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Live Report: Carpathian Forest @ Traffic Club di Roma 13/04/2023

Di Gianluca Fontanesi - 17 Aprile 2023 - 14:19
Live Report: Carpathian Forest @ Traffic Club di Roma 13/04/2023

Aspettavo questa data da gennaio, precisamente dal 13 gennaio, giorno in cui si sarebbe dovuto tenere il concerto dei Carpathian Forest a Roma. Invece, una polmonite che ha colpito il frontman e leader della band, Nattefrost, ha fatto saltare la serata. Maledizione.

Sono passati tre mesi, e finalmente la data è stata recuperata. Eppure, è come se il tempo si fosse fermato a Gennaio: siamo ben lontani dalla calda e mite primavera romana, dal vento leggero, che rende le piacevoli le serate all’aperto. Il cielo è plumbeo e le temperature sono piuttosto proibitive. Sono le condizioni perfette, per l’evento che sto per andare a vedere.

La location è sempre quella, il principale punto di ritrovo per gli amanti della musica estrema: il Traffic, un locale che si trova sulla Prenestina, immerso tra palazzi claustrofobici e il grigio della zona commerciale di Roma, ben lontano dai colori e dalla storia che caratterizzano la Caput Mundi. La serata e l’atmosfera sono quelle giuste: sono le otto e mezza, e c’è una notevole fila al botteghino.

Ad aprire la serata e scaldare gli animi ci sono gli Ad Noctem Funeriis: attivi dal lontano 2003 e  con tre album alle spalle. Proprio l’ultimo, Abyss, Fire, Brimstones, li ha sdoganati, e portati alla luce della ribalta: e difatti i nostri propongono la maggior parte delle canzoni proprio da questo album. Una band dal forte carisma, e dal fascino oscuro, che ricorda molto i primi Marduk, e dalla forte teatralità: memorabile il momento in cui il frontman, Hellhound, esegue Fuck Christian’s Cross, brandendo una croce di legno capovolta. I ragazzi pugliesi chiudono la loro esibizione, urlando il loro mantra, che riscuote un gran seguito sui social e nella fanbase: ngul a Crist!

Il Traffic è stato scaldato a dovere, e l’affluenza aumenta, quando fanno la loro comparsa gli Infernal Angels, un’altra formazione italiana, dal sound tipico del black metal svedese, in cui è facile trovare riferimenti ed affinità ai Dark Funeral. Gli Infernal Angels ripropongono principalmente i brani del loro ultimo lavoro, Devourer of God from the Void. Xes è un grande frontman, che talvolta solleva un teschio e altre volte assume la posa di Baphomet; i musicisti lo supportano con una grande prestazione, meno scenica dei loro predecessori, ma di certo non da meno: la loro impostazione potrebbe far pensare ad una notevole sicumera, ma è l’atteggiamento composto e consapevole di chi sa fare musica, e il pubblico percepisce ciò.

Se fuori fa freddo, nel Traffic c’è l’Inferno: Ad nocterm funeriis e Infernal Angels hanno adempiuto al loro compito, ovvero scaldare i fan in vista degli headliner. Dall’esibizione delle due band nostrane, potremmo trarre delle conclusioni sullo stato di salute del movimento in Italia: ci sono diverse realtà, che magari non godono della storia o dei fasti di alcune band scandinave, ma che meriterebbero maggiore spazio e visibilità.

Ormai gli spettatori si sono riversati tutti dentro il locale, e lo popolano come se fossero anime dell’Inferno, le cui fiamme iniziano ad ardere: le luci si tingono di un rosso diabolico, e Nattefrost & soci fanno la loro comparsa, tra i fans in subbuglio. “We are Carpathian Forest and the play rock ‘n roll”: così il cantante introduce la loro performance.

Si parte forte con due brani inediti – nuovo album in uscita? – I will follow e The beast in man, che mostrano al pubblico che c’è ancora tanta forza e tanta brutalità nella capacità compositiva della band. Il pubblico risponde alla grande e si passa immediatamente a Carpathian Forest tratto da Morbid fascination of Death, dal ritmo vagamente rock ma dalla spietatezza e crudeltà tipicamente black metal. Ma il cuore del concerto è ciò che i fans si aspettano, ovvero i brani di Black shining leather: ed in questo momento, Nattefrost ha in pugno l’intero popolo del Traffic, che risponde in modo quasi ritualistico, al carisma del cantante. Già, perché va detto che i Carpathian Forest  un gruppo di musicisti, ma la prova e il carisma del loro leader sono stati davvero notevoli e hanno alzato il livello della prestazione: allontanati i problemi di salute che avevano fatto slittare le date italiane, il ragazzone di Sandnes, sembra aver fatto un patto col Diavolo, fermando il tempo, e dando sfoggio di una prestazione in perfetto stile anni ’90. Particolarmente apprezzata la scelta di ricorrere ad intermezzi musicali del loro repertorio, che altro non hanno fatto che acuire quelle sensazioni di oscurità e malvagità che caratterizzano il loro sound. C’è spazio anche per una delle più belle cover black metal di tutti i tempi, A Forest, una delle hit dei Cure ed inserita come bonus track nella ristampa di Black shining leather: pur mantenendo la base originale, la band riesce a dare quel tocco di true norwegian black metal che la rendono un pezzo unico. Proprio quando il gruppo si ritira dietro le quinte, il pubblico chiede a gran voce il loro ritorno per un bis: un altro paio di brani, per salutare i fans.

A distanza di anni, i Carpathian Forest riescono a tenere ritmi e standard qualitativi molto alti, impressionando per carisma, capacità tecniche e professionalità.

E’ stata una meravigliosa serata, dall’inizio alla fine, tanto per i gruppi che hanno aperto la serata, quanto per gli headliner: una serata all’insegna del true norwegian black metal, che ha unito, in un filo diretto, l’Italia alla Norvegia. Ma anche una serata altamente sconsigliata ai fedeli cattolici.

Pure fucking norwegian black metal!

Live report a cura di Alessandro Rinaldi.