C’è chi, arrivato al quarto album, comincia a fare i conti con il tempo, con le mode e con la propria età anagrafica. Poi ci sono John Diva ed i suoi The Rockets Of Love, formazione nata in Germania nel 2009 ma convinta — con una coerenza quasi militare — di abitare permanentemente il Sunset Strip alla fine degli anni Ottanta. Dietro i nomi di guerra, le giacche di pelle, i capelli voluminosi e una biografia ufficiale volutamente romanzata che colloca il frontman a San Diego, si nasconde in realtà una band tedesca che ha fatto della ricostruzione appassionata ed esagerata del glam/melodic hard rock un mestiere serio. Dopo Mama Said Rock Is Dead, American Amadeus e The Big Easy, i Rockets tornano con Your Favorite Drug, in uscita per Frontiers Music. Dieci brani prodotti da Hannes Braun, più asciutti, diretti e concentrati rispetto al passato, ma privi di quella timidezza che uccide il rock fatto per essere suonato forte.
E il disco, va detto subito, funziona perché non finge mai. John Diva non vuole reinventare la proverbiale e plurinominata ruota: vuole piuttosto rimetterla in moto, farla sbandare, farla brillare sotto i neon di un drive-in che forse non è mai esistito. L’apertura con “The Devil’s Got My Back” è un pugno in faccia allietato da melodie voluminose. Riff squillanti, coro da stadio, assolo che arriva puntualmente come il cameriere in un diner americano. Sembrano certi Def Leppard, ma con il sorriso lurido ed un po’ malandrino degli Steel Panther e una cura melodica che richiama anche i più eleganti Night Ranger.
“Bigger Than America” è il singolo che dice tutto: groove possente, giro da manuale, un ritornello costruito per autostrade, decappottabili e radio al massimo volume. C’è qualcosa di Billy Squier nel suo passo sicuro di sé, qualcosa di Bon Jovi pre-“Slippery” nell’ambizione pop, e un pizzico di Kiss nel gusto per la posa trionfale. Non è musica che cerca di di accomodarsi con timidezza. Entra, si siede sul divano, mette i piedi sul tavolino e ordina bourbon. Ghiacciato. E magari ti fa pure un bel rutto.
Il cuore melodico batte forte in “No Mercy For The Teenage Heart”, ballata-rock luminosa che sembra uscita dai titoli di coda di un film teen anni Ottanta, mentre “Lamborghina” (un bell'omaggio alla bellezza italica, a detta dello stesso John Diva nella nostra intervista) è puro, glorioso e autoironico eccesso. Una donna-automobile, perché certo, perché no, perché il glam è fatto anche di questo. La title track “Favorite Drug” è forse il momento più maturo. Mid-tempo avvolgente, ritornello tossico nel senso migliore del termine, chitarre che sussurrano prima di mordere. Qui i Rockets ricordano che, sotto la maschera, sanno scrivere canzoni.
La seconda metà mantiene il livello senza crollare nel riempitivo. “S.M.I.L.E.” è un lampo di rock estivo con l’acceleratore a tavoletta, “Love Is Cold” aggiunge un’ombra benvenuta senza tradire l’impianto melodico, “Girls In Overdrive” è un ordigno live con un ritornello che chiede solo folla, luce e fumo. Chiude “Soundtrack Of My Life”, dichiarazione d’amore senza imbarazzo a un decennio che questi signori non hanno mai davvero lasciato.
Your Favorite Drug non è un disco importante nel senso alto della parola, e probabilmente non vuole esserlo. È però un disco riuscito, generoso, ben suonato e contagioso, capace di trasformare un ascolto domestico in un piccolo concerto immaginario. In un’epoca in cui troppi cercano la modernità a tutti i costi, John Diva & The Rockets Of Love scelgono il parrucchino, il coro gigante e la chitarra in primo piano. Vogliono solo farci divertire e stare bene, dopo tutto.
E, maledettamente, ci riescono.
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