Copertina di Les Angst ov Thanatou dei Blood Of Angels
Recensione Melodic Death · Album · 2026

Blood Of Angels Les Angst ov Thanatou

di Nicola Furlan 17 Ottobre 2026 - 06:46
Tipologia
Album
Etichetta
Sliptrick Records
Genere
Melodic Death
Anno
2026
Nazione
Stati Uniti

Il secondo disco dei floridiani Blood of Angels è, purtroppo, un lavoro ancora decisamente acerbo. La band si muove su coordinate death metal piuttosto canoniche, ma lo fa con un approccio fin troppo scolastico, privo di quella personalità e di quella solidità necessarie per rendere davvero credibile una proposta del genere, sopratutto quando alla base ci sta la volontà di infarcire il tutto di melodia. Il problema principale sta nella costruzione stessa dei brani che risultano poco incisivi e scarsamente sviluppati. Gli assoli sono spesso completamente fuori fuoco, in alcuni casi quasi inascoltabili e una produzione particolarmente deficitaria non fa altro che peggiorare la situazione, appiattendo ulteriormente un materiale già fragile di suo.
Anche il cantato convince poco. La voce appare sguaiata, poco potente e priva del peso necessario per sostenere il resto del disco. L’unico elemento vagamente interessante emerge quando il registro tende maggiormente verso lo scream, dove il risultato si fa più tagliente e feroce, ma nel complesso la prova vocale non riesce a inserirsi in maniera efficace all’interno delle composizioni. La batteria, poi, è forse uno degli aspetti più penalizzanti dell’intero lavoro. Troppo monotona, povera di variazioni e di cambi di tempo, finisce per non sostenere una struttura di canzone che risulta già debole in partenza. Mancano dinamica, accorgimenti ritmici e quella capacità di dare respiro e movimento ai pezzi che sarebbe fondamentale in un death metal di questo tipo, soprattutto nella dinamica.

Il risultato è un album in cui, purtroppo, non emerge praticamente nessun brano capace di distinguersi davvero. La sensazione è che la band abbia lavorato in maniera troppo frettolosa oppure che non abbia ancora trovato un equilibrio interno sufficiente. Tornando anche al precedente “Failure of Faith”, qualche elemento interessante si poteva ancora individuare; qui, invece, il passo indietro è evidente. È possibile che il rallentamento dell’attività nel periodo post-Covid abbia contribuito a creare qualche disallineamento, forse anche a livello di formazione o di amalgama complessiva, ma ciò non cambia il giudizio sul risultato finale. Questo disco rappresenta un passo falso importante e, a nostro parere, c’è davvero molto da rivedere.

L'unico pezzo davvero figo è "Red, River, Death": un sacco di idee che funzionerebbero se non fosse per un fraseggio alle sei corde quasi imbarazzante. La sufficienza è quindi lontana, soprattutto considerando quanto materiale qualitativamente superiore circoli oggi nello stesso ambito... Per il post "Les Angst ov Thanatou", e per tornare a livelli convincenti, servirà un lavoro profondo praticamente su ogni aspetto della proposta. Resta solo da augurarsi che i Blood of Angels riescano a superare rapidamente questa battuta d’arresto, perché quando c’è la passione per suonare vale sempre la pena continuare.

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