Copertina di More Than Misery dei Carnifex
Recensione Deathcore · Album · 2026

Carnifex More Than Misery

di Daniele D'Adamo 6 Novembre 2026 - 09:00
Band
Carnifex
Tipologia
Album
Etichetta
Sumerian Records
Genere
Deathcore
Anno
2026
Nazione
Stati Uniti

Con "More Than Misery" i Carnifex raggiungono il ragguardevole traguardo dei dieci full-length in carriera. Un full-length che rappresenta un punto di svolta nella carriera stessa, giacché Scott Lewis, il cantante, afferma di essersi liberato delle esperienze negative che cercava di affrontare e rielaborare, per scrivere dopo essere riuscito a sopravvivere.

Non solo testi, ovviamente, ma anche e soprattutto musica. Mai così variegata, complessa, con un occhio al passato mentre lo sguardo è fisso al futuro. Il deathcore picchia duro e basta è ormai un ricordo anche se, per amor di verità, la mostruosa pressione sonora che la band è capace di caricare sull'udito non manca mai. La caratteristica furia esplosiva di Lewis e dei suoi compagni, insomma, è onnipresente; a suggello di un sound pazzesco, monumentale, brutale, violento ma, stavolta, anche atmosferico se non addirittura cinematografico. 

Impressionante anche la perizia tecnica dei musicisti, assieme se non dagli inizi (2005), quasi, per una coesione tipica dell'interazione forte fra gli atomi. Con ciò, la lettura delle canzoni diviene semplice nonostante la predetta complicazione della loro struttura e l'enorme potenza erogata. Registrato in Tennessee con Zach Householder dei Whitechapel e missato da Jeff Dunne, l'album è il primo con la Sumerian Records, dotata delle possibilità necessarie a sfornare un disco che, si può dire, rappresenta lo stato dell'arte in ambito deathcore ma non solo. 

Tutto il metal estremo, si può pertanto affermare, non può che voltarsi per gioire di un suono perfetto, identificabile (molto più che in passato), che non dimentica di dover essere tagliente come la lama di un bisturi in ordine all'appartenenza ai generi *-core. Lewis scuote l'atmosfera con il suo spaventoso e profondo growling unitamente a delle harsh vocals da strappare la pelle. Un'interpretazione la quale, oltreché essere tecnicamente irreprensibile, mostra il lato più superficiale del sound dell'LP. 

Entrando in profondità, si può apprezzare il magnifico lavoro di Cory Arford e Neal Tiemann alle chitarre. Impegnate costantemente a tenere su un immane muro di suono eretto con i tipici accordi stoppati di derivazione thrash. Non solo. Una buona parte è deputata agli assoli che, spesso, somigliano a cascate di scintille che provengono dall'Infinito ("Coffin Crowned Kings"). E, ancora, segmenti elaborati con la sei corde acustica che, per i Nostri, non è cosa di tutti i giorni.

Ultimo ma non ultimo Shawn Cameron, batterista che spara a raffica terrificanti bordate di blast beat alla velocità del suono, intervallandole con ritmi meno spinti per una pluralità di pattern l'uno diverso dall'altro, altalenandoli con estrema bravura. Ma non solo: Cameron è anche tastierista, responsabile della parte come si diceva più su atmosferica. Tutte le song del platter sono come ammantate da dei tappeti delicati e melodici che contrastano la furia cieca di ciò che avvolgono; anticipate da due intro ("And I Held Hands with Death" e "The Process of Pain") che, agli orecchi più attenti, lasciano già intuire la strada intrapresa dai nuovi Carnifex.  

Poi, il terrorizzante incipit di "More Than Misery", lento e cadenzato, dà il la allo sfascio totale, alla rabbia che fuoriesce da ogni poro di ciascun componente della compagine statunitense; intervallata da break dal gusto cinematografico che rendono i brani meno compatti del solito e quindi più piacevoli da ascoltare nella loro eterogeneità. Ecco, la ridetta varietà la quale fa sì, fra l'altro, che la compagine stessa sia maggiormente riconoscibile in mezzo all'incredibile marea di act che navigano nei movimentati marosi del deathcore.

"More Than Misery" è un'opera matura, ove arte e tecnica vanno a braccetto, ricca di particolari da scoprire a poco a poco, rappresentativa di uno stato di cambiamento dei Carnifex che, di questo passo, potranno ulteriormente progredire verso orizzonti sconosciuti. Forse manca il colpo da ko ma, in fondo, si tratta di un'assenza di cui si può fare a meno.

Daniele "dani66" D'Adamo

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