desiderio di ascoltare la nuova opera degli Elysion è ancora più intenso. Prepariamoci quindi a entrare in un universo di melodie decadenti, atmosfere ricche di pathos, intrise di sofferenza, in cui gli occhi dei sognatori più romantici si riempiono di lacrime.

È sufficiente ascoltare ‘Do or Die’, opening track di “Identity”, per capire che ci troviamo al cospetto dell’ennesimo centro messo a segno dagli Elysion. L’eleganza sprigionata da ogni singola nota di ‘Do or Die’ è quasi ipnotica. Gli arrangiamenti sono curatissimi, così come la melodia. È il lato emotivo a dominare la canzone, evocando atmosfere caratterizzate da un velo di tristezza e sofferenza, che sanno insinuarsi nel profondo dell’animo dell’ascoltatore. Le partiture sono semplici sul piano esecutivo, ma estremamente raffinate dal punto di vista compositivo. Su questo suadente tappeto sonoro si staglia poi la voce di Christianna Hatzimihali, l’assoluto punto di forza del gruppo. Le sue linee vocali si rivelano efficaci e ammalianti, pronte a esplodere in ritornelli capaci di conquistare già al primo ascolto. Queste sono le caratteristiche portanti di “Identity”, un disco che tiene alta la bandiera del dark alternative sound. Con “Identity” ci troviamo a vivere un autentico viaggio, fatto di cuori infranti, delusioni, paure, voglia di riscatto. Sono i sentimenti a fare la voce grossa, a parlare in prima persona. Veniamo quindi condotti lungo un sentiero di partiture dirette e immediate, come accade con la splendida ‘The Last Ride’, in cui troviamo Kostas Kogas ospite al microfono. Una canzone che può riportare alla mente alcune soluzioni usate dai Crematory di inizio anni Duemila. Passiamo poi per la suadente semiballad ‘Declaration of Darkness’, in cui Christianna sale in cattedra, sfoggiando tutto il suo talento, regalando una prestazione espressiva e teatrale. Le emozioni si susseguono, toccando momenti più luminosi, come accade in ‘Moment in Time’, o in ‘Phoenix’, il cui ritornello esprime un fortissimo desiderio di rinascita, che tocca il suo apice con il passaggio operistico di Christianna, subito dopo l’assolo. Veniamo catapultati in episodi più introspettivi e delicati, come nella conclusiva ballad ‘Nighttime Whispers’, splendido epilogo di “Identity”. Troviamo anche un episodio epico e maestoso in ‘Harvest’, canzone che vede Sakis Tolis duettare con Christianna. E visto l’ospite, l’incedere della canzone poteva essere solo questo.

“Identity” è un disco riuscito, sotto ogni aspetto. Un album valorizzato da una produzione al passo con i tempi, capace di regalare dinamica ai brani. In questo modo, l’approccio degli Elysion risulta intatto, mantenendo quella commistione artistica che guarda sì al passato, ma lascia spazio a degli elementi contemporanei, che donano freschezza alle composizioni. E infatti, una volta concluso l’ascolto di “Identity” la voglia di ricominciare da capo è davvero tanta. E quando un disco riesce a generare queste sensazioni significa che ha raggiunto il suo fine ultimo. Gli Elysion, insomma, pur essendo dannatamente sottovalutati, confermano di essere uno dei gruppi di punta del movimento dark alternative. A volte, la caratura e lo spessore artistico non portano la fama. Regalano però grandi emozioni ai fan, agli appassionati. E scusate se è poco.

Marco Donè

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