Copertina di The Reawakening [Reissue] dei The Berzerker
Recensione Industrial · Album · 2026

The Berzerker The Reawakening [Reissue]

di Daniele D'Adamo 30 Ottobre 2026 - 12:00
Tipologia
Album
Genere
Industrial
Anno
2026
Nazione
Australia

The Berzerker. La loro leggenda è dura a morire. Talmente adesa all'immaginario collettivo, che l'etichetta discografica britannica Apocalyptic Witchcraft ha ristampato il loro canto del cigno, e cioè il quinto e ultimo full-length, "The Reawakening", in origine autoprodotto.

Del perché un progetto di musica così estrema, e quindi ben lontano dalle masse dei normali metallari, resista così bene al passare del tempo è insita, a parere di chi scrive, nella presenza, visibile, palpabile, di un'anima. Un filo sottile di energia che attraversa tutti gli album pubblicati dal 2000 al 2008, e che non si trova sempre altrove. Un filo che lega strettamente i dettami di una musica esageratamente estrema. Grindcore, death ma forse industrial death metal, per essere più precisi. Un genere che nel mondo dalla scorza d'acciaio non trova poi molti interpreti. Fear Factory, Ministry, Rammstein e Anaal Nathrakh, soprattutto, per dirne qualcuno.

Tuttavia, a definire lo coordinate di un genere così antimelodico, scevro di abbellimenti e gingilli, che mira dritto all'obiettivo con la forza della sola musica, se non ci sono stati solo loro, poco ci manca. Del resto, storicamente, l'Australia è un Paese che ha regalato act non convenzionali per cui è naturale che anche i The Berzerker, in "The Reawakening", abbiano suonato quattro pazzi da legare che rispondono al nome di Luke Kenny (voce, programmazione), Matt Wilcock (chitarra), Sam Bean (basso, chitarra, voce) e Todd Hansen (batteria). Con il risultato di uno stile originale come pochi, dedito alla più feroce brutalità, violento anzi violentissimo, abrasivo, in cui Hansen sembra abbia a che fare con una drum machine invece che con la solita batteria. L'aiuto c'è, comunque, ed è da ricercarsi nella spietata programmazione di Kenny, che regala al sound un inconfondibile quanto marziale suono meccanico.

Il quale viaggia alla velocità della luce grazie a una selva intricata di blast-beats la cui accelerazione è talmente... assurda, da catapultare il combo di Melbourne verso universi sconosciuti. Universi ove non c'è traccia di Umanità ma solo di conglomerati ferrosi artificiali di leve, bulloni, cardini, ecc., a significare la vacuità dell'Umanità stessa di fronte a ciò che ha lei stessa creato. Ecco allora che, quasi come da un copione di film di fantascienza, sullo sfondo di paesaggi tetri e oscuri si materializzano le macchine idealmente create dalle canzoni che compongono il full-length.

Una componente lisergica assai stordente, dovuta alla monotonia di un ritmo che non conosce alcuna pausa, alcun rallentamento, alcuna pietà. Componente figlia, anch'essa, del lavoro di Kenny al computer, vero elemento di distinzione fra i Nostri e il resto della truppa. L'andamento cibernetico delle chitarre non è una novità, tuttavia il loro monumentale muro di suono raggiunge valori spazio-temporali incommensurabili, intrappolando chi ascolta come in mezzo a due ingranaggi che s'intersecano perpetuamente. Lì in mezzo, avviene la dissoluzione finale grazie alle linee vocali di Kenny che, filtrate, smembrano qualsiasi cosa somigli alla carne umana.

Nel breve percorso da "Wisdom and Corruption" a "Spare Parts" (trentasei minuti), la sensazione che si prova nell'immediato è quella del caos. Un caos travolgente, stordente, annichilente; tale da sconvolgere le menti. Un caos tuttavia elaborato a priori, proprio per regalare a "The Reawakening" un'aurea di paura se non di terrore. Terrore per l'ignoto, per ciò cui riesce ad arrivare una band formata da sole quattro persone nella sublime opera di distruzione delle membrane timpaniche.

Gli anni passano e le tecniche di registrazione hanno fatto passi da gigante, da quel 2008, tuttavia niente e nessuno potrà scrostare "The Reawakening" dalle molecole di orrore cosmico che lo cospargono come neve in un prato. Seppure il suono, nel 2026, risulti un po' datato e, ovviamente, non più al passo coi tempi, gustare e rigustare le song di questo formidabile platter sembra un esercizio senza mai fine.

The Berzerker. Unici nel loro genere, unici al Mondo.

Daniele "dani66" D'Adamo

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