Live Report: Megadeth + Anthrax + Black Label Society + Cavalera + Gaerea + Game Over @ Ferrara Summer Festival, 14/06/2026

Live Report: Megadeth + Anthrax + Black Label Society + Cavalera + Gaerea + Game Over @ Ferrara Summer Festival, 14/06/2026
Domenica 14 giugno 2026: una data attesissima da tutta la comunità metallica nazionale, e non solo. I Megadeth di sua maestà Dave Mustaine fanno tappa in Italia, per quella che al momento è l’unica data tricolore del loro tour d’addio. L’appuntamento è a Ferrara, nella suggestiva Piazza Ariostea. Ad accompagnare i Megadeth in questa avventura italica troviamo un bill d’eccezione: Anthrax, Black Label Society, Cavalera Conspiracy, Gaerea e Game Over (qui il nostro photo report, n.d.a.). Nomi rilevanti, che rappresentano alcune delle eccellenze del presente, passato e probabilmente del futuro della musica dura. Noi di Truemetal.it non potevamo certo mancare. Eccovi quindi il resoconto di questa belligerante giornata.

Live report a cura di Marco Donè
Arriviamo a Ferrara attorno alle 13:30 e raggiungiamo Piazza Ariostea a piedi. Giusto il tempo di effettuare i convenevoli in cassa e verso le 14:30 facciamo il nostro ingresso all’area concerti. L’affluenza è già importante, d’altronde sono previste tra le sedicimila e le diciottomila persone, un dato che fa capire la rilevanza della giornata. Sebbene il solleone si faccia sentire, Piazza Ariostea regala ampie zone d’ombra, permettendo ai presenti di trovare riparo. Le zone ristoro sono sparse un po’ ovunque all’interno dell’area, con il chiaro intento di offrire il massimo comfort all’utenza. La Piazza Ariostea è divisa in due: golden pit – l’area sotto il palco – e la parte posto unico – nelle retrovie della piazza. Per chi non la conoscesse, Piazza Ariostea è una sorta di anfiteatro, i cui limiti presentano un’altitudine maggiore rispetto alla parte centrale. E non a caso, è proprio la parte laterale a essere presa d’assalto, sia per l’ombra, sia per la visuale migliore. Come spesso accade in queste occasioni, troviamo un sacco di facce note. Giusto il tempo di consumare una birra e scambiare quattro chiacchiere, che sul palco fanno il loro ingresso i Game Over, la prima band di giornata.
GAME OVER
Alle 15:00, in perfetto orario con il ruolino di marcia, entrano in azione i Game Over. La band emiliana gioca in casa e punta a fare bella figura su un palco così importante. Aggrediscono lo stage con il giusto piglio, sfoggiando impatto e adrenalina. Va però detto che le loro movenze sembrano più da club che da grande palco open air. I cinque thrasher pescano a piene mani dall’ultima fatica “Face the End”, regalando pezzi del calibro di ‘Lust for Blood’, ‘Veil of Insanity’, ‘Grip of Time’ e ‘Neon Breaking Dance’, autentiche bordate di puro thrash old school. I suoni sono migliorabili – comprensibile essendo a inizio giornata – ma permettono comunque al quintetto di avere la giusta botta. Il pubblico supporta la performance con enfasi, dimostrando come i Game Over stiano infiammando la Piazza Ariostea. Ecco, parlando di pubblico, ci permettiamo una piccola nota: sebbene alle 15:00 l’affluenza fosse già importante, la divisione tra posto unico e golden pit ha portato sotto il palco solo una fetta dei metalhead presenti. Un vero peccato. Sia per la band, sia per gli appassionati che incitavano il quintetto ferrarese a distanza. Una nota marginale ma doverosa. I Game Over salutano il Ferrara Summer Festival con la conclusiva ‘Neon Maniacs’ e, alle 15:30, ringraziano i presenti per aver sfidato il caldo pomeridiano e si ritirano nel backstage. Ottimo inizio di giornata.
Setlist:
Lust for Blood
Veil of Insanity
The Cult
Grip of Time
Neck Breaking Dance
Masters of Control
Neon Maniacs
GAEREA
Completato il cambio palco, alle 16:00 sono i portoghesi Gaerea a impossessarsi della scena. La formazione di Porto viene da molti definita come una delle possibili next big thing e l’attesa per la performance odierna è davvero tanta. In particolare se consideriamo il valore di “Loss” – album pubblicato solo pochi mesi fa – con cui i Gaerea hanno attuato un ulteriore passo evolutivo nella loro carriera. E non a caso, la scaletta di giornata verte tutta sull’ultima fatica. I Gaerea si presentano con il loro classico look, curato e incisivo, volto a tenere celate le identità dei singoli. Aggrediscono il palco con efficacia ed esperienza, potendo contare su un frontman eccezionale. La prova di Alpha è davvero superlativa, sia per resa al microfono che per presenza scenica. Il cantante sa inoltre dialogare e coinvolgere il pubblico, che supporta con enfasi il combo portoghese. La luce del sole non è certo alleata dei Gaerea, ma la prova del quintetto è davvero degna di nota. La pecca? I suoni. Forse i peggiori di giornata. E con una proposta così articolata, con ripetuti cambi di atmosfera, dissonanze e passaggi carichi di spessore emotivo, avere dei suoni poco equilibrati è davvero limitante. Canzoni come ‘Nomad’, ‘Phoenix’ o ‘Submerged’, pur riuscendo a coinvolgere il pubblico, non riescono a trasmettere quella sensazione raggelante e disturbante che le caratterizza. I presenti partecipano, cantano i ritornelli, ma i suoni penalizzano fortemente la prova dei Gaerea. E se nonostante questo imprevisto la prestazione di Alpha e compagni si rivela convincente, figuriamoci che risultato avrebbe potuto raggiungere con un mix più mirato. Da rivedere il prima possibile, magari in un contesto più favorevole o in veste di headliner.
Setlist:
LBRNTH
Nomad
Phoenix
Submerged
Hellbound
Luminary
CAVALERA CONSPIRACY
Alle 17:00 in punto arriva uno dei momenti più sentiti della giornata. I Cavalera Conspiracy – la formazione che può vantare la coppia di fratelli più leggendaria della scena metallica internazionale – sono pronti a entrare in azione e radere al suolo qualsiasi cosa. Max e Igor Cavalera sono in tournée per celebrare “Chaos A.D.”, uno dei dischi più rappresentativi della musica dura degli anni Novanta. Il golden pit inizia a riempirsi proprio in vista della prova dei fratelli Cavalera e quando dalle casse dell’impianto parte l’intro pulsante di ‘Refuse/Resist’, il pubblico esplode in un boato. La Piazza Ariostea è stracolma, ma l’affluenza continua ad aumentare, minuto dopo minuto. I suoni migliorano decisamente e la band appare in forma smagliante. La performance è da subito trascinante e la folla risponde con enfasi e clamore. Splendido il battito di mani ritmato con cui i fan scandiscono il tempo nel finale tribale di ‘Refuse/Resist’. Si pesta duro con ‘Slave New World’, che avvia un pogo forsennato nell’area posto unico, quella più distante dal palco. Quando poi Max dal microfono chiama il “jump”, l’intera Ferrara viene avvolta da una nuvola di polvere. Sul palco la band regala tonnellate di adrenalina, sciorinando una dietro l’altra canzoni che hanno fatto la storia della musica a noi cara. Gli appassionati più attempati sembrano quasi ringiovanire. È come se compissero un autentico salto a ritroso nel tempo, vivendo il concerto con un’energia incredibile. Si ha come la sensazione di assaporare un qualcosa di irripetibile, di far parte di un momento che passerà alla storia. Le emozioni sono fortissime. Sul palco, intanto, dietro la batteria Igor è in modalità tritaossa. La sua prova è intensa e devastante. Fa impressione vedere l’altezza da cui fa partire i colpi destinati a pelli e piatti. Max è in formissima, sia alla chitarra che al microfono. Ma è tutta la band a girare alla perfezione, compresi i due ragazzacci – Igor e Travis – che risultano perfettamente calati nella parte. La scenografia dei Cavalera Conspiracy è semplice quanto efficace. Dal grande schermo posto sopra la batteria vengono proiettati dei video a tema con ogni canzone e dalla parte superiore del palco penzola a testa in giù una figura di fattezze umane, avvolta in sudario. Il richiamo alla copertina di “Chaos A.D.” è palese. Anche se, conoscendo gli orientamenti politici dei fratelli Cavalera, l’idea di un collegamento a Piazzale Loreto è inevitabile. Il pubblico è in estasi totale e in completa balia di Max e compagni. In Piazza Ariostea si formano ripetuti crowd surfing, in più parti si genera un pogo furibondo, ci sono ripetuti cori e battiti di mani ritmati. Tutti sono pronti a omaggiare i fratelli Cavalera e “Chaos A.D”. E quando Max invita il pubblico ad alzare le mani al cielo, tutti i presenti seguono la richiesta, regalando un’immagine da brividi. Lo show si avvicina alle battute conclusive con una ‘Biotech Is Godzilla’ che mette a dura prova la tenuta fisica dei fan. Ultimata la canzone, la band si ritira nel backstage per rifiatare e il pubblico continua a cantare il coro “Biotech, Biotech”: semplicemente emozionante. Il quartetto rientra in scena facendo partire una rasoiata intitolata ‘Territory’, il momento che tutti stavano aspettando. Nel ritornello il pubblico sovrasta la band, con Max che canta “War for” e l’Ariostea risponde “Territory”: momento da pelle d’oca. Si continua poi con ‘Symptom of the Universe’, tributo ai Black Sabbath, e la conclusiva ‘Ghost B.C.’. Il pubblico omaggia con clamore i Cavalera Conspiracy, che ricevono il meritato plauso e ringraziano a loro volta i fan. Max, visibilmente emozionato, si avvicina al microfono e saluta tutti con queste parole: “Italia, Cavalera love you”. Sono le 18:00 quando il quartetto brasiliano si ritira nel backstage. Show clamoroso.
Setlist:
Refuse/Resist
Slave New World
Amen
Propaganda
We Who Are Not as Others
Nomad
Kaiowas
Clenched Fist
Biotech Is Godzilla
Encore:
Territory
Symptom of the Universe
Chaos B.C.
BLACK LABEL SOCIETY
Dopo una pausa di circa mezz’ora – necessaria per il cambio palco – alle 18:30 parte l’intro che sancisce l’ingresso in scena dei Black Label Society. Passiamo così da una leggenda all’altra: dai fratelli Cavalera a Zakk Wylde. Sì, perché il mastermind della compagine americana ha ormai raggiunto lo status di leggenda vivente. Il chitarrista è una delle figure più carismatiche dell’attuale scena metallica e può contare su un amore incondizionato di schiere interminabili di fan, in tutto il mondo. I Black Label Society irrompono sul palco sulle note di ‘Funeral Bell’ e conquistano subito il Ferrara Summer Festival. Tutta la scena è incentrata attorno alle movenze del barbuto e lungocrinito chitarrista. Zakk si presenta con il suo classico kilt, questa volta giallo a scacchi neri. Vederlo salire sulla pedana rialzata al centro dello stage e impugnare la chitarra con la sua classica posa è semplicemente spettacolare. Monolitico il muro di amplificatori eretto ai lati della batteria, un dettaglio rétro che dona ulteriore magia alla prova del quartetto americano. Altrettanto funzionale è la fila interminabile di chitarre, che Zakk cambierà ripetutamente tra una canzone e l’altra. Da un palazzo attiguo alla Piazza Ariostea si sono intanto affacciati alcuni componenti degli Anthrax: Joey Belladonna, Charlie Benante e Scott Ian non vogliono perdersi lo show del collega e amico. La scaletta dei Black Label Society punta a dare ampio spazio alla discografia della band, pescando canzoni da quasi tutte le epoche. Sorprende la scelta di proporre un solo brano dal nuovo “Engines of Demolition”, pubblicato pochi mesi fa. Arrivano però classici del calibro di ‘Love Unreal’ e ‘Heart of Darkness’, oltre all’immancabile cover di ‘No More Tears’. I suoni sono efficaci – forse i migliori di giornata – e mettono in risalto la melodia e la pesantezza del chitarrismo di Wylde. Lo show dei Black Label Society è molto chitarristico, con assoli prolungati di Zakk e ripetute jam session con i suoi partners in crime. Il pubblico apprezza e sostiene con calore il proprio beniamino, anche se la reazione è più contenuta rispetto ai Cavalera Conspiracy. Aspetto quasi inevitabile, verrebbe da dire: il caldo non molla la sua presa, un attimo di respiro è necessario. Sul palco, intanto, Zakk continua lo show, regalando assoli su assoli, eseguendone alcuni con la chitarra dietro la testa, come faceva Jimi Hendrix. Ci avviciniamo alle battute conclusive dello show. Dopo un’abrasiva ‘Suicide Messiah’, i Black Label Society salutano il Ferrara Summer Festival con ‘Stillborn’. Ad accompagnare la canzone troviamo una serie di immagini di Ozzy Osbourne, proiettate sul grande schermo alle spalle della band. È l’apoteosi. Sono le 19:30 quando un visibilmente emozionato Zakk Wylde percorre tutto il palco, da sinistra a destra, per salutare ogni singolo fan. Scena da incorniciare.
Setlist:
Whole Lotta Sabbath (intro)
Funeral Bell
Name in Blood
Destroy & Conquer
A Love Unreal
Heart of Darkness
No More Tears
Set You Free
Fire It Up
Suicide Messiah
Stillborn
ANTHRAX
Durante il cambio palco il meteo inizia a farsi minaccioso. Il Sole si appresta a tramontare, il cielo è sereno ma un inquietante venticello inizia a soffiare su Ferrara. Attorno alle 19:55 dalle casse dell’impianto parte ‘The Number of the Beast’, il primo intro scelto dagli Anthrax per questa tournée. Un’ignara e ormai stracolma Piazza Ariostea canta a squarciagola la canzone, per poi lasciarsi trasportare da ‘I Can’t Turn You Loose’. Ed è proprio in questo momento che il meteo di Ferrara cambia improvvisamente. Sì, perché entra in scena un uragano di nome Anthrax. La formazione americana apre le danze con una ‘Among the Living’ letteralmente assassina. Scott Ian e compagni appaiono in uno stato di forma strepitoso. La carica con cui aggrediscono il palco genera subito il delirio: è impossibile stare fermi. L’intero Ferrara Summer Festival canta la canzone a squarciagola, a partire da quel “Disease! Disease! Spreading the Disease” urlato con un’intensità assurda. Partono subito i crowd surfing e in vari punti della piazza il pogo è già legge. E se come secondo pezzo spari una certa ‘Got the Time’, hai già vinto a mani basse. Il pubblico è letteralmente fuori di sé. Gli Anthrax hanno capito che la serata è destinata a finire nelle pagine della loro storia recente e mettono a ferro e fuoco il palco con ancora maggiore enfasi. E la cosa più bella è che lo fanno divertendosi, tra loro e con il pubblico. La scaletta, poi, è un susseguirsi di classici immortali. Arriva quindi ‘Madhouse’, introdotta da un piccolo estratto di ‘The Reaper’, dei Judas Priest. Il ritornello è tutto del pubblico, tanto che la band si ferma a più riprese, lasciando che sia la folla a intonare “It’s a Madhouse”. L’effetto è incredibile, e il boato dei presenti diventa di volta in volta sempre più forte. Ma non c’è tempo per rifiatare. Subito dopo è il turno di ‘Caught in a Mosh’, con un Belladonna mattatore assoluto, capace di aizzare il pubblico come pochi altri. Ma è tutta la band a girare alla perfezione. Benante è un’autentica macchina da guerra e Ian mette in bella mostra quella manina destra che macina riff su riff. Bello non sta fermo un attimo e tiene la scena con una fisicità sopra le righe. Donais mette a dura prova la folta chioma e i suoi assoli sono di un’eleganza sopraffina. Prestazione magistrale, con una risposta clamorosa della folla. Dopo ‘Caught in a Mosh’, Scott Ian si impossessa del microfono e dice ai fan di voler porre una domanda stupida: “A quanti dei presenti piace il thrash metal?”. Il boato in risposta è l’intro per una ‘Metal Thrashing Mad’ spezza collo. Non c’è un attimo di respiro. Arriva ‘Keep It in the Family’, che sa come far muovere gli appassionati. Subito dopo prende la parola Scott Ian, che annuncia il nuovo album, la cui uscita è prevista in settembre. Per l’occasione propongono il singolo apripista, ‘It’s for the Kids’, che fa la sua bella figura e fa ben sperare in previsione del nuovo disco. Subito dopo arriva un altro classico, quella ‘Antisocial’ che trasforma la Piazza Ariostea in un raduno di pazzi scatenati. L’atmosfera è festosa, gioiosa, con un pubblico che in più di qualche frangente sovrasta la band nell’intonare il ritornello. Siamo ormai alle battute conclusive dello show. Gli Anthrax decidono di scagliare il colpo di grazia. Lasciano partire una ‘Indians’ suonata con un tiro pazzesco e quando arriva il fatidico momento della wardance, gli Anthrax bloccano lo show: la folla non si sta muovendo a sufficienza. Iniziano a interrogarsi se qualcuno di loro sappia parlare italiano. Prende la parola Scott Ian, che in inglese invita l’intera Ferrara a muoversi, è una festa, bisogna divertirsi. Riprendono ‘Indians’ e il pubblico è un autentico girone infernale, con circle pit a ripetizione. Belladonna indossa il copricapo da guerra, usato dagli Indiani. Siamo arrivati alla fine dello show. La Piazza Ariostea è fuori di sé e sfodera il coro “Anthrax Anthrax”, con la band che lancia una valanga di plettri ai fan. Belladonna prende il microfono e annuncia di voler dire ancora una cosa. Saluta i presenti intonando ‘Long Live Rock ’n’ Roll’, facendo partire l’outro della serata. Rimane un po’ in scena, cantando assieme al pubblico il ritornello. Show pazzesco. Gli Anthrax hanno spazzato via tutto e tutti. Molti metalhead si dirigono alle zone ristoro in un bagno di sudore: dettaglio che rende l’idea dell’intensità della performance. Un’ora di spettacolo, un’ora di pestaggio sonoro.
Setlist:
The Number of the Beast (intro 1)
I Can’t Turn You Loose (intro 2)
Among the Living
Got the Time
Madhouse
Caught in a Mosh
Metal Thrashing Mad
Keep It in the Family
It’s for the Kids
Antisocial
Indians
Long Live Rock ‘n’ Roll (outro)
MEGADETH
Ci stiamo avvicinando al momento clou della serata. L’attesa è spasmodica e tra il pubblico adrenalina e tensione sono palesi. Verso le 21:30 le luci si spengono e la Piazza Ariostea viene avvolta dall’oscurità, facendo esplodere il boato del pubblico. Sul palco compare Dave Mustaine, che dà inizio alle danze lanciando il riff di ‘Tipping Point’. Subito dopo è tutta la band a irrompere in scena, dando libero sfogo alla violenza del pezzo. Dal punto di vista strumentale i Megadeth sono davvero in forma, con Dirk Verbeuren semplicemente stratosferico. Dave evidenzia invece alcuni limiti vocali. Siamo tutti consci dei suoi trascorsi e dei suoi problemi, questo è il massimo che può dare e noi lo apprezziamo. I Megadeth tengono il palco con grande esperienza, con mosse studiate in ogni dettaglio. Lo show è dinamico e rappresenta alla perfezione lo spirito della band. Quello che invece non funziona sono i suoni. Manca volume e il mix lascia alquanto a desiderare. Poco importa: il pubblico è in totale venerazione nei confronti di Mustaine. Il chitarrista sembra ormai aver assunto un ruolo di semidivinità, vista l’intensità con cui i fan lo omaggiano e lo acclamano. Finita ‘Tipping Point’ non c’è un attimo di respiro, si prosegue l’assalto con ‘Hangar 18’, forse uno dei pezzi più rappresentativi di Mustaine e compagni. L’assolo è spettacolare, e i duetti tra Dave e Teemu Mäntysaari lasciano la folla esterrefatta. Il pubblico è letteralmente fuori di sé: canta il riff iniziale, canta il testo assieme a Dave e durante l’assolo lascia esplodere il classico coro “Megadeth”: poesia. Peccato per i suoni che limitano, e molto, la resa dei pezzi. La scaletta della serata è di quelle che non si scordano. Ci sono un sacco di classici, pescati soprattutto da “Rust in Peace” e “Countdown to Extinction”. I due album possono infatti vantare la presenza di quattro canzoni a testa. Sorprende la scelta di non proporre nemmeno un pezzo da “Youthanasia”, ma i classici proposti sono davvero tanti. Ecco infatti arrivare ‘This Was My Life’, ‘Dread and the Fugitive Mind’ e l’implacabile ‘Take No Prisoners’. La folla è caldissima: canta i pezzi, accompagna la band con battiti di mani ritmati e nei momenti di pausa si possono sentire svariati “Grazie, Dave!” urlati da ogni angolo della piazza. Attorno a noi c’è chi è talmente emozionato da avere le lacrime agli occhi. L’affetto per Mustaine è illimitato. La prova dei Megadeth continua con ‘Angry Again’, accolta con trasporto dalla Piazza Ariostea, e l’immancabile ‘She Wolf’, cantata a gran voce da tutto il Ferrara Summer Festival. Dave è costretto a prendersi delle pause durante la performance, e in più di qualche occasione i Megadeth si ritirano nel backstage tra un pezzo e l’altro. Un aspetto che, sommato ai suoni ancora da sistemare, fa perdere un po’ di incisività alla prova. E parlando dei suoni, oltre al coro “Megadeth, Megadeth”, in alcuni frangenti il pubblico urla “Volume, Volume”. Un particolare che evidenzia le difficoltà dei fonici a trovare il giusto settaggio. Entriamo ormai nella seconda parte dello show. Mustaine ritorna in scena percorrendo tutto il palco, da sinistra a destra. Si impossessa del microfono e, per la gioia dei fan, annuncia di essersi definitivamente trasferito in Italia. Chiede poi quanti chitarristi siano presenti in platea. Si alzano una marea di mani e Dave dedica loro ‘Let There Be Shred’.
I suoni iniziano a migliorare e, inoltre, escono dalle casse con maggior potenza. La prestazione aumenta d’impatto e i pezzi guadagnano in tiro. Sul palco compare anche Vic Rattlehead, in completo bianco, regalando emozioni su emozioni. Compiamo un autentico salto nel passato con ‘Mechanix’ e la successiva ‘Ride the Lightning’, il cui ritornello viene cantato dall’intera Ferrara. Era da anni che ‘Ride the Lightning’ non veniva suonata con tale impeto e precisione. Chi ha orecchi per intendere ha inteso. Ci stiamo avvicinando alle battute conclusive dello show e i Megadeth ci regalano uno dei momenti più sentiti. Arrivano infatti l’immortale “Tornado of Souls” – acclamata a gran voce dal pubblico e in cui spicca l’assolo di Mäntysaari – la bellissima ‘Countdown To Extinction’ – cantata all’unisono dalla folla e Dave – e l’immortale ‘Peace Sells’, il cui ritornello scatena i presenti. A fine canzone i Megadeth rientrano nel backstage, con i fan che ancora intonano il coro “Peace sells, but who’s buying?”. La band ritorna sul palco e sfodera l’ennesima hit immortale: “Symphony of Destruction”. Il Ferrara Summer Festival accoglie il brano con un boato e lascia partire il coro “Megadeth, Megadeth” nel riff portante, per poi cantare il ritornello assieme a Dave. Siamo arrivati all’ultimo pezzo, che Mustaine presenta definendolo uno dei suoi preferiti. Lo show si chiude con il perfetto biglietto da visita dei Megadeth: ‘Holy Wars… The Punishment Due’. La folla dà il via al massacro finale, su uno dei brani più iconici mai composti da Mustaine. Vic Rattlehead fa nuovamente capolino, questa volta in completo nero e valigetta, fermandosi a fianco di Mustaine. Subito dopo l’assolo il quartetto solleva il piede dall’acceleratore, permettendo a Dave di presentare e omaggiare i suoi compagni d’arme, acclamati dalla folla. Completate le presentazioni, il chitarrista viene raggiunto da James Lomenzo e Mäntysaari per riprendere e completare il brano. Chiusura magistrale di un live che ha zoppicato nella sua parte iniziale – a causa di suoni migliorabili – ma che i Megadeth hanno saputo recuperare. I grandi nomi sanno fare anche questo. Il pubblico intona l’ennesimo coro “Megadeth, Megadeth”, con la band pronta a lanciare plettri e bacchette alle prime file. Il quartetto si posiziona poi al limite del palco e ringrazia con un inchino il Ferrara Summer Festival, ricevendo il meritato plauso. Dave dona i polsini alla platea, dimostrando un amore incondizionato verso i propri fan. È l’ultimo a uscire dal palco, godendosi l’applauso. Lascia la chitarra appoggiata alla batteria, illuminata dai fari e proiettata sui grandi schermi. Il messaggio di addio è inequivocabile. Noi possiamo solo rendergli tributo e ringraziarlo per i capolavori scritti, i riff folli e malsani che hanno caratterizzato le sue composizioni e per le tonnellate di musica dura che ci ha regalato durante tutta la sua carriera. Grazie, Dave. Verremo a trovarti in cantina, a bere un buon Verdicchio. Sono le 23:00 quando MegaDave rientra nel backstage, accompagnato dalle note di ‘My Way’ – nella versione interpretata da Sid Vicious – mettendo la parola fine alla serata. Emozionante.
Setlist:
Tipping Point
Hangar 18
This Was My Life
Dread and the Fugitive Mind
Take No Prisoners
Angry Again
I Don’t Care
She-Wolf
Sweating Bullets
Let There Be Shred
Mechanix
Ride the Lightning
Tornado of Souls
Countdown to Extinction
Peace Sells
Symphony of Destruction
Holy Wars… The Punishment Due
My Way – Sid Vicious version (outro)
CONCLUSIONI
Giornata destinata a finire negli annali della musica dura, quella vissuta al Ferrara Summer Festival. Sul palco si sono alternate sei band che hanno offerto show di qualità altissima. Abbiamo respirato l’adrenalina trasmessa da formazioni che rappresentano la storia del metallo pesante. Nomi del calibro di Megadeth, Anthrax, Black Label Society e Cavalera Conspiracy. Abbiamo saggiato le doti di una delle possibili next big thing: i Gaerea. I Game Over hanno dimostrato di essere una delle band più interessanti del panorama underground italiano. Il Ferrara Summer Festival è ormai sinonimo di qualità. Se proprio volessimo trovare un neo alla giornata, dovremmo citare i suoni, che non sempre sono stati allineati al valore offerto sul palco. Per situazioni del genere, una volta si diceva: “il bello della diretta”. L’aspetto più importante, però, è il fatto di aver potuto vivere l’addio alle scene di Dave Mustaine. Il calore con cui è stato omaggiato, supportato e salutato dai fan italiani descrive alla perfezione l’importanza artistica di uno dei geni più prolifici dell’universo metal. Lui ha deciso di salutarci. La sua musica resterà per sempre. Gloria a te, Dave Mustaine.
Marco Donè