Live Report: Mayhem + Marduk + Immolation @ Alcatraz, Milano – 17/02/2026

Photo report completo: Mayhem + Marduk + Immolation @ Alcatraz, Milano – 17/02/2026
Appuntamento imperdibile per gli appassionati di black metal.
Martedì 17 febbraio 2026 l’Italia è sprofondata nell’oscurità, quando Mayhem, Marduk e Immolation hanno portato il tour “Death Over Europe” all’Alcatraz di Milano, grazie all’organizzazione di MC² Live.
I Mayhem non hanno certo bisogno di presentazioni. Sono tra le ragioni per cui il black metal esiste e resiste ancora oggi. Nati in Norvegia negli anni ’80, hanno fatto della loro musica una vera e propria filosofia di vita, diffondendo il verbo nero del metallo nel mondo con intransigenza estrema. Album come “De Mysteriis Dom Sathanas” e “Chimera” restano pilastri del genere, e hanno plasmato intere generazioni di musicisti.
Ora, in questo 2026 appena iniziato, sono tornati con un nuovo disco, “Liturgy of Death”, e questa tappa italiana del “Death Over Europe” tour sarà l’occasione per provare l’effetto che fa dal vivo.
Perfetti compagni di viaggio, gli svedesi Marduk, con uno speciale “War metal old school set”. Hanno costruito una reputazione sulla loro brutale e coerente intransigenza estrema. Quindici album all’attivo, dagli anni ’90 ad oggi, non si sono ammorbiditi minimamente né tantomeno hanno ceduto al mainstream e alle regole del mercato discografico. “Panzer Division Marduk” resta uno degli album più feroci mai registrati e dal vivo, la band suona ancora come un potente attacco, preciso ed estremamente violento.
In apertura gli Immolation, autentica istituzione americana del death metal. Originari di Yonkers, New York, spesso considerati una delle forze più rappresentative del genere. Con la loro tipica brutalità tecnica, sul palco portano un’aggressività incredibile, devastanti.
Dopo tutti gli alti e bassi che i Mayhem hanno attraversato nei loro anni di attività, ero curiosa di vedere quante persone tenessero ancora molto a questa band che ha sempre fatto parlare di sé, tanto odiata quanto amata. L’affluenza di questa sera non lascia alcun dubbio sul fatto che il loro impatto nel mondo del metal estremo perdura, con un seguito devoto che rimane appassionato come sempre. Anche se, ad essere sincera, mi sarei aspettata un Alcatraz in configurazione standard, e non con il palco b montato, come invece è stato.
Un pubblico molto eterogeneo, sia per età che per magliette indossate, riempie comunque questo Alcatraz, come detto in versione ridotta stasera, ma sempre all’altezza di ospitare eventi di tale importanza.
Tappa immancabile al banco di merchandising, ma tocca aspettare la fine del concerto per vedere quello degli headliner, esposto fuori dal locale in segno di protesta per le tassazioni imposte dalla venue pari al 45%.
Mayhem, Marduk e Immolation, uniscono quindi le forze per un tour che promette violenza estrema e devastazione sonora, sulla carta già inserito tra i papabili migliori di questo 2026, almeno per quanto riguarda la mia personale classifica.
Tre nomi leggendari, due generi metal portati sul palco, una serata di furiosa musica estrema e zero compromessi.
Vediamo quindi com’è andata questa tappa italiana del “Death Over Europe”.
IMMOLATION
Ad iniziare la carneficina stasera ci pensano i newyorkesi Immolation, che dal 1986, album dopo album, portano in giro la loro brutale versione del death metal.
Li vidi l’ultima volta due anni fa in apertura ai Cannibal Corpse, e li ritrovo molto volentieri oggi, come i tantissimi già presenti nel locale di via Valtellina, che li accolgono con un caloroso applauso, che sa subito di benvenuto.
Il poderoso frontman Ross Dolan prende il controllo fin dall’inizio con la titletrack della loro ultima uscita del 2022 “An Act of God”. Un set pensato sia per i fan di vecchia data che per gli appassionati di death metal estremo in generale, con una scaletta che abbraccia tutta la carriera della band.
Accolta con uno sfrenato entusiasmo anche la nuova “Adversary”, unico assaggio proposto da “Descent”, album in uscita la prossima primavera, e se queste sono le premesse, non vedo l’ora di ascoltarlo per intero, e chissà se seguirà un tour da headliner anche nel nostro paese.
Brani veloci ed eseguiti con una precisione maniacale, che coinvolgono il pubblico in mosh pit devastanti. Particolarmente degna di nota, a mio avviso, la performance del chitarrista Robert Vigna, che a volte ruba quasi la scena al carismatico frontman, con il suo modo sincopato a scatti di suonare lo strumento, che inevitabilmente attira l’attenzione oltre che gli sguardi.
Gli Immolation sono in gran forma, dimostrando ancora una passione assoluta per quello che fanno da quasi quarant’anni e lo show micidiale di stasera, ne è stata l’ennesima prova.
Nella loro prevedibilità che non stupisce si dimostrano coerenti e riconoscibili, e ciò non è sempre un male.
I primi 40 minuti di massacro giungono così al termine, e siamo solo all’inizio.
Lineup
Ross Dolan – voce, basso
Robert Vigna – chitarra
Alex Bouks – chitarra
Steve Shalaty – batteria
Setlist
An Act of God
Swarm of Terror
Majesty and Decay
Adversary
Dawn of Possession
Blooded
Higher Coward
Rise the Heretics
Nailed to Gold
The Age of No Light

MARDUK
Breve cambio palco, giusto il tempo di prepararci mentalmente al totale stravolgimento di registro che sta per sopraggiungere tra le mura del locale di via Valtellina.
È il momento infatti dei Marduk, leggendario gruppo black metal svedese, che torna a farci visita con uno speciale “War metal old school set”.
I Marduk sono un’assoluta garanzia, con una carriera di oltre tre decenni che ha visto gran pochi cedimenti, e una nomea di cattiveria estrema in sede live che pochi altri hanno.
Band guidata dallo storico chitarrista Morgan Håkansson e che vede alla voce un Mortuus, altezzoso e arrogante come pochi frontmen mi è capitato di vedere, sempre molto pieno di sé e del suo personaggio, pure troppo a mio parere.
Sono quasi le 20 quando i Marduk, uno alla volta, come in una lenta processione, fanno il loro ingresso sul palco dell’Alcatraz di Milano, quasi completamente immersi nel fumo e nel buio più totale.
Nulla da dire sulla prestazione del batterista, Simon Schilling, e del giovane bassista, Simon Wizén, che, per forza di cose, rimangono sempre in una posizione di secondo piano, rispetto a quella dei due, potremmo definirli entrambi, frontmen di questo leggendario gruppo che ha sempre fatto parlare di sé, nel bene e nel male.
Håkansson, nella sua presenza che oserei quasi definire composta sul palco, tira le fila di quello che a tutti gli effetti è da sempre il suo gruppo, avvalorandosi della forte presenza scenica di Mortuus, che con le sue urla infernali ci scaraventa addosso i diabolici pezzi della scaletta.
I Marduk con la solita attitudine intransigente che li contraddistingue da sempre, fanno scivolare via un brano dietro l’altro come nulla fosse, sputandoci addosso continuamente odio e violenza, confermandosi ancora una volta una delle band più brutali e aggressive in sede live del panorama black metal.
Iniziano con la titletrack e termina con l’acclamatissima “The Blond Beast” del grandioso “Frontschwein” (2015), che resta uno dei miei loro album preferiti in assoluto.
Una setlist a mio parere ben studiata, che tocca quasi tutti i loro album principali, passando senza fronzoli, dalla cupa ed atmosferica “Shovel Beats Sceptre” a “On Darkened Wings”, ai blast beats vecchia scuola, di “The Black…”, tratta dall’album di debutto del 1992, “Dark Endless”.
Tra una discesa agli inferi e l’altra, i nostri ci propongono un assalto frontale disarmante, con una carrellata dei loro grandi classici, come l’intricata “Wolves” e “Throne of Rats”, che fanno sussultare le fondamenta del locale tale è il moshpit creatosi nel pubblico.
E siamo ormai in dirittura d’arrivo quando arriva il momento della tanto attesa “Panzer Division Marduk”, brano iconico di questa band, come sempre una garanzia di fredda intransigenza black metal.
I Marduk restano un gruppo solido e compatto sul palco, che pur avendo un atteggiamento distaccato al limite dell’altezzoso con il proprio pubblico, riesce comunque a mantenere un forte e fedele seguito.
Chi li conosce sa cosa aspettarsi da una loro esibizione dal vivo e il devastante massacro di questa sera non lascia adito a dubbi.
I Marduk sono qui per ricordarci come la fiamma nera del metallo arde ancora e non ne vuole sapere di spegnersi.
Lineup
Mortuus – voce
Morgan Håkansson – chitarra
Simon Wizén – basso
Simon Schilling – batteria
Setlist
Frontschwein
Wolves
Throne of Rats
Shovel Beats Sceptre
Cloven Hoof
Sulphur Souls
On Darkened Wings
Infernal Eternal
The Black…
Panzer Division Marduk
The Blond Beast

MAYHEM
Quando senti il nome Mayhem, parole come “iconico”, “leggendario” e “blasfemo” ti vengono subito in mente, rimarcando la notevole longevità della loro influenza nel mondo della musica estrema.
La formazione della band, che include i membri fondatori Necrobutcher e Hellhammer, insieme alla voce e alla presenza scenica di Attila Csihar, attira da sempre immediatamente l’attenzione, non solo degli addetti ai lavori.
Riflettendo sui loro 40 anni di storia, celebrano i meritati trionfi su tribolazioni e tragedie con un’esibizione di rara ferocia, che include molta della loro grande e più nota produzione.
La scaletta è un perfetto equilibrio tra inni old-school e materiale più recente, portando il pubblico in un viaggio attraverso la loro storia tumultuosa e spesso controversa che ancora oggi vive attraverso la loro musica.
Molte le canzoni prese dai primi due album omaggiando Euronymous e Dead con foto e alcuni video originali dell’epoca, accompagnate sempre da un tripudio di applausi. “Buried by Time and Dust”, “Cursed in Eternity”, “From the Dark Past”, da “De Mysteriis Dom Sathanas”, album simbolo per eccellenza del black metal.
I loro grandi classici “Freezing Moon” e “Ancient Skin“, suonano oggi nel 2026 d’impatto come quando furono lanciati decenni fa, il potere della buona musica.
Dall’ultimissima uscita “Liturgy of Death”, già ben assimilata dai fan più accaniti, ci faranno ascoltare “Realm of Endless Misery”, con cui aprono egregiamente il concerto, e “Weep for Nothing”, con cui chiudono in maniera solenne la prima parte dello spettacolo.
Tutta la setlist questa sera è accompagnata da video che ben supportano quello che stiamo ascoltando, andando così ad aumentare il potere emozionale in sede live.
La performance di Attila è molto intensa, quasi teatrale. Pare un’entità a sé stante, con uno stile assolutamente unico, è impossibile distogliere lo sguardo da lui. La sua presenza inquietante e rituale aggiunge una sorta di misticismo ad ogni brano proposto. Vestito con abiti liturgici prima, da metallaro comune poi, passando per le vesti di un generale, si muove sul palco con fare minaccioso, i suoi ringhi gutturali, lo screaming lancinante, le urla sofferte ed angoscianti che riesce a tirar fuori con grande bravura, risuonano tra le mura di questo Alcatraz tracotante energia blasfema. I movimenti apparentemente caotici del suo corpo certamente per lui hanno un senso: non crediate stia scacciando dei demoni invisibili, evidentemente nella sua testa ci sono per davvero, e dopo questi 90 minuti di furioso blast beats, mi ha quasi convinto.
Necrobutcher rimane nel suo per tutta la durata del concerto, le espressioni del viso parlano al posto suo, senza concedersi minimante al pubblico, fa il suo egregio lavoro come sempre.
Stessa cosa dicasi per i due chitarristi, Teloch e Ghul, senza corpse paint e con abiti comuni che personalmente ho poco apprezzato, soprattutto la canotta di Ghul a fine spettacolo, avrebbe potuto evitarla. Credo che in questo genere musicale più di altri ci voglia anche coerenza nello stile sul palco, che ieri ho visto mancare in tutti i musicisti ad eccezione di Attila. Il loro outfit non ha certo influito sull’esecuzione, sbattendoci in faccia riff precisi e violenti al tempo stesso, simili alle sferzate di vento gelido a cui non siamo più abituati, almeno nell’inverno ormai tiepido di Milano.
Nota di merito alla spina dorsale di questo gruppo. L’implacabile batteria di Hellhammer: imponente, fragorosa e precisa, l’ennesima lezione magistrale di come si dovrebbe fare musica estrema a certi livelli.
Lo show dei Mayhem, violento e spietato come era lecito aspettarsi, si conclude con un encore a dir poco iconico. Una spietata sequenza di alcuni dei loro brani più rappresentativi: il primissimo singolo estratto dall’EP omonimo del 1987 “Deathcrush”, “Chainsaw Gutsfuck”, “Carnage” e i colpi mortali di “Pure Fucking Armageddon”. Brani di un’aggressività cruda che hanno entusiasmato definitivamente il pubblico in questo finale perfetto per la serata.
Mentre le note di “Pure Fucking Armageddon” continuano a risuonare nel locale di via Valtellina, lasciando nell’aria un senso di intontimento generale, io ed il mio compagno Luca ci appropinquiamo verso l’uscita e ho solo un pensiero in testa. Come trasmettervi tutta questa magniloquenza estrema in un live report, che spero abbia reso, anche se solo in minima parte, quanto è stato impattante presenziare a questo evento.
Lineup
Attila Csihar – voce
Teloch – chitarra
Ghul – chitarra
Necrobutcher – basso
Hellhammer – batteria
Setlist
Realm of Endless Misery
Buried by Time and Dust
Bad Blood
Life Is a Corpse You Drag
Ancient Skin
Psywar
To Daimonion
View From Nihil
Whore
Freezing Moon (With Dead vocales on tape for first verses)
Chimera
Cursed in Eternity
From the Dark Past
Weep for Nothing
Encore
Silvester Anfang
Deathcrush
Chainsaw Gutsfuck
Carnage
Pure Fucking Armageddon

Conclusioni
La devota riverenza della folla è stata innegabile, tra le mura del locale di via Valtellina questa sera l’aria era intrisa di un’atmosfera inconfondibile, un’energia grezza e primordiale che solo in rari casi è così intensa anche in sede live.
Questo tour non è solo una celebrazione della loro eredità, una testimonianza della loro forte resistenza, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti: la nera fiamma dei Mayhem arde ancora oggi più forte che mai.
Concerto che dimostra ancora una volta il valore di una band che nella lunga carriera è stata oggetto di discussioni e critiche, ma nonostante questo è andata avanti per la sua strada, mantenendosi in forma invidiabile e sempre molto professionali sul palco.
Attila Csihar, Necrobutcher, Hellhammer, Teloch e Ghul, hanno dato una chiara dimostrazione di come suonare e fare black metal, con la loro intrinseca malvagità a farla da padrona.
Così, i Mayhem hanno trasformato un anonimo martedì sera di febbraio in un incredibile spettacolo di disturbante caos e oscurità. La quintessenza del male in musica.
Questa sera il cuore nero del black metal ha battuto all’unisono, l’Italia e la Norvegia non sono mai state così vicine.
Non è stata solo un’altra tappa del “Death Over Europe” tour, ma la riprova che questa leggenda si rifiuta di morire.
Finché ci saranno in giro band come Marduk e Mayhem, con la loro intransigente blasfemia, la nera fiamma del black metal continuerà fieramente ad ardere.
“When it’s cold and when it’s dark, the freezing moon can obsess you… and this dark fog will appear”.
Ci si rivede prestissimo, sempre tra queste righe.
Stay tuned and Stay metal.