Copertina di Tears Painted Sky dei Cultus Sanguine
Recensione Doom · Album · 2026

Cultus Sanguine Tears Painted Sky

di Stefano Usardi 9 Ottobre 2026 - 10:00
Tipologia
Album
Etichetta
My Kingdom Music
Generi
Doom Gothic
Anno
2026
Nazione
Italia

A tre anni dal loro ultimo lavoro tornano oggi sulle scene i milanesi Cultus Sanguine, gruppo di culto del capoluogo lombardo che, col qui presente “Tears Painted Sky”, appone il quarto sigillo alla sua discografia. Il quintetto, nato negli anni ’90 e scioltosi agli albori del nuovo millennio, si riforma nel 2018 per riprendere la diffusione della propria musica: un mix intenso e molto particolare di gothic, doom ed heavy. La musica dei Cultus Sanguine mescola le atmosfere solenni e funeree del gothic più cupo e sofferto alla teatralità di certo horror metal, incattivendo ulteriormente la propria materia sonora con minacciosi ispessimenti figli di un heavy doom mefistofelico ma concedendosi anche qualche apertura più ariosa, a volte mesta e a volte romantica, che rimanda a certo metallo sinfonico. Una musica decadente, oscura, in cui dolore ed eleganza si mescolano per plasmare una materia sonora consistente, lirica e velenosa, che fa della spirale emotiva discendente il suo tratto distintivo e sostiene una voce lamentosa e sfibrante che è il vero marchio di fabbrica del combo meneghino. La voce di Joe Ferraro, infatti, forte di un fare melodrammatico e tormentato decisamente sopra le righe saprà, a seconda della vostra predisposizione all’emotività sonora, rapirvi per immergervi nell’atmosfera dolente e cupa del disco o frustarvi i nervi per tutti i tre quarti d’ora abbondanti di cui “Tears Painted Sky” si compone. Devo ammettere di rientrare nel secondo dei gruppi anzidetti, ma non posso negare di aver comunque apprezzato il lavoro svolto dai Cultus Sanguine, forse anche per il loro carattere così personale ed incompromissorio. Certo, una voce così particolare potrebbe rappresentare uno scoglio difficile da superare per i meno avvezzi a certe sonorità, ma se vista nell’ottica del lavoro la scelta si rivela azzeccata.

Il connubio tra melodie evocative ed in certi casi perfino romantiche, atmosfere orrifiche e luciferine, la pesantezza del metallo e un reparto vocale così particolare rendono “Tears Painted Sky” un lavoro a suo modo intrigante ma al tempo stesso angoscioso, in cui la speranza difficilmente trova spazio tra gli oscuri drappeggi sonori dei nostri. Non bastano infatti le melodie ariose e dal piglio sinfonico di cui il lavoro è punteggiato e che sembrano donargli di quando in quando un fare meno disperato: basta un nonnulla all’italico quintetto per torcere quelle melodie e trasformarle in qualcosa di sinistro, mortifero. Tutto ciò è reso possibile dal costante lavorio di chitarre e tastiere, che giocherellano con fraseggi ambigui ed intrecci minacciosi per dar vita ad un avvolgente tira e molla a somma zero, trasformando di fatto “Tears Painted Sky” in una graduale ma inesorabile discesa negli abissi. Questo percorso a spirale emotivo raggiunge il suo Nadir nella traccia centrale, “Le Tue Ossa Sono Fredde”: una lenta e straziante nenia funebre in cui piano e violini intrecciano melodie decadenti cariche di un rimpianto cosmico.
Nonostante le tracce del lavoro siano dotate di una certa personalità individuale, è innegabile che vadano viste come sfaccettature diverse di un’unica, organica visione. Dalla carica rabbiosa di “Rise to Nowhere” alle esplosioni quasi trionfali della title track e della conclusiva “Funeral Farewells”, passando per la tormentosa e decadente flemma di “Grey, Cold and Unforgiving” o l’oscuro romanticismo di “When Silence Devours”, “Tears Painted Sky” striscia inesorabilmente sottopelle, grazie alla cura che il gruppo milanese dedica alla creazione di paesaggi sonori desolati e al tempo stesso carichi di pathos. L’afflizione imperante per buona parte del minutaggio trova una lieve resistenza solo nell’arpeggio finale, che lascia percepire una minima scintilla di speranza dal retrogusto comunque agrodolce a chiudere un lavoro oscuro, denso e drammatico.

“Tears Painted Sky” è un lavoro che va approcciato con la giusta propensione e che soprattutto non va ascoltato distrattamente, per non perdere l’ottimo lavoro di sedimentazione sonora operato dai Cultus Sanguine. I milanesi riescono a bilanciare bene le varie sfaccettature della propria ricetta, senza affossare uno strumento per elevarne un altro ma limando pazientemente ogni asperità per confezionare un lavoro denso, emotivamente impegnativo ma carico di significati.

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