Qualche mese fa ci chiedevamo quante band con la parola "Iron" nel loro nome esistessero: il numero rimane ancora sconosciuto ma a questa grande e numerosa famiglia possiamo certamente aggiungere anche i francesi Iron Slaught.
Attiva dal 2011, la formazione ruota attorno alla figura di Iron Jérémy che, con l'ausilio del bassista Nikrass, pubblica ora il secondo album "Metallic Torments". Dopo l'abbandono del batterista, avvenuto alcuni anni fa, il duo ha dovuto realizzare questo disco ricorrendo a una drum machine programmata dal produttore Stéphane Hellkine. Una soluzione certamente artificiosa e con i suoi limiti, ma tutto sommato abbastanza accettabile in mancanza di alternative.
Uscito a luglio di quest'anno, il lavoro si presenta con una copertina dal tema non proprio originalissimo, ma capace di stuzzicare la curiosità degli amanti delle sonorità più tradizionali. La proposta dei francesi guarda infatti molto al metal d'annata, muovendosi a cavallo tra heavy classico e thrash/black della prima ora, pur tendendo a volte a pasticciare un po' le due cose.
La prima traccia, "Harbinger of Afflictions (Prelude to Torments)", è una strumentale dove Iron Jérémy mostra i muscoli facendo sfogare la sua chitarra con riff e ritmiche arrembanti. Le successive "Ghastly Obsession" e "The Executioner" sono due tentativi di mescolare nello stesso pentolone heavy classico e thrash metal cantato con uno sguaiato screaming. Due episodi dove gli Iron Slaught pigiano sull'acceleratore dando l'impressione che il loro scopo sia quello di fare più cagnara possibile. Sinceramente, quello che ne viene fuori suona in modo molto pecoreccio e rischia costantemente di scivolare nella cacofonia, oltre che a scoraggiare nel proseguire con l'ascolto.
Fortunatamente le cose cambiano con "Soldier of Fortune", un heavy metal classico dove Iron Jérémy abbandona lo scream per la voce pulita, conseguendo risultati molto più soddisfacenti. Un pezzo finalmente accattivante e ben fatto che riesce a mettere l’album in carreggiata.
Abbastanza bene anche "Charme Funeste", che esordisce come una ballad per i primi due minuti e mezzo per poi mutare forma in una cavalcata epica dall'andamento malinconico, con un paio di break acustici posizionati al momento giusto.
La produzione, come intuibile, è molto spartana, scelta certamente motivata dalla volontà di dare un gusto retrò al disco. Gli strumenti non sono invece molto ben equilibrati, con la chitarra sempre in primo piano, mentre ad uscirne penalizzato è il basso.
Con "Condamné Pour l'Éternité" si torna a pigiare sull'acceleratore del metal estremo ma con esiti più incoraggianti rispetto ai pezzi precedenti, così come "Primal Conquest", uno speed/power che alterna screaming e voce pulita, riuscendo a raggiungere un livello tutto sommato abbastanza soddisfacente.
Chiude il tutto "Fatal Retaliations", una suite di otto minuti che unisce tutti gli elementi finora ascoltati. Inizia con un morbido arpeggio per poi esplodere in un galoppante heavy/power, alternando sfuriate thrash/black a passaggi più classici fino a concludersi su note meste e tenebrose. Un brano che avrebbe reso molto meglio se non fosse stato per le solite parti in screaming fatte un po' troppo alla carlona, che tendono a rovinare la resa finale.
Un disco che nel complesso riesce a farsi ascoltare, anche se gli Iron Slaught dovrebbero decidersi se andare nella direzione dell'heavy tradizionale, contesto dove paiono esprimersi meglio, o puntare sul thrash/black. Anche continuare a muoversi tra i due generi potrebbe essere una buona scelta, ma sarebbe il caso di amalgamare con più cura i due elementi e, magari, far cantare le parti in screaming a qualcun altro.
"Metallic Torments" presenta dei difetti ma anche dei pregi; necessita sicuramente di un riordino delle idee e di una formazione completa senza dover affidarsi alla drum machine. In sostanza, un uscita magari non essenziale, ma che può meritare un ascolto, se non altro per curiosità.